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OPERA IN TV, come?
Martedì 08 Giugno 2010 06:42
Da   "La  Stampa" ,7/6/2010
Clerici all'Arena
che guai se la tivù si mette all'opera
Antonella Clerici
 
Il telekitsch non è opera

di ALBERTO MATTIOLI


Se la tivù si mette all’opera sono guai: per esempio, Antonella Clerici che racconta Carmen come se fosse l’ultimo numero di Chi.

Poi ci becchiamo l’immancabile balletto spagnolo modello «welcome to Siviglia», Carmen che canta metà Habanera ai toreri, segno che «gli autori» non conoscono nemmeno la trama dell’opera, la «pira» del Trovatore fra le alabarde, Lucio Dalla che biascica Caruso con il mezzosoprano pop Katherine Jenkins, Gianni Morandi che intona Tu che m’hai preso il cuor, i «tre tenorini» che straziano la Mattinata di Leoncavallo, il comunicato in sindacalese dei lavoratori minacciati dai tagli.

Insomma, Nightmare all’opera. Secondo Raiuno, servizio pubblico, canone da pagare per legge, «la più grande industria culturale del Paese», che infatti si vede com’è messo, è così che si porta «la gente» all’opera. Curioso. Non ce n’è bisogno, ma se io volessi portare la gente al calcio, trasmetterei una partita giocata da grandi campioni, non un calcetto affidato a dei dilettanti e anche piuttosto allo sbaraglio. E il discorso su Arena di Verona 2010 - Lo spettacolo sta per iniziare, il programma d’arte varia e anche un po’ avariata trasmesso ieri sera in prima serata su Raiuno potrebbe anche finire qui.

Invece l’infelice zibaldone merita forse una riflessione. Intanto per dire che sbagliano i melomani puri e duri, quelli per cui la televisione è un nemico a prescindere, come del resto ogni manifestazione della modernità, sempre vista come un pericolo e mai come un’opportunità. Invece Internet, il dvd, i voli low cost, il satellite hanno rivoluzionato anche l’opera. E la tivù potrebbe essere un alleato prezioso, come del resto dimostra Fazio quando ospita Barenboim, Abbado & Co.

Ma poi sbaglia anche chi il melodramma lo fa come in Italia e com’è stato pubblicizzato ieri, se è solo memoria, polvere, reperto, madeleine nel salotto di nonna Speranza fra Loreto impagliato e il busto di Zeffirelli. Nel resto del mondo civilizzato, l’opera è, molto semplicemente, una delle tante espressioni del presente. Anche e soprattutto quando ripropone i capolavori del passato. Dove Butterfly è un capolavoro perché racconta una storia violenta, sconvolgente e moderna di turismo sessuale, non perché fa venire «un groppo in gola» alla Clerici. «È stato così bello, ho pianto tanto», dicevano le nonne.

Fra la minoranza di chi va all’opera per rivedere e risentire quello che ha sempre visto e sentito e la stragrande maggioranza di chi non ci va perché è uno spettacolo difficile, costoso e magari bisogna pure mettersi la cravatta, in questa terra di nessuno capita che proliferino le serate come questa, la Tosca di Dalla, «la lirica» portata nei talent show, Gino Paoli (perfino lui) che ieri sera cantava Puccini al Tg1, e vi potete immaginare come, Bocelli e i suoi replicanti, insomma i figli di un do minore e i nipotini di Pavarotti e dei suoi Friends. Il kitsch non nasce a caso: alla base, c’è la sensazione, magari inconsapevole, che quelle parole, quelle note, quei capolavori, insomma quelle che Bruno Barilli chiamava «le icone dei padri», che poi sono i nostri padri, abbiano ancora un potere di seduzione. Chi li ama dovrebbe riscoprirli, chi non li ama scoprirli. Ieri non è successa né una cosa né l’altra.

