Teatro Regio di PARMA, il REGNO del CAPORALATO
Venerdì 25 Marzo 2011 11:26

     TEATRO REGIO DI  PARMA ,  ossia

   IL  REGNO DEL  "CAPORALATO" MUSICALE

    

                                                                  caporalato


Riceviamo dal  blog  del sempre attento e puntuale  Luigi  Boschi   un  documento, relativo  a una   "Convenzione" del 2003 e a una  "Integrazione" del 2007 sugli accordi sottoscritti fra il Segretario Generale della Fondazione Teatro Regio di Parma Gianfranco Carra e Sergio Pellegrini , Presidente dell'Associazione Parma Opera Ensemble con cui nella "Capitale della musica" si sanciva la nascita dei Pellegriner e si autorizzava un mascherato caporalato musicale. Con atto integrativo si passava successivamente dalla associazione no profit alla srl con scopo di lucro. (Parma, 25/03/2011).

 

 

    parma_documento

 

 

Ma facciamo un pò  di cronistoria, sempre attingendo  dalla preziosa  fonte  di  Luigi Boschi, unico  fiero  oppositore a   questo  vergognoso  stato  di fatto:

 



"L'Orchestra Teatro Regio di Parma srl formata da co.co.pro è funzionale solo a Pellegrini e Maghenzani che la gestiscono e l'amministrano. Un esempio di come le risorse alla cultura e allo spettacolo sono spesso sprecate ed utilizzate in modo improprio.

Vado per punti a specificare le anomalie di come, a mio avviso, si è per anni organizzato e si continua a gestire un complesso musicale attraverso un caporalato mascherato.

-Innanzitutto l'utilizzo del nome "Orchestra Teatro Regio di Parma" è una appropriazione indebita in quanto il marchio di proprietà del Comune o della Fondazione (non so se nel passaggio dal Comune alla Fondazione questo aspetto è stato normato) non può essere usato nella ragione sociale di una società privata a responsabilità limitata.

-Esiste una "scrittura privata"  dell'08 agosto 2003 firmata dal segretario Generale Gianfranco Carra per la Fondazione Teatro Regio e da Sergio Pellegrini Presidente dell'Associazione Parma Opera Ensemble in cui viene stabilito un quadