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Domenica 26 Giugno 2011 14:49 |
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Si dice che.....
... Claudio Orazi sarebbe in pole position per sostituire Pier Luigi Pizzi alla
direzione artistica del Festival di Macerata. La notizia circolava da tempo,
ora le voci si sono infittite.Già nei mesi scorsi vi erano stati malcelati
malumori nei confronti dell'ottuagenario regista e del suo assistente-famulus,
Gasparon. Nelle sue dichiarazioni pubbliche Pizzi ha sottolineato i gravi
ostacoli costituiti dai tagli governativi:”Non possiamo restare inerti di fronte a
certe decisioni dissennate e perverse, che mettono a rischio il nostro
lavoro. Verrebbe voglia di abbandonare tutto di fronte a chi disconosce in
modo così volgare il nostro sacrificio. Disponiamo della metà dei fondi
erogati al Rossini Opera Festival di Pesaro e siamo in trincea da un mese"
(23 luglio del 2010, Resto del Carlino), e ha sempre sorvolato con
nonchalance le varie voci contrarie alla sua gestione, giunta al sesto anno
consecutivo.
Nella conferenza di presentazione della 47esima stagione, lo Sferisterio ha
incassato il sostegno unanime di Regione e Provincia che si sono dette
pronte ad aiutare la manifestazione più importante del territorio. Una notizia
che avrebbe dovuto rasserenare l'ambiente maceratese ma che finisce per
essere la classica cenere sotto cui cova il fuoco.
Claudio Orazi, dal canto suo, essendo un sovrintendente vacante dopo la sua
turbolenta uscita di scena dall'Arena di Verona e la mancata nomina a
Genova (un vero e proprio sgambetto, quando i giochi erano praticamente
fatti) è un candidato temibile anche per un consolidato “totem” come Pier
Luigi Pizzi, soprattutto in un paese come il nostro in cui nulla e nessuno sono
certi fino all'ultimo .
Orazi, maceratese,docente di Economia e Gestione dello Spettacolo a
Osimo, vanta una lunga e consolidata esperienza già a Macerata (fu
il più giovane sovrintendente mai nominato in Italia), tra il 1990 e il 2002,
prima di dedicarsi all'Arena di Verona per circa un triennio. Sotto la sua
gestione sono apparsi in Arena i grandi allestimenti di Franco Zeffirelli e
i Galà speciali di Placido Domingo, tra cui la "Corona di pietra".
Le insistenti voci di cui sopra parlano di un provvedimento imminente,
attuabile a fine estate per non turbare la stagione in atto e le suscettibilità dei
vari protagonisti.
Staremo a vedere cosa accadrà...

Commenti:
La notizia ha acceso un dibattito sulla questione Macerata, sulla
gestione di questo Festival, sui debiti pregressi e
sull'amministrazione, sul candidato in lizza per la successione...
Ogni commento può essere inviato a
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o sul social network Facebook, alla pagina Enrico Stinchelli...
Ecco alcune tra le prime reazioni (tra parentesi le iniziali degli
autori):
Insomma, una novità! Cent'anni ancora a Pizzi. Con tutte le critiche che gli si possono
avanzare è comunque e indubbiamente un artista che capisce e ama gli artisti...S.A.B.
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- Rispetto le opinioni diverse, tuttavia secondo me Claudio Orazi è un grande uomo di
teatro e a suo tempo rese celebre il nome di Macerata nel mondo;, Pierluigi Pizzi ha
creato alcuni spettacoli molto belli ma come direttore artistico dello Sferisterio è un flop
totale (e vorrei precisare che frequento lo Sferisterio da quasi vent'anni)...proporre per
sei anni nell'Arena Sferisterio solo DUE registi, praticamente uno la copia dell'altro, mi
pare riduttivo (Lasciando fuori l'episodio di Ferretti che praticamente non ha fatto la
regia ma solo le scene)... M.M.C.
E.S. i due registi sarebbero Pizzi e Gasparon?
...sì, esatto ...M.M.C.
...ad esempio vediamo le proposte per la stagione di questa estate: in Arena solo due
titoli, poi abbiamo Così fan Tutte al Lauro Rossi (400 posti), un concerto
monteverdiano, sempre al Lauro Rossi e una conferenza (mi pare). Molto stimolante
per certi versi, ma non è il momento per fare teatro per gli "happy few" M.M.C.
... Eppoi non è ora di smarcare i teatri dalla politica? Orazi è un uomo d'apparato, Pizzi
no. Orazi ha fatto debiti, Pizzi semmai gli ha fatti fare a qualche teatro per cui ha lavorato
come regista/scenografo/costumista... S.A.B.
Appunto, su Orazi i debiti a Verona! D.T.
...dico solo una cosa,tutti gli onori a P.L.Pizzi.grande ammirazione per il suo operato,ma
non sarebbe ora che si godesse in pace il fruttato finanziario di mezzo secolo,forse di
più,del suo encomiabile lavoro,lasciando lo spazio alle nuove leve!E' pur vero che in Italia
le direzioni artistiche e le sovraintendenze dei nostri teatri sono delle diaboliche
scacchiere dove le "pedine"sono sempre le stesse,pur se responsabili,di BARATRI
finanziari ! Viva l'Italia Viva Verdi! (S.R. )
(Orazi)...speriamo di no, ha gia' fatto abbastanza danni in passato!!! (A.T.)
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- Il dibattito prosegue, leggiamo oggi su Cronachemaceratesi.it:
Allo Sferisterio iniziano le prove
Rumors sul ritorno di Claudio Orazi
Potrebbe essere il nuovo direttore artistico per il dopo-Pizzi, ma lui precisa: "Mi fa molto piacere che a Macerata si parli di me ma nessuno mi ha chiamato"
lunedì 27 giugno 2011 - Ore 21:31 -
Claudio Orazi
di Lucia Paciaroni
Claudio Orazi direttore artistico del Sof? Sono voci che circolano con insistenza a Macerata in questi giorni come ha scritto anche il conduttore e critico musicale Enrico Stinchelli (leggi).
L’abbiamo raggiunto al telefono questo pomeriggio, mentre è in giro per l’Italia con il progetto “Armonie dello spirito” – Meditazioni musicali per le basiliche italiane. Con tono gentile e disponibile, dice “di non sapere nulla di questa nomina”, e aggiunge: “Mi fa piacere se c’è qualcuno che parla di me. Si sa quanto io ami Macerata”.
Le voci sulla sostituzione di Pier Luigi Pizzi con Orazi alla direzione dello Sferisterio Opera Festival sono sempre più frequenti ultimamente. Alla conferenza di presentazione della stagione (leggi l’articolo), tenutasi a Roma, i toni di Pizzi sembravano quasi quelli di un addio quando ha sintetizzato il suo operato degli ultimi sei anni dicendo: “Conciliare etica ed estetica, grazie all’aiuto dello straordinario monumento che è lo Sferisterio, è stato il mio obiettivo in questi anni di direzione del Festival” e ha parlato poi di “trincea” riferendosi alla preparazione, da oggi, degli spettacoli culturali.
“E’ la prima volta che sento che girano queste voci, nessuno mi ha contattato” dice Orazi, diventato il più giovane sovrintendente e direttore artistico nominato in Italia nel 1990 presso l’associazione Sferisterio Macerata Opera, è poi stato direttore artistico del Teatro delle Muse di Ancona e sovrintendente dell’Arena di Verona. Le piacerebbe tornare a Macerata? “Qualcuno me lo dovrebbe proporre” risponde e ribadisce che: “Mi fa molto piacere che Macerata parli di me, sono molto affezionato alla mia città”.
Il Maestro Pizzi oggi in Arena per il primo giorno di prove
“Sono sempre in attività. Attualmente sono impegnato in progetti che legano i beni culturali con la musica – racconta - Oltre al progetto “Armonie dello spirito”, promosso con il patrocinio della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, sono consulente artistico per la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi”.
Intanto la stagione lirica è ormai alle porte e, dopo i lavori di allestimento dello Sferisterio, lo Sferisterio Opera Festival oggi ha iniziato ufficialmente le prove artistiche con l’arrivo a Macerata del Maestro Pier Luigi Pizzi e di tutto il cast artistico di Un ballo in maschera.
Manca meno di un mese all’inizio del 47° Sferisterio Opera Festival che si terrà dal 22 luglio all’11 agosto per 16 appuntamenti tra opera, danza, recital, musica e incontri in 15 serate.
Le prove si terranno tra il Teatro Lauro Rossi, il Teatro Don Bosco, il salone dell’Ostello Ricci e l’Arena Sferisterio.
Inoltre fino alle ore 14 di venerdì 1 luglio è possibile presentare la domanda per le selezioni di 40 persone per il conferimento degli incarichi di accoglienza del pubblico, della assistenza in platea e nei palchi, della distribuzione e della vendita di materiale promozionale. Modalità di partecipazione, modulistica e requisiti nel bando pubblicato sul sito www.sferisterio.it

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Giovedì 23 Giugno 2011 14:15 |
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In anteprima: intervista a Enrico Stinchelli, tratta dal
volume di prossima pubblicazione
"Abbiamo amato Puccini: 108 incontri di un
matematico nel mondo della Lirica."
autore: Emilio Spedicato
Viene da famiglia musicale?
R: Non esattamente. Una famiglia di giornalisti piuttosto, ma una mia zia , sorella di mio padre, studiò canto e debuttò Gilda in Rigoletto all'Eliseo di Roma. Rigoletto era il suo fidanzato di allora, si chiamava Pipitone di cognome e studiava da avvocato :quando entrò in scena , mio padre, appollaiato in loggione con alcuni amici, gridò “A Pipito', levate la gobba!”. Non gli stava simpatico.

Quando scopre il suo interesse per la musica, e per quali tipi di musica?
Non da bambino. Mi piaceva disegnare.Fu grazie a una trasmissione televisiva condotta da Luciano Rispoli , dedicata a Giacomo Lauri Volpi: fecero ascoltare la Pira e quel do luminoso e interminabile fu la chiave d'accesso al meraviglioso e folle mondo dell'Opera. Mi misi subito a imitarlo, urlando a squarciagola,nascosto in camera. Poi iniziai ad ascoltare la radio , Radio3, in attesa che trasmettessero il Trovatore completo: durante quell'attesa ascoltai una marea di musica e di altre opere, fu così che nacque la passione.
Ha orecchio assoluto?
Ho un ottimo orecchio, grazie a Dio.Non assoluto, forse relativo, ma finora non mi ha mai tradito. Sento subito se la Pira o la Gelida manina sono abbassate di mezzo tono.
Lei è regista, autore e conduttore radiofonico ma ha anche un'esperienza artistica come cantante, persino direttore d'orchestra. Cosa ha realizzato in questi ambiti?
Non ho mai voluto limitare la mia passione e soprattutto ho sempre applicato una vecchia, sana regola: “Conoscere per giudicare”. Cosa che dovrebbero fare tutti. Ho avuto l'opportunità e la voglia di studiare pianoforte e canto, seguendo un percorso singolare (dati i miei plurimi impegni) prima come baritono dall'età di 18 anni, poi come tenore (ma non valevo gran che perchè cantavo “spoggiato” , vuol dire senza una respirazione e una posizione corretta), poi di nuovo come baritono, stavolta con esiti decisamente migliori. Ho avuto la fortuna di studiare con due grandissimi baritoni, Giuseppe Valdengo e soprattutto Giuseppe Taddei, dai quali ho imparato moltissimo. Ma nel canto non si finisce mai: il vecchio Gigli disse giustamente a Pavarotti “Io ho finito di studiare...5 minuti fa!”. Tra le mie incredibili fortune, ho avuto modo di debuttare persino come direttore d'orchestra, dirigendo un Galà operistico presso le più grandi sale tedesche, dalla Philharmonie di Berlino a Monaco, Amburgo, Bonn. E' una tournée che va avanti da 8 anni. Le soddisfazioni sono state e sono infinite: la gioia di cantare assieme al mio idolo, Taddei, il più grande baritono mai esistito; gli applausi e la stima di Ghena Dimitrova , i sinceri complimenti di Franco Bonisolli, con cui stabilimmo una bellissima amicizia ; e la frase sussurrata a mezza bocca da un famoso critico, seduto al ristorante dopo una recita a Montepulciano in cui avevo cantato “Falstaff” di Verdi: questi, rivolto ad alcuni suoi colleghi, disse :”Sarò costretto a scriverne bene...”. E' forse il più bel complimento ricevuto finora, perchè autentico e finalmente non ipocrita.

Quando è nato il suo interesse per la comunicazione in campo musicale, realizzato in particolare nella Barcaccia?
Fu grazie al famoso musicologo Giovanni Carli Ballola che lavorava alla Rai e mi chiese di collaborare con una trasmissione sulla musica da camera di Antonin Dvoràk, di cui non sapevo...nulla! Però studiai, mi preparai a dovere e piacqui e da allora non ho più lasciato Radio3 o , meglio, Radio3 non ha lasciato più me. La Barcaccia nacque nell'ottobre del 1988, fu un'idea di Paolo Donati, figlio di Maria Caniglia e brillante funzionario Rai. Voleva una cosa nuova...e di fatto la Barcaccia lo è stata, fin dalla prima puntata. Oggi siamo arrivati a oltre 4700 puntate. E' un programma che si rinnova di anno in anno, seguendo il mutare dei tempi e delle situazioni.
Come valuta l’ esperienza della Barcaccia, esiste altro di simile in Italia o all’ estero?
No, non esiste al mondo nulla di simile perchè non esistono cloni in giro di Enrico Stinchelli e Michele Suozzo! Scherzi a parte: è un format difficile da ricalcare. Bisognerebbe possedere, se permette, i nostri archivi, i nostri dischi, le nostre competenze, la nostra verve e soprattutto il nostro smisurato amore per il melodramma. Inoltre è un programma che utilizza molto la fantasia, la fiction, sullo stile della famosa “Biblioteca di Studio Uno” con il Quartetto Cetra, che per me resta l'unico vero insuperato modello, insieme al non-sense surreale della radio di Arbore. Quelli sono i maestri. E' un'esperienza fantastica: è un programma-cult, tra i più longevi della Rai, ed è al contempo- in epoca di crisi- una ottima flebo per l'Opera.

Fra i direttori del passato, quali ritiene più importanti e perchè?
Furtwaengler, Walter,Serafin, Gui, Karajan, Kleiber, oggi Abbado, Pappano, Mehta, Thielemann. Sono i più grandi, a mio avviso, perchè hanno compreso e valorizzato l'assoluto che c'è in ogni esecuzione musicale, centrando sempre il punto focale di un'Opera o di una composizione sinfonica, senza inutili sovrastrutture, con profonda semplicità. Mi piace anche molto Celibidache, maestro zen. Ogni sua esecuzione è come un viaggio siderale.
Fra le primedonne del passato, quali l’ hanno affascinato di più?
In primis la Callas: sarò banale ma è stata la più grande. La prima cantante moderna, eterna, nel più completo senso del termine. La sua forza dirompente prende e trascina sia nel repertorio belcantistico sia nel verismo, di cui è interprete sublime. Mi piacciono molto anche la Sutherland, la Nilsson, la Horne, la Cossotto, la Obratzsova,la Scotto, la Bumbry...
E fra i ... primiuomini, quali?
Caruso, Gigli soprattutto, Pertile, Lauri Volpi (i suoi fantastici acuti), Kraus, Pavarotti, Del Monaco , Corelli, Di Stefano (il poeta del Canto),Cappuccilli, il meraviglioso Wunderlich, Taddei il Leone, Fischer Dieskau, Ghiaurov, Siepi.
Passando ad oggi, quali soprani?
Sono tanti e come Lei sa l'ambiente dell'Opera è suscettibile e rancoroso come pochi: nomini una e scontenti l'altra. Dirò che come cantante-attrice io ho una predilezione particolare per la Antonacci, trovo bravissima la Netrebko in alcuni ruoli (come Norina nel Don Pasquale), mi piacciono la sicurezza della Ganassi, il talento della Dragoni e della Rancatore, il colore della Ricciarelli, la tecnica della Devìa e della Dessì, la potenza della Urmana.
A.Netrebko
E mezzosoprani e contralti?
Ce ne sono di meno. Mi piace la Zajich , un vero castigo di Dio, la bellissima Garança, la Barcellona, Marianne Cornetti.Due raffinate rossiniane e mozartiane:Marina Comparato e Manuela Custer. Sono un grande ammiratore di Ildiko Komlosi e di Ekaterina Gubanova, che ha cantato una splendida Fricka nella Valchiria del 2010 alla Scala, con Barenboim.
E tenori?
Florez e Albelo sono due straordinari tenori leggeri, tra i lirico spinti (attivi in questo repertorio) metterei in testa Alvarez, Shicoff, Alagna quando è in serata, Berti, Armiliato.
E baritoni?
Tra le giovani leve ve ne sono alcuni davvero eccellenti: Viviani, Capitanucci, Salsi, Caoduro, ci son sempre Hvorostovsky, Hampson, Nucci, Bruson, anche se nei concorsi è una corda che latita..
E bassi?
Tra le voci dell'Est c'è ancora un 'ottima scuola: Orlin Anastassov, Ildar Abdrazakov, il giovane Beloselsky, ma io non dimenticherei i nostri italiani Roberto Scandiuzzi, Carlo Colombara, nel repertorio rossiniano Michele Pertusi e Lorenzo Regazzo.
Quali libri riferiti all’ opera consiglierebbe maggiormente, a parte il suo Stelle della Lirica?
La ringrazio per la citazione. Io consiglierei i bellissimi libri di John Rosselli, in particolare “L'impresario d'Opera” che aiutano a capire come era l'Opera due,tre secoli fa rispetto a oggi.E aggiungerei i due volumi di Roland De Candè dedicati alla “Storia della Musica”, che aiutano a capire il fenomeno Musica dalla nascita al Novecento. Se proprio si è vociomani, allora c'è la ristampa de “Le Grandi Voci” a cura di Fedele d'Amico, con la prima collaborazione di Rodolfo Celletti: all'epoca non ancora condizionato da giochi e impicci vari.
E quali autobiografie di cantanti?
Nessuna. Guardi, sono agiografie una uguale all'altra.Se cambia il nome dell'interprete vedrà che il contenuto si adatta a meraviglia per chiunque: io qui, io lì, il mio trionfo di qua, di là, ec.. Sono illeggibili. Alla fine del libro sembra che l'unico cantante al mondo sia quello ritratto in copertina...per carità.
E biografie di cantanti?
Quasi peggio. Perchè in questo caso l' “io qui, io lì” viene sostituito da “lui (lei) qui, lui lì”. Un agiografo delirante scrive in stato di estasi mistica. No, no grazie. Mi hanno proposto decine di biografie di questo tipo mi sono sempre rifiutato.
Quali opere ritiene di grande valore e non ancora abbastanza apprezzate?
Nessuna. I capolavori sono tutti alla luce del sole, non credo nelle riscoperte sensazionali. Qualche gioiellino in giro c'è ancora, ma la storia ha reso giustizia ai veri capolavori. Dov'è un altro Boris? Dov'è un'altra Traviata? Dov'è un'altra Valchiria?
Ritiene importante riscoprire tutte le opere vocali di Handel e di Telemann?
No. Nel settore del Barocco esiste una sorta di delirio,somigliante alla possessione diabolica. Non tutte le opere di Haendel sono capolavori, vi sono momenti di una noia mortale e pagine di bellezza incomparabile. Telemann, poveretto....scrisse quanto Bach e Mozart messi insieme , ma non c'è una sola pagina , non una melodìa che una persona normale saprebbe fischiettare a memoria. E' un sublime manierista, ma il genio dimora altrove.
Il suo giudizio su Puccini?
Un immenso uomo di teatro, un raffinato melodista, un musicista completo attento a tutto ciò che gli ruotava attorno, culturalmente parlando. Tra l'altro è un autore difficilissimo da eseguire, mi stupisco che lo si metta in cartellone con tanta disinvoltura. Quando leggo “La Bohème è un 'opera per giovani cantanti” inorridisco: è la più colossale cavolata! Per cantare la Bohème com'è scritta ci vogliono fior di artisti navigatissimi, di tecnica eccezionale e con voci benedette da Dio, altro che giovani freschi di concorso. Non parliamo poi della difficoltà esecutiva per direttore , Coro e orchestra! E' forse un caso che maestri conclamati come Abbado, Muti, Barenboim, Maazel, lo stesso Mehta non abbiano Bohème in repertorio? Puccini è tra gli autori più eseguiti (male), essendo il più ineseguibile. Un paradosso.

Quali compositori di oggi valuta maggiormente?
Quelli che non si prendono sul serio e che compongono con leggerezza. Gli autori delle colonne sonore, per esempio: scopiazzano palesemente da Wagner, Puccini , Stravinsky, Rossini...ma con abilità mefistofelica rimaneggiano, impastano e voilà...il gioco è fatto! Come abili prestigiatori. Io la penso come Shostakovich, forse l'ultimo grande compositore:quando compose la sua Sonata per viola e pianoforte nel 1975 , poco prima di morire, la fece iniziare citando clamorosamente il Chiaro di luna di Beethoven, gli chiesero “Perchè?” e lui disse:” Perchè OLTRE non si può andare!”. Proprio lui che aveva sondato ogni territorio possibile e immaginabile. Ecco un genio. Un altro era Stravinsky. Dopo il trionfo del Rake's progress a Venezia, lo acclamarono a lungo e lui, stanco e curvo, andando verso il sipario per una nuova ovazione si rivolse al segretario e disse:” Et si ça c'est la vie....merde alors!”.Un altro genio, aveva capito tutto.
Il mondo della lirica è davvero in crisi? Motivi...
Non le basta questo volume, gliene do almeno 108 di motivi! In sintesi: caste, cricche, malaffari, mafiette e mafie....C'è un po' di tutto, come nel resto del mondo. Alla base l'ignoranza. Non puoi mettere un ignorante (colui che ignora) a capo d'un teatro o d'una direzione artistica. Spinoza diceva giustamente che l'ignoranza è immorale. Il fatto è che l'ignorante di turno, bisognoso di conquistarsi poltrona e lauto stipendio, viene nominato da un altro ignorante che è il sindaco, a sua volta nominato da uomini politici ignoranti. Poi ci sono le eccezioni, oasi benedette dal Cielo: prendiamo per esempio Salerno. E' una città piccola, tagliata fuori finora dai grandi giri internazionali, ma un sindaco illuminato ha voluto un teatro d'eccellenza; ha nominato Oren, che è un grande direttore d'Opera, e gli ha dato carta bianca. Salerno oggi è meglio del San Carlo di Napoli e ,a ben vedere , cast e cartelloni, si mangia l'Opera di Roma e umilia molti spettacoli della Scala, che ha più del decuplo delle sovvenzioni. Per me alla base di ogni nefandezza non c'è solo la disonestà, che alla fine può persino essere compensata dalla sapienza e dalla passione (i vecchi impresari erano dei furfanti ma CONOSCEVANO le opere e le voci adatte) : alla base di ogni guaio c'è la non conoscenza, l'ignoranza appunto. Come a Parma, per esempio, dove l'ignoranza regna sovrana (e non parlo del pubblico, poveretto, che ha solo la colpa di adeguarsi a tutto).
Ci saranno futuri Caruso, Titta Ruffo o Callas giapponesi o cinesi o coreani?
Già ci sono! Ho sentito a Bologna un tenore coreano che imita Corelli quasi alla perfezione. Dico “quasi” . Di nuove Callas il mondo pullula, peccato che nessuna sia come l'originale. Lei appenderebbe al muro un finto Picasso o la Gioconda riprodotta con i pennarelli? |
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Venerdì 25 Marzo 2011 11:26 |
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TEATRO REGIO DI PARMA , ossia
IL REGNO DEL "CAPORALATO" MUSICALE

Riceviamo dal blog del sempre attento e puntuale Luigi Boschi un documento, relativo a una "Convenzione" del 2003 e a una "Integrazione" del 2007 sugli accordi sottoscritti fra il Segretario Generale della Fondazione Teatro Regio di Parma Gianfranco Carra e Sergio Pellegrini , Presidente dell'Associazione Parma Opera Ensemble con cui nella "Capitale della musica" si sanciva la nascita dei Pellegriner e si autorizzava un mascherato caporalato musicale. Con atto integrativo si passava successivamente dalla associazione no profit alla srl con scopo di lucro. (Parma, 25/03/2011).

Ma facciamo un pò di cronistoria, sempre attingendo dalla preziosa fonte di Luigi Boschi, unico fiero oppositore a questo vergognoso stato di fatto:
"L'Orchestra Teatro Regio di Parma srl formata da co.co.pro è funzionale solo a Pellegrini e Maghenzani che la gestiscono e l'amministrano. Un esempio di come le risorse alla cultura e allo spettacolo sono spesso sprecate ed utilizzate in modo improprio.
Vado per punti a specificare le anomalie di come, a mio avviso, si è per anni organizzato e si continua a gestire un complesso musicale attraverso un caporalato mascherato.
-Innanzitutto l'utilizzo del nome "Orchestra Teatro Regio di Parma" è una appropriazione indebita in quanto il marchio di proprietà del Comune o della Fondazione (non so se nel passaggio dal Comune alla Fondazione questo aspetto è stato normato) non può essere usato nella ragione sociale di una società privata a responsabilità limitata.
-Esiste una "scrittura privata" dell'08 agosto 2003 firmata dal segretario Generale Gianfranco Carra per la Fondazione Teatro Regio e da Sergio Pellegrini Presidente dell'Associazione Parma Opera Ensemble in cui viene stabilito un quadro normativo. Qui di seguito alcuni passaggi fondamentali del rapporto.
L'associazione si impegna a:
- provvedere alla assunzione dei professori di orchestra nel rispetto della vigenti norme di legge e all'assolvimento degli obblighi di natura previdenziale, assistenziale e fiscale;
- trasmettere alla Fondazione la documentazione attestante l'assolvimento degli obblighi di cui sopra;
- rilasciare alla Fondazione copia del certificato di agibilità Enpals.
La Fondazione fornisce:
- 1. il luogo per le prove e lo spettacolo;
- 2. personale di servizio e attrezzature tecniche;
- 3. si assume i costi del noleggio del materiale musicale e i costi SIAE;
- 4. le spese di promozione e pubblicità;
- 5. l'ufficio all'interno del Teatro.
In base alla presente convenzione la Fondazione Teatro Regio pagava nel 2003 all'Associazione Parma Opera Ensemble 130 euro lordi più iva per ogni giornata lavorativa calcolata in 6 ore di prestazione per ogni singolo professore d'orchestra. I compensi sono adeguati ogni due anni, in base al tasso inflattivo medio del biennio precedente. Infatti nel gennaio 2005 il compenso veniva portato a 140 euro giornata. Nel 2010 il compenso penso, ma sono in attesa di verifiche, sia stato portato a 160 euro.
Ecco che nel 2007 Gianfranco Carra, per la Fondazione Teatro Regio, firmava una "integrazione alla convenzione" con cui si concedeva il subentro, nei diritti e doveri della convenzione stessa, alla società a responsabilità limitata "Orchestra Teatro Regio di Parma" rappresentata legalmente sempre dal solito Sergio Pellegrini.
In riferimento a questa realtà e contesto pongo alcune riflessioni e domande:
-Perché la Fondazione si impegnava economicamente con una remunerazione che era superiore al compenso determinato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i professori d'orchestra dipendenti delle Fondazioni lirico sinfoniche? -Che bisogno c'era di organizzare un'orchestra secondo le logiche degli impresari musicali del dopo guerra? -Perché il Teatro non organizzava e organizza direttamente, in funzione delle esigenze della propria produzione, con contratti a tempo determinato (o stagionali) secondo i parametri dei teatri di tradizione, il complesso orchestrale utilizzando una segreteria di produzione (peraltro con esperienza già presente al Regio)? -Questo modus operandi "parmigiano" e il compenso pattuito divengono strumenti per l'Associazione prima e la Società poi, di trattativa commerciale con i musicisti trattenendo in modo ingiustificato una cospicua cifra per ogni professore creando una situazione di vero e proprio caporalato e inducendo gli orchestrali a subire condizioni vessatorie e prive di tutela. -E se si volesse optare per una forma più autonoma e di maggior capacità produttiva e di lavoro, perché il complesso musicale non viene organizzato secondo logiche di società a forma cooperativistica o associativa dove tutti, dico tutti i musicisti sono soci? -Quali gli interessi del Teatro nel lasciare la gestione nelle mani disinvolte e senza scrupoli di Pellegrini e Maghenzani rispetto a una gestione in proprio che oltre fornire migliori condizioni e garanzie ai musicisti avrebbe fatto risparmiare nei costi annuali la Fondazione? -Qual è il senso di far subentrare in data 02/01/2007 su un contratto scaduto il 30/06/2006 (decorrenza a partire dal 01/09/2003 e prorogato su tacito rinnovo), una srl a una associazione vista la diversità dei soggetti giuridici? L'atto risulterebbe nullo! -I danni procurati al buon nome del Teatro Regio sono viceversa ingenti basti pensare alla sentenza di condanna per i contributi ENPALS evasi e condannati a pagare, la vicenda Buzi, il malumore generato nel mondo musicale per i maltrattamenti subiti dai musicisti, la speculazione economica, dove si è raggiunto il massimo facendo suonare, praticamente nella stessa data, a Bilbao e a Parma due orchestre diverse con lo stesso nome. Scrivevo "Ora qual è l'Orchestra del Teatro Regio: quella andata a Bilbao o quella che è rimasta a Parma?"
E allora mi chiedo perché tutto questo, Ubaldi, visto che l'accordo risale alla sua Presidenza in Fondazione, quando sarebbe stato ed ancora è molto più semplice la chiamata diretta rispettando le tutele e i diritti dei contratti di lavoro? Per non parlare dell'utilizzo dell'orchestra stabile Toscanini presente a Parma. La cosa non può non insospettire!! A chi era ed è funzionale, e a che deve servire il giro di denaro attraverso l'orchestra? Quali parrocchie politiche deve ungere? Con quali poteri deve interagire? Quali motivi inducono a sostenere una iniqua gestione che non porta a nulla? E non vi sono nemmeno i presupposti per un grande progetto culturale musicale, né di valorizzazione dei talenti locali, perché laddove regna solo speculazione economica sulla testa dei musicisti, non può esserci cultura. Le risorse a Parma per il Teatro ci sono state, e che cosa hanno prodotto? Uno sporco giro di soldi per alimentare i noti circuiti. Era forse questo che Verdi avrebbe voluto con la sua opera? (Parma, 19/02/2011)."
Luigi Boschi
Mauro Meli...si vergogni!!!!

Da "Parma Lirica", 10 marzo 2011 leggiamo:
Dopo le polemiche sull’ensemble del teatro scatenate dall’inchiesta di Repubblica Parma, una musicista che ha lavorato nel tempio della lirica parmigiano per quasi dieci anni racconta di ritorsioni, minacce e frustrazioni. L’appello: “Vignali faccia qualcosa”
di BENEDETTA PINTUS e MARCO SEVERO
Professori dell'Orchestra del Regio di Parma
Un “caporalato”, fatto di ricatti, minacce, ritorsioni. Un andazzo per cui i lavoratori devono essere sempre disponibili per il capo e i suoi “capetti”. Così viene descritta l’orchestra del teatro Regio da chi l’ha conosciuta da vicino e ora invoca l’intervento delle istituzioni: “Il sindaco dica stop a questo scempio”. A lanciare l’appello è una musicista che ha lavorato per l’ensemble del tempio della lirica parmigiano per quasi dieci anni e, ormai approdata ad altri lidi musicali, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ma in forma anonima, per timore di rappresaglie da parte dei suoi ex datori di lavoro. Quelli che intervistati da Repubblica Parma hanno definito la loro schiera di musicisti precari “una squadra compatta” in cui “nessuno si lamenta” (LEGGI) e che hanno liquidato con una diffida Silvia Avanzini, la segretaria Slc-Cgil colpevole di aver avanzato dubbi sui contratti co.co.pro. della prima orchestra “srl” d’Italia (LEGGI).
“Andarmene è stata una liberazione”, racconta la testimone diretta del “metodo Pellegrini”, il sistema che prende il nome dal direttore definito da molti piuttosto un “dittatore”. “Dal podio – accusa l’orchestrale – Pellegrini intima ai musicisti di non prestare attività in altre formazioni locali che fanno concorrenza alla sua, pena l’esclusione definitiva. E’ così che anche io sono entrata nella lista di proscrizione”. La musicista racconta di aver visto stilare una “black list” al teatro Regio durante l’esibizione di un’altra orchestra: “Una persona si piazzò nell’atrio dell’ingresso-artisti prima della recita con tanto di bloc notes, appuntando tutti i nomi di chi suonava”.
Ma come? Enrico Maghenzani, l’amministratore delegato, non aveva dichiarato che “ogni orchestrale è padrone di se stesso in quanto socio della srl”? Evidentemente per i “Pellegriner”, come i sarcastici definiscono i suonatori del Regio, di flessibile c’è soltanto il tipo di contratto. “Io – ricorda la musicista – guadagnavo 60 euro al giorno circa, a fronte di una paga giornaliera di 200 euro di un normale contratto professionale di un’orchestra stabile. Di quale libertà stiamo parlando? Che libero professionismo è questo? Un cameriere guadagna di più”. E forse gode anche di maggiori tutele, visto che i lavoratori della “srl” della lirica “non hanno indennità di disoccupazione, non possono ammalarsi e si vedono negare o concedere i permessi non retribuiti a seconda degli umori del capo”. Insomma, pur essendo professionisti specializzati vivono la stessa condizione di qualsiasi altro precario.
“Qui si sta come d’autunno sugli alberi le foglie – taglia corto l’artista – basta un nonnulla per non essere più chiamati”. E guai a chi prova ad alzare la testa, ad avanzare rivendicazioni: “Non bisogna creare problemi. Ho visto persone cacciate scrivere lettere di scuse, cospargersi il capo di cenere ed essere ancora trattate a pesci in faccia”.
Un “clima plumbeo”, fatto di vendette e frustrazioni, quello tratteggiato dalla testimone. Un quadro che contraddice l’immagine pubblica del tempio della lirica verdiana, della “Salisburgo nostrana” secondo la formula pubblicitaria cara alla Fondazione del Regio. Molti artisti sono scappati a gambe levate, assicura l’orchestrale. “Anni fa – aggiunge – Maghenzani in un’intervista magnificò la sua orchestra co.co.pro., vantandosi per l’alto numero di strumentisti, circa 600, che dal 2000 al 2006 avevano fatto parte della compagine parmense. Beata ingenuità: questa è la scientifica certificazione del fallimento artistico dell’orchestra del Regio.
Che qualità, che identità può avere infatti un ensemble musicale sottoposto a un simile turn over?”. Molti profughi della compagine musicale del Regio hanno provato a sopravvivere nel mondo della musica, altri avrebbero rinunciato al mestiere coltivato in anni di studio, finendo per accettare un lavoro in un supermercato per mantenere la famiglia. Abbandonati, secondo la testimone, anche dalla Cgil: “Ho visto con i miei occhi la ricostruzione contributiva che un coraggioso collega fece fare al sindacato. Venne accertata un’evasione per svariate migliaia di euro ma, arrivati al dunque, la Cgil non se la sentì di patrocinare in giudizio il musicista che nel frattempo, disgustato, cambiò lavoro”.
La situazione è tale che la musicista ritiene necessario un intervento del primo cittadino: “Il sindaco potrebbe dire stop a questo scempio e ritornare ad avvalersi di un’orchestra Toscanini riveduta, corretta e potenziata. Il Comune di Parma è sempre socio fondatore della nostra orchestra regionale, o no? Finalmente ci sarebbero contratti a misura d’uomo, audizioni, concorsi, un minimo di legalità e di meritocrazia”. La Fondazione, secondo l’artista, ne guadagnerebbe anche in trasparenza: “I vertici potrebbero dirci, per esempio, a quanto ammonta la sanzione subita per omesso controllo sulla vicenda Enpals, l’Ente nazionale di previdenza per i lavoratori dello spettacolo”.
Il riferimento è a una condanna emessa dal tribunale di Bologna nel 2009 a carico della “Parma opera ensemble”, la precedente formazione diretta da Pellegrini. La sentenza, un respingimento di un ricorso presentato dall’associazione, riguarda un mancato versamento di contributi previdenziali ai propri musicisti nei primi anni 2000. Infuocato il dibattito seguito su Repubblica Parma, con un furioso botta e risposta fra l’ad Maghenzani e alcuni lettori che hanno parlato – e pure pubblicato i documenti (GUARDA) – di contributi arretrati da sborsare per una somma di 93.917,59 euro. Cifra alla quale andrebbero aggiunte le spese processuali, che ammontano a quasi 8mila euro.
Totale, 100mila euro a carico dell’estinta Opera ensemble e, di riflesso secondo la musicista, sulla Fondazione Teatro Regio. “Per quanto mi riguarda – conclude laconica la testimone – mi accontenterei di continuare a suonare e a guadagnare onestamente e dignitosamente ma, stando così le cose, non consiglierei mai a un ragazzo di iscriversi al Conservatorio. Qui ormai è tutto un assalto alla diligenza”.

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Domenica 30 Gennaio 2011 15:30 |
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BUNGA BUNGA, BINDI BINDI


L'ondata moralistica, gli anatemi scagliati ora dal Vaticano ora da Rosy Bindi contro le orge del Bunga Bunga, questa Italia che grida allo scandalo, sembra aver dimenticato ciò che l'Opera lirica propone da almeno quattrocento anni, cioé da quando è nata. Pare quasi che le escort siano una invenzione moderna, qualcosa spuntato fuori solo adesso...per mero scopo “sputtanatorio”.
Massaggi a luci rosse. Ora sfilano i clienti VIP
Un giro di prostituzione di alto bordo in alcuni centri estetici situati nel centro di Milano è stato smantellato dai carabinieri che hanno eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone accusate di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione (,...). Fra la clientela identificata nel corso delle indagini dell’operazione, denominata EROTIC CENTER, figurano alcuni personaggi dello spettacolo.
(…) Un sacerdote, un noto direttore d’orchestra, anche un magistrato.Il “regalino” per le signorine partiva da un minimo di 100 Euro.
Questa notizia apparve come trafiletto, qualche anno fa, per subito scomparire nel nulla, senza scandalo alcuno.Noi l'abbiamo gelosamente conservata, come si fa con i programmi di sala autografati , un simpatico “memento homo”.Ben più ponderoso il fascicolo che riempie le pagine e le cronache di questi giorni.

Le attività sessuali del nostro Presidente del Consiglio, per molti sorprendenti , pirotecniche e da condannare senza possibilità di appello, diventano un gioco da educande se paragonate a ciò che accade normalmente all'interno delle trame operistiche, dove il sesso la fa da padrone.

Sesso esplicito con Don Giovanni che sente “odor di femmina” e salta addosso a Donna Anna, a Zerlina, a Donna Elvira e ad altre mille che gli capitano a tiro. Sesso violento in Tosca con il Capo della Polizia, Scarpia, barone infoiato.sesso esotico con Iris di Mascagni e Madama Butterfly di Puccini (entrambe geishe ed entrambe suicide), sesso mistico in Parsifal, sesso epico in Tristano, sesso redento in Tannhauser, sesso languido nell’Incoronazione di Poppea, sesso biblico in Samson et Dalilah, sesso tragico in Tabarro, sesso tragicomico in Pagliacci, sesso a serramanico in Cavalleria rusticana, sesso senile in Falstaff, sesso macabro in Lulu , sesso diabolico in Faust, sesso sfrenato in Lady Macbeth di Shostakovich. Si fa prima a elencare i titoli operistici in cui non vi sia sesso.
La schiera delle “escort” si allarga a dismisura, dalla leggendaria Thais, Taide la puttana (citata da Dante),a Violetta Valery, le già citate geishe, Iris e Cio Cio San, Lulù di Berg, Salomé, le Grisettes della Vedova allegra e perché no, Manon.

Attenti poi ai pedofili, l'Opera ne è piena: Pinkerton che brama e concupisce Madama Butterfly , appena quindicenne; Otello che , già con le tempie ingrigite, sposa la quattordicenne Desdemona; l'ambiguo marinaio Peter Grimes e la sua passione per i bambini; per non dimenticare Don Giovanni, "sua passion predominante, è la giovin principiante!" ammonisce Leporello . Il preludio del Rosenkavalier di Strauss rappresenta magistralmente l’appassionata notte d’amore da cui son reduci la Marescialla e il giovanissimo amante Oktavian (un messosoprano “en travesti” , per di più: così abbiamo pedofilia e lesbismo tutto in una volta). Situazione pressoché analoga e ugualmente piccante ritroviamo nelle Nozze di Figaro, con il simpatico “ménage à trois” che lega la Contessa al piccolo Cherubino (altro mezzosoprano “en travesti”, guarda caso) e a Susanna.

Salomé , perversa danseuse made in Giudea, capace di sedurre al contempo re Erode e di far perdere la testa al Battista, si esibisce nella celebre Danza dei Sette Veli (sede di inenarrabili catastrofi ) e in un improbabile balletto finale, con la testa di Jochanaan palleggiata meglio di Cannavaro.
La stanza del “Bunga Bunga” , animata ora da Apicella ora dalle movenze provocanti di Ruby o della Macrì, sono ben poca cosa di fronte ai Teatri d'Opera: santuari eretti su trame spesso ripugnanti , con omicidi , stupri (si pensi al Rigoletto di Verdi e alla deflorazione della povera Gilda) , incesti .

Si vuole l'orgia o l'ammucchiata selvaggia? Perché scartabellare le intercettazioni di questo o quel politico quando abbiamo Bomarzo di Ginastera, che assicura ammucchiate eccezionali in scena e , per di più, nel celebre Parco dei Mostri?
Vi affascina il trans , vi solletica l'amore saffico, subite l'attrazione fatale per l'ermafrodita? Perché indagare su Sircana o Marrazzo, quando basta semplicemente frequentare i boudoirs dei teatri lirici, zeppi di fiere vestali d'un tempio un pò vacillante , vero e proprio Satilyricon , decadente quanto basta per solleticare gli spiriti più irrequieti. Viados, femminielli o signore Leonida stile Bagaglino sono stati scoperti dal Melodramma secoli e secoli fa.
Nel Seicento si scandalizzava forse qualcuno se apparivano in scena donne in abiti maschili o viceversa? Nel Serse di Cavalli, la regina Amnestris , innamorata del Re di Persia, era interpretata dal celebre Melani, un monaco castrato. A un certo punto dell'intricatissima vicenda la regina si traveste da uomo. Risultato: un uomo nella parte di una donna travestita da uomo e innamorata di un uomo! Nemmeno Julie Andrews in Victor Victoria era arrivata a tanto.

Se il tenore fa (o vorrebbe fare) la parte del Don Giovanni, del seduttore implacabile e indomito, il soprano si presenta spesso come figura dai costumi non propriamente irreprensibili.
Già nel 1626 le cronache "gossip" del tempo si occuparono del caso delle cantanti Cecca del Padule e Margherita Costa, entrambe cacciate dal cast dell'opera La catena d'Adone di Mazzocchi a Roma, per le pessime referenze in merito alla loro vita privata, alquanto "allegra" (la Costa ebbe tra i suoi amanti anche un brigante calabrese). Un altro famoso scandalo avvenne nel 1731, quando Marie Péllissier, diva all'Opéra di Parigi, venne sorpresa nuda e ubriaca in casa dell'anziano maestro Campra, insieme a ballerine e alti funzionari del Teatro: il settantunenne maestro stava arbitrando un improvvisato concorso di bellezza, una vera e propria orgia organizzata a casa sua.
A molte primedonne del Settecento si vietò addirittura di risiedere in determinate città, tanto poco raccomandabili apparivano i loro costumi. Nel 1759, presso il Teatro delle Vigne di Genova, una cantante scatenò il finimondo in sala per aver mostrato al pubblico, oltre che la propria valentìa vocale, le parti intime , indicandole con gesti scurrili nell'aria "Alla mia Ninfa"; pare che, concesso l'immancabile bis, non abbia nemmeno più cantato ma solo....indicato.
Lele Mora & Friends
Pare che nella “promiscua” sala del Bunga-Bunga venissero proiettate pellicole hard, per ringalluzzire gli ospiti. Come si vede che non sono soliti presenziare alle prime operistiche!
Sarebbe bastato un dvd con Don Giovanni che palpa sederi e seni delle sue donne, una regìa di Graham Vick che nel Rigoletto proposto a Londra, Madrid e Palermo regala al Duca una fellatio (prudentemente eliminata nella ripresa siciliana del dicembre 2003),o l’Euridice di Peri e Rinuccini ripresa a Firenze nel 2000 e trasformata da “gentilissima favola” a un baccanale di papponi, tossici e prostitute; o la Traviata , ancora di Graham Vick (Verona (2003) con una bambola nuda alta circa venti metri;i toreri svestiti nel quarto atto della Carmen di Hugo de Ana, per la gioia delle damazze genovesi sedute in prima fila , munite di binocolini. Volete orge,sevizie? Ebbene, potete trovare persino un massacro finale nel Ratto dal serraglio di Mozart alla Komische Oper di Berlino (2004), a firma di Calixto Bieito. Belmonte è ovviamente un travestito, non mancano proiezioni di film hard e il suicidio finale di Costanza, mentre Pedrillo e il suo padrone massacrano i clienti del bordello di Selim Pascià, roba da far sembrare i terroristi di Al Qaeda delle timide collegiali svizzere.
Ratto dal serraglio (Mozart\Bieito)
Nel Don Carlos di Verdi a Berlino (2004), il regista Philipp Himmelmann ha preferito rendere il drammone a fosche tinte una riunione conviviale, una sorta di grande abbuffata in salsa hot: Don Carlos spruzza yogurth in faccia ai commensali, Rodrigo si ritrova una frittata sui pantaloni, la regina nervosamente stira, mentre Filippo II e la principessa Eboli copulano clamorosamente sulla medesima tavolata. La scena dell’Auto-da –fé vede alcuni eretici nudi e appesi per i piedi, poi cosparsi di benzina e dati alle fiamme. Falli che penzolano e ballonzolano un po’ ovunque, sempre che non debbano addirittura presentarsi nella più classica versione eretta: un Minotauro infoiato si presenta con l’ “alzabandiera” nel Baccanale del Tannhauser di Wagner a Ginevra (settembre 2005), grande trovata del regista Olivier Py (del resto le didascalie wagneriane, in merito a tale scena orgiastica, parlavano chiaro); per assicurarsi tale prestazione, il regista fece ricorso a un attore porno, abituato a erezioni , per così dire, facili e “straordinarie”.