 

Commento  di  Enrico  Stinchelli:

Ho letto con attenzione l'articolo di Mattioli e non sono d'accordo con vari assunti.
Intanto l'Opera non è il Calcio, quindi è inutile sperare di fare audience con una partita in cui si esibiscano "campioni", come dice Mattioli: Totti è famoso, la Netrebko no. E poi chi sarebbero sti' campioni? Un conto è la Callas, un conto è appunto la Netrebko.
Poi si critica lo spettacolo kitsch messo in piedi dalla Tv: kitsch lo è, senz'altro. Ma è uno spettacolo come OGGI piace in Tv. Possiamo aggiungere "purtroppo" , ma non concludiamo nulla.
Non mi piace poi il solito attacco a Zeffirelli...basta,che noia...cambiamo musica. Grazie  a Zeffirelli l'Arena  di  Verona  può  contare  , in piena  crisi  dell'Opera,  su  una  buona prevendita  e  su  spettacoli  di  sicuro affidamento.  All'amico Mattioli  non piace il Trovatore  "con le alabarde"   come  al  95%  dei  normali  frequentatori  di teatro, i cosiddetti melomani  che  viaggiano  tra  l'annoiato e il radical-chic. Ma  il  Trovatore  E'  con le  alabarde  e  sono almeno  trent'anni che   l'Europa  viene ammorbata  da  Trovatori  senza  alabarde ma con frigoriferi, suore  indemoniate, tazze  del  cesso in bella vista, nazisti  e  tutto  quel  corredo  di  orrori  che  faranno pur  piacere a  qualche  melomane, ma  allontanano  il nuovo  pubblico,  quello che crede  ancora  alle favole.

Il  Trovatore  di  Zeffirelli  all'Arena  è, per  esempio, uno spettacolo  visivamente straordinario.

trovatore_zeff


Una replica di Nicola Martinucci  (tenore):

"Mi spiace Enrico, ma non sono d'accordo ,e mi meraviglio che un esperto come te,dica che lo spettacolo di ieri sera è stato buono. innanzitutto con quella amplificazione pazzesca, poteva cantare chiunque; i miei colleghi artisti lirici, eccetto la Nizza, sono stati mediocri. Berti in particolare,con un microfono amplificato ..ha cantato un "Nessun dorma" da scolaretto, con Si naturale al limite della stecca. Stendiamo un velo pietoso sul resto dei cantanti lirici e di musica leggera, bambini compresi.
Giustamente i ragazzi non hanno voglia di studiare, tanto se canta questa gente qui in Arena, ognuno si sente giustamente pronto a tentare una carriera senza adeguata preparazione.
Per non parlare della patetica Ave Maria di quella lì.
Se poi per spettacolo si intende fare un minestrone di tutto quello che capita, allora hai ragione nel dire che lo spettacolo c'era. Ma non in ARENA!!!!
Poi attendo comunque Berti nell' Otello, e che Otello!!!
Siamo nella follia completa,oramai non distinguiamo più nulla, siamo diventati piatti, appludiamo sempre e comunque, ci va sempre tutto bene".

 

Risponde    Enrico  Stinchelli:

 

Caro Nicola,

una  prima serata  su RaiUno  dedicata all'Opera  è  una rarità , diciamo  pure  quasi una casualità. Da  anni a  questa  parte  abbiamo assistito alla  progressiva  sparizione dell'Opera  dal teleschermo. Io non credo che sia  un atteggiamento  giusto arroccarci  nella  nostra  turris  eburnea e    scagliare anatemi, solo  perché  vi è  stata  l'ovvia, scontatissima  concessione alle  "gag"  nazional-popolari. Nell'Era  del Grande Fratello, dell'Isola dei Famosi  e  di "Amici"  è  davvero  il minimo  che vi sia  un balletto bruttarello, che vi siano i microfoni, che vi siano bambini  strani  che cantano, che vi siano Dalla  Morandi e Renga, che vi sia  la  vincitrice  del talent  show  come  "monstrum"  da esibire  e  sbattere in prima  pagina.

E'  il fio  da  pagare  per  avere, dall'altra  parte, l'immagine di un'Arena  luminosissima, gremita, festosa  e  - incredibile!-  tanti  e tanti minuti  dedicati alla Carmen, all'Aida,  al  Trovatore, alla Madama Butterfly alla Turandot. A  me, di questi tempi, pare  una sorta di miracolo.

Berti. Otello non so, aspettiamo che lo  canti almeno  (anche se, sono d'accordo con te,  non mi pare adatto). Però  è  un tenore  sicuro, solido, non ha certo  bisogno di microfoni perché di voce ne ha fin troppa. Ha  avuto un piccolo incidente  sul  Si naturale di  'Nessun dorma'  (anche in questo  caso  non mi pare Calaf  il suo personaggio  d'elezione), ma  ha  cantato  parecchio  e  non è  facile  con i tempi  televisivi. Non mi è  parso  così  scandaloso, affatto.

La  Nizza  è  stata, anche per  me, l'assoluta trionfatrice  della  serata  e con il suo finale  di Butterfly  ti pagavi ampiamente  il  biglietto.

Se  solo  uno  dei telespettatori amerà  l'Opera  grazie a  questo spettacolo  sarà  un successo; i melomani, come  noi, non  fanno  testo. Siamo brontoloni  per  natura.


 
TADDEIDE n.1 aneddoti e retroscena inediti
Sabato 05 Giugno 2010 10:37

taddei Il  libro scritto da  Peter  Launek,purtroppo

non ancora  pubblicato in italiano da  alcuna  casa editrice. Ricordo che  Taddei  è  nato a  Genova  e ha sempre

avuto cittadinanza, passaporto  e  ogni  cosa in Italia.

 

 

 

Ora che al dolore per la scomparsa di Giuseppe Taddei iniziano ad affiancarsi, anzi affastellarsi, i ricordi, voglio condividerne alcuni, per tratteggiare la figura di un artista straordinario e forse per scrutare da vicino i segreti, i bagliori vividi di un'anima speciale, privilegiata, aliena.

 

 

Che vegnan tuni, lampi e gragnoa... taddei2_2

 

Firenze, 1988. Dopo un periodo di studio con Taddei (che avevo conosciuto a Vienna poco tempo prima in  una memorabile serie di “Elisir d'amore” e “Otello” ) finalmente il primo concerto insieme, organizzato dagli Amici della Musica della città del Giglio, capitanati allora da Vincenzo R.Bisogni e da Gianni Vitali, oggi in forze presso il Maggio Musicale Fiorentino.

Inutile dire che me la facevo sotto (come quasi sempre me la son fatta sotto, nonostante la mia apparente tranquillità: ... balle!) . Un intero concerto lirico con Taddei a fianco, una discesa nella fossa dei leoni, un misto tra un sogno e un incubo. In albergo eravamo in due stanze attigue: io mi ammazzavo di vocalizzi, come tutti quelli terrorizzati dalle proprie insicurezze (tecniche, essenzialmente) , lui ascoltava tranquillo la Tv e dormicchiava davanti al video, come intuivo da qualche sporadico e baritonalissimo “Ronf!Ronf!” . A un certo punto sento un poderoso :” EHHHI!!!! CARABINIERIIII!”. Dio mio, era lui!? Cosa stava succedendo??? Corro davanti alla sua porta, busso: “Peppino? Tutto a posto? Che succede?”. E lui:” Ma no, non ti preoccupare! Era un vocalizzo!”. Poi si affaccia, in canottiera, e mi fa: “Ma quanti vocalizzi fai? Guarda che ti va via la voce! Io lo dissi subito alla mia maestra....Non mi faccia fare troppi vocalizzi...e imparai da un tenore mio amico, all'Opera di Roma (quando vinse il Concorso nel 1935) a farne uno solo “Ehi!Carabinieri!”...la voce va subito a posto”.