Non possono mancare gli amori gay che esplodono in Don Carlos, Otello, Ermione di Rossini, nel Ballo in maschera (il celebre allestimento a Londra nel 2002, poi a Barcellona, di Calixto Bieito: con orge nel bordello di Ulrica, sodomizzazione e uccisione di un gay, il tutto ambientato nella Spagna di Franco!). Rossini in mutande al famoso ROF (Rossini Opera Festival) di Pesaro nel 2003, con la regìa di Lluis Pasqual che per l’appunto suggerì una passerella di desmutandados nel Comte Ory . Amori saffici addirittura in Traviata : nel recente allestimento ad Hannover, il solito impagabile Bieito ipotizza Annina come amante di Violetta, la quale finge di essere tisica per disfarsi così del maschilistico duo Gérmont.
Sesso e religione vanno molto d'accordo nell'Opera, più di quanto si possa immaginare: nel Faust di De Ana all’Opera di Roma alcuni cardinali si presentano con i rispettivi falli eretti in bella mostra; Scarpia è un alto prelato nella Tosca di Ripa di Meana alle Terme di Caracalla nel 2009 (scontato dejà-vu ) mentre nella Tosca firmata da Antonio Latella a Macerata (2005) abbiamo addirittura la Madonna nuda in scena che , oltre a partorire angeli, aiuta la protagonista a spiccare un volo simbolico verso l’al di là. Nella più recente Tosca di Luc Bondy (eseguita al Metropolitan nel 2010) , nel finale del I atto Scarpia letteralmente “si ingroppa” la statua della Madonna, in assenza di Tosca...ci si arrangia. Non mi risulta che il cardinal Bagnasco o Sua Santità abbiano scagliato particolari anatemi contro tali sublimi trovate.

Come si può notare, il Bunga-Bunga è molto indietro rispetto alla nostra vecchia, cara, sorprendente Opera.
300 e passa pagine di intercettazioni, con le chiacchierate di Fede e Lele Mora a proposito del fondoschiena di Ruby...che inutile perdita di tempo e che discorsi da Bar dello Sport!
Provate solo a scorrere un elenchino di titoli, presi a caso, dal lungo catalogo operistico:
L a Bernarda (Righi, 1694)
- La Chiavarina (Rinaldo da Capua, 1794)
- Gola d'oro (Barbieri, 1920)
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....e ancora.....
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Baldracca, dramma per musica di Antonio Draghi,1679
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La verga di Minosse (Canti, 1880)
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L'uccello fulmine (Cavos, 1815)
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Uccelli di tempesta (Schjelderup, 1926)
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Il quadromaniaco (Borgatta, 1833)
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L'Orgia (J.Strauss, 1876)
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L'amante impazzito (Capranica, 1738)
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Amore in manicomio (Von Dittersdorf, 1787)
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Il picco del desiderio (Piacentini, 1928)
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Fingere per godere (Sarro, 1736)
...e un altro filone, ad esso in qualche modo collegato:
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Pericle effeminato (Lucio, 1653)
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L'uomo femmina (Ponzio, 1771)
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Lui? Lei? (Scarano, 1886)
E per finire, proviamo a paragonare i resoconti su quanto Papi sussurrava alle sue graziose invitate con un florilegio di citazioni operistiche, in cui si dimostra che i testi melodrammatici sono tutto fuorché casti e puri.
Dall’Otello di Verdi:
Desdemona: “Qual è il mio fallo?
Otello:” E il chiedi? Il più nero…”
Dalla Norma di Bellini: “Si emendi il mio fallo…”
Dalla Madama Butterfly di Puccini:” Sì, tutto in un istante io vedo il fallo mio.” “Io son venuta al richiamo d’amore…”. Pinkerton:” Vieni! Vieni!.”
Dall’Elisabetta regina d’Inghilterra di Rossini: “ Se l’amico più caro compatisce il mio fallo,non son tanto infelice”.
Dall’Ermione di Rossini: “Troja! Qual fosti un dì”.Più avanti: “Ed osa tanto, un avanzo di Troja!”.
Dalla Rita di Donizetti:”Oh credi, o mia diletta, ah te lo giuro!Starò come un piuolo, sommessamente duro.”
Dall’Incoronazione di Poppea di Monteverdi: “Non provi i tuoi rigori il fallo mio”.
Dal Falstaff di Verdi: “Da fallo nasce fallo…”
Dal Barbiere di Siviglia di Rossini:” Là senza fallo, là senza fallo, là senza fallo mi troverà…”
Dall’Europa riconosciuta di Salieri:” Ma non merita il fallo mio…”
Dall’Idomeneo: “ La vuoi vergine? Fallo mio, una innocente darti io non posso, e se pur tu la vuoi…ingiusto sei , pretenderla non puoi.”
Dall’Equivoco stravagante di Rossini, dialogo tra Gamberetto ed Ernestina: G.:”L’uno è di filosofia bravo maestro.Che ho affittato a dieci paoli al mese. L’altro, oh poi l’altro…è un più grazioso arnese.” E.: “Un arnese grazioso? Chi sarà mai?”. G.:”Crepa di gioia: lo sposo.”E.:”Oh Dio! In quai momenti…la mia toelette è disorganizzata! Non sono accinta.” G.:” Accinta, oppur succinta. E’ tutt’uno. Preparati che a introdurli io vado, o figlia amata.” E.:”Li ricevo seduta o sollevata?.” G.:”Pur che tu li riceva tutti e due.Fa’ pur come tu vuoi: hai tal talento da poter stare a fronte a un reggimento.” (parte) .E.:” Ah celibe Minerva!Immergi in questo istante interessante il virgineo pudor, nel mio sembiante.”
Sempre dall’Equivoco stravagante, Buralicchio ed Ernestina, B.: “Vi succhieremo- come che va.” Poi Rosalia: “Quel furbarel d’amore, se noi celiam nel petto, a nostro gran dispetto, vuol sempre venir su.” Ernestina (dando un piede a Buralicchio):”Di mia clemenza eccoti un pegno, benché non degno sei di pietà.” Gamberotto: “Bacialo, annasalo.” Buralicchio:”Che odore io sento.” Gamberotto: “Fra poco, attento, più in su si va.” B.:”Che strano evento, che caso strano!A dunque dammela, per carità!”. Gamberotto:”Ah figlia, dagliela, senti a papà!.”
Da l’Occasione fa il ladro di Rossini: “Non sarà il fallo così gran cosa. Lungo lungo lungo è l’affar.”
Da La marescialla d’Ancre di Nini:”Oh pompe funeste…”.
Da Rigoletto di Verdi, Sparafucile a Rigoletto:”E’ questo il mio
strumento, vi serve?”. R.:”No!Al momento!”. S.:”Peggio per voi!”. R.:”Chissà…”.
Dall’Orfeo di Monteverdi:” Sol per te bella Euridice, benedico il mio tormento.Dopo il duol vi è più contento, dopo il mal vi è più felice.”
Da La finta semplice di Mozart:”Fremo ohimé dalla paura, Ei m’infila addirittura.”
Da Il Mondo della Luna di Galuppi :”Schizzettatemi un po’ di quel licore,che v’ha mandato il vostro imperatore.”
Da Aida di Verdi: “Alla pompa che s’appresta, meco schiava, assisterai.”
" I BUONI MORALISTI SONO QUELLI CHE SI OCCUPANO DELLA
MORALE ALTRUI".
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