Quanto aveva ragione: non servono i vocalizzi se non sono sul fiato e in posizione giusta, ti ammazzi e basta.

Usciamo dall'Hotel per una passeggiata. Pioviccicava. Io, con le tipiche fisime tenorili, mi avvolgo in una sciarpona e apro l'ombrello, lui invece con il solo berretto da marinaio e il collo aperto. “Ma togliti quella sciarpa, vedrai che ti viene più voce!” , mi fa ridacchiando. Io: “Ma Peppino...piove!”....e lui in dialetto genovese (scusate amici genovesi ma non so scriverlo bene, vado a memoria: “Che vegnan tuni, lampi e gragnoa...belin dentu e bale foa!”. Non traduco: lo capite tutti, vero?

 

I suoi colleghi  Giuseppe_Taddei_during_the_Masterclass

 

Con quel carattere bonaccione e solare era ovviamente amico di tutti e non parlava mai male di nessuno. Persino di Bechi, grande rivale e da buon fiorentino piuttosto maligno e acidognolo : “Non son miHa tutte rose!” disse a Taddei mostrandogli l'unica critica negativa al suo Barbiere eseguito a Lisbona (critica scritta, tra l'altro, da un intimo amico di Bechi!!!). Bechi gli soffiò il famoso Falstaff con De Sabata a Londra (un fiasco) ma Taddei si limitava dire di lui “ Era un Falstaff sardonico”. Un po' più cattivello con Gobbi, l'altro grande rivale, adorato dalla Emi e molto appoggiato in alto loco: “ Quando Mario (Del Monaco) udiva Gobbi vocalizzare in camerino, mi chiamava ...Vieni Peppino, ti faccio ascoltare il lupo!”.

Taddei adorava Gigli. Credo ne sia rimasto folgorato fin dal suo esordio, in Lohengrin.

Ero a casa del maestro Serafin, si aprì la porta, entrò Gigli. Parlava con la sua vocina flebile, da bambino....aveva paura ad attaccare 'Mercé, mercé cigno gentil'....si umettava le labbra , chiudeva gli occhi e poi emetteva quei suoi suoni celestiali, meravigliosi.” Taddei era fantastico nell'imitare Gigli e sono sicuro che abbia imparato a usare così bene la mezzavoce e i falsettoni proprio imitando Gigli.

Certo, che ognuno imita i propri modelli: penso a chi si dovrebbe “imitare” oggi e con quali risultati!!!

 

Peppino Taddei e sua moglie Mimmi 

 

Qui arriviamo a duetti memorabili. La moglie di Taddei, Mimmi, è stata l'unica donna a saperlo tenere in riga, un personaggio formidabile. Intanto una romana verace, del tipo Anna Magnani per intenderci, con la battuta sempre pronta e taglientema fondamentalmente buona come il pane . Taddei la conobbe nella pensione in cui viveva durante il periodo del Concorso all'Opera di Roma, prima del suo debutto, era la figlia della signora che affittava le camere agli studenti. Peppino non aveva il fisico del gran seduttore ma aveva il CARISMA del grande seduttore, ed è quello che conta alla fin fine. Posso dire che è stato sempre un incredibile donnaiolo, circondato da donne bellissime che cadevano ai suoi piedi come pere cotte.

Mimmi raccontava sempre il debutto del suo 'fidanzatino' (aveva 20 anni quando cantò Lohengrin con Gigli all'Opera) lo faceva con quella parlata tipica: “Me dava 'r cordojio co' sto' debbutto...n'ansia.....Io me presentai all'Opera tutta 'n ghingheri, tremavo da'a paura, me dicevo...Chissà che succede stasera? Farà na' carriera? O' buttano fuori?...Boh....Intanto tremavo seduta 'n poltrona. Poi...s'alza 'r sipario, e ...tiè!...eccotelo lì con la sua armatura, l'elmo, la lancia e quer vocione, co' na' faccia tosta....E io me so detta: A SCEMA CHE SEI!!!”.

Vienna Taddei era un mito, aveva la stessa popolarità di Francesco Giuseppe e della Sacher Torte! Mimmi mi raccontò di una volta che volle fargli una sorpresa. Era rimasta a Roma e Peppino aveva una Prima importante alla Staatsoper: “Mimmi, mi lasci qui solo....” , piagnucolava lui al telefono.Così Mimmi, cuore d'oro, senza dirgli niente prese l'aereo e si presentò in teatro. Attese la fine della rappresentazione e si piazzò dietro le quinte, durante gli applausi, schiacciata contro un muro. Taddei , tenendo a braccetto due magnifiche biondine, le passò davanti e SENZA RICONOSCERLA (si vede che era molto 'preso' !!!!) le disse: “Signorina, vuole un autografo?”.La risposta, alla Anna Magnani, di Mimmi fu: “Ma va a morì ammazzato!”.

A casa, se si accendeva una discussione animata, Taddei- non potendone più- afferrava un piatto , se lo metteva in testa tipo cappello da mandarino cinese, poi arrotolava il tovagliolo e lo piazzava tra il suo naso e la bocca, tipo baffoni. Era così buffo...che Mimmi smetteva di arrabbiarsi e diceva: “Tié...o' vedi? E come fai a litigà co' sto' pagliaccio!”.

Una frase ripeteva sempre, ogni volta che tornavamo da un concerto o da una lezione:”Aoh..ma nun te sei stufato?! , e lui :”No! Se smetto di cantare...sono un uomo finito!”. A quel punto nessuno diceva più nulla, lo diceva con una serietà assoluta, impressionante.

 

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ADDIO GRANDE TADDEI!
Mercoledì 02 Giugno 2010 21:25

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Giuseppe Taddei  (Genova, 1916- Roma, 2010)

 

Scompare  con Taddei  uno  dei  più grandi  artisti  della   storia  dell'Opera. l'ultimo  erede  di una tradizione  gloriosa  e  d'un modo  di  VIVERE  il   teatro  di  cui  non si  ha oggi  piu  traccia.

 

 

 

 

 

 

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Ho avuto l'onore di condividere con Giuseppe Taddei tante ore straordinarie, tanti momenti indimenticabili, un'infinità di episodi , battute, situazioni che rendono una vita degna di essere vissuta.

Taddei è stato un artista straordinario, sotto moltissimi aspetti. La voce unica e preziosa per il timbro scuro e vellutato, di magnifico smalto, ampia e cordiale, unita idealmente a un'anima e a un cuore che non vedono molti termini di paragone possibili, sicuramente senza eguali tra i diecimila artisti che ho conosciuto.

Buono e generoso, affettuoso come persona e straordinario battutista, dalla memoria prodigiosa , con la caratteristica tutta sua di parlare al singolare di colleghi scomparsi da molto tempo: “Beniamino (Gigli) canta con quella mezzavoce così suadente...” , “La Callas non è una tigre come dicono, è molto simpatica e alla mano”, un modo così cordiale da far rivivere la memoria di questi 'immortali' e capace di emozionare ogni volta. L'Opera per Giuseppe Taddei è stato un modus vivendi, quasi fuori dalla realtà: ha cantato sempre, da quando è nato a quando è scomparso . Il baritono dei grandi numeri: quasi 70 anni di carriera, dal debutto come Araldo nel “Lohengrin” all'Opera di Roma nel 1936 fino al suo ultimo Dulcamara a Tokyo, passata la soglia del 2000.

 

Ho avuto il privilegio immenso di poter organizzare con lui e per lui alcune storiche performances alla Rai e in altri siti: “Falstaff”, “Tosca”, “Gianni Schicchi” , le SUE opere. A 80 e passa anni suonati Taddei era capace di strabiliare, per la potenza del suono, la qualità vocale, la quantità incredibile di 'colori' , la verve scenica, il fraseggio,la  dizione scandita,  la potenza creativa dei suoi personaggi.

Il teatro del suo cuore era la Staatsoper di Vienna. Sfuggito alla morte nei campi di concentramento nazisti (grazie al suo canto: un colonnello tedesco melomane gli aveva salvato la vita in cambio di varie cavatine di Figaro e altre arie a piacimento), Taddei era stato accolto dall'Austria come un beniamino, grazie all'entusiasmo di Herbert Von Karajan che lo aveva ascoltato casualmente come Figaro nelle “Nozze” mozartiane. Con Vienna e con Karajan nacque una fantastica amicizia, che produsse almeno tre cofanetti storici: “Pagliacci”, “Tosca”, “Falstaff”. Proviamo a riascoltare la forza tellurica del Te Deum con Karajan, il Prologo così vero e umano (l'attacco “Un nido di memorie” ineguagliato) , il monologo del Taverniere nel “Falstaff” (Taddei mi raccontava che Karajan smetteva di dirigere e si limitava ad ascoltare, con gli occhi lucidi).

 

Taddei sapeva  divertire  e  far  commuovere, ti inchiodava alla sedia in Tabarro, in Rigoletto, nel Macbeth, in Traviata, nello stesso Falstaff, che non era mai volgare ma grandioso nella sua totale umanità.

Ha cantato  con tutti i  più  grandi  cantanti  d'Opera del  secolo: da  Gigli  a Schipa, Lauri  Volpi, Pertile, la  Callas, la  Tebaldi, la  Carteri, arrivando  a  Corelli, Bergonzi, Tucker, Bjoerling,Pavarotti, Domingo, Carreras, Freni,Dimitrova, Scotto, Devìa , Anderson. Esiste  da  poco  un bellissimo  libro scritto  da Peter  Launek, marito  della  figlia Marina, in cui  il  ritratto artistico  e  umano di  Taddei  esce  a tutto  tondo  e  con eccezionali  documenti  su  una  vita  e  una  carriera  senza  eguali.

taddei

Una volta, a casa del maestro Marco Boemi (presso il quale Taddei amava ripassare, studiare e dare gratuitamente lezione a tanti , tanti allievi) prima di andar via, già indossato cappotto e berretto, si girò e disse: “Mi è venuta voglia di cantare Nulla, silenzio dal Tabarro....” . Taddei, ottantenne e passa, attaccò l'aria di Michele e già dopo le prime battute ERA il personaggio. Sedeva davanti a me, potevo vedere i suoi occhi iniettati di sangue, la sua maschera di dolore...”Sei tu! Tu!” , boati emozionanti e terrificanti, fino a un sol acuto che credo stìa ancora girando in quella stanza. Tutti noi eravamo pietrificati, qualcuno piangeva dall'emozione. Passarono alcuni interminabili secondi, poi Taddei stesso per rompere la tensione disse bonariamente:”Però....il sol c'è ancora!” .

Un repertorio smisurato, oltre 200 ruoli diversi (credo 240 ) , quasi 10.000 recite, un numero pauroso di concerti eseguiti ovunque, in tutto il mondo.

Ricordava con particolare gioia lo Chénier con De Sabata alla Scala, la Traviata con la Callas a Mexico City e quell'Aida in cui la grande Maria lanciò il mi bemolle nel II atto. Amava molto il ruolo di Don Giovanni, che aveva inciso ma mai cantato in teatro per via del suo fisico, tozzo e tarchiato, poco adatto al ruolo del grande seduttore. Mozart fu un vessillo per la sua vocalità morbida e la sua musicalità perfetta: Guglielmo con Boehm, Leporello con Giulini, Papageno con Karajan....il più grande Papageno mai esistito.


E poi Verdi, Puccini, Donizetti (Dulcamara in quasi 1000 recite ma anche Don Pasquale , Malatesta, Enrico in “Lucia” , un Belisario commovente a Venezia con la Gencer, Re Alfonso in Favorita) . Non vorrei tralasciare il Guglielmo Tell, eseguito in svariate occasioni, parte perfetta sia come scrittura vocale si a per la forza dirompente del personaggio.

“Taddei era un artista che non annoiava mai” scrisse Celletti, ma quando Taddei seppe che Celletti aveva scritto e parlato male dei suoi “amici” (Di Stefano, Callas, Gobbi, Bastianini, ec.) disse: “Mi vergogno che abbia parlato bene di me!”.Non l'ho mai sentito parlar male di nessuno. Del suo rivale Bechi diceva “E' sardonico” ma non una parola in più per denigrarlo , mai! E lo stesso di Gobbi, di Panerai, di Bastianini (che adorava) , di tutti i colleghi di ieri e di oggi.

Con i giovani allievi aveva gli atteggiamenti che si addicono a un padre o a un nonno affettuoso: una parola buona per tutti, dava la carica e la voglia di andare avanti a chiunque manifestasse un sincero amore per questa Arte che di amore si nutre.


 

Con Taddei scompare un vero pilastro, un Grande . E l'Opera, questa vecchia signora piena di rughe e di acciacchi, è oggi molto più sola.

 
Il soprano MARIA DRAGONI scrive:...
Domenica 30 Maggio 2010 18:20
Maria_Dragoni_2 Il  soprano  Maria  DRAGONI
Maria Dragoni  è  uno dei maggiori soprani drammatici di agilità  italiani. Ha  cantato  sotto la  bacchetta di Carlo Maria Giulini, Riccardo Muti, Zubin Mehta in tutti  i  più  grandi  teatri  del  mondo, le  sue  opere  favorite  sono  Norma, Turandot, Aida, Tosca, Cavalleria  rusticana, Pirata, Sonnambula.
Maria_Dragoni_1  Maria Dragoni


"Un attore gira un film,poi si riposa mesi,talvolta anni.Mostra tutto un pittore e un musicista di musica leggera,invece nella lirica esiste una routine scandalosa che si è incrementata maggiormente con la velocità degli spostamenti e talvolta,vedi cantanti che come Padre Pio hanno il dono dell'ubiquità,
i teatri di tutto il mondo sono pieni di cantanti e di spettacoli che fanno solo routine,per la Cavani era assurdo che nella lirica esistesse un doppio,lei stava lavorando da mesi con me,come lo avrebbe fatto con un attore,poi dopo mesi di lavoro,si presentò una cantante americana senza nessuna giustificazione,cambiò completamente la regia,alla prima fu sonoramente contestata e stroncata da molta critica,quando cantai finalmente io che ero stata annunciata da mesi su settimanali come Annabella,Marie Claire,ecc.ebbi un trionfo di critica e di pubblico,la Vestale è la sorella di Norma diceva Bellini,però?Poi l'opera è stata consegnata al cd Emi,con la cantante fischiata,  tanto è facile abolire le contestazioni,piu' che di una campagna denigratoria,sono stata spesso vittima di ingiustizie di questo tipo,potrei dire tantissime cose ed episodi incresciosi dove con contratti alla mano,e pubblicità,ho dovuto astenermi
persino dal ricorrere alla giustizia;dunque non mi meraviglio che la lirica stia morendo,esiste troppa ipocrisia e tanto qualunquismo,si sveglia pinco pallino e canta un'opera del grande repertorio,a caldo dei primi 10 anni dalla morte della grande Maria Callas,guai se un soprano osava cantare Norma,veniva contestata e dovevo correre io a sostituirla,ecco perché oltre alle Norme che avevo in contratto sono arrivata a cantarne oltre le 120 recite,oggi ogni gatto che miagola cantala Norma ed il resto.Se le cose fossero gestite con serietà dovrebbero fare meno spettacoli e di qualità con i cantanti idonei ai repertori consoni,idem per i direttori e per i registi.
La qualità,la qualità e la qualità e non la quantità."
maria_dragoni Maria Dragoni a  18 anni
 


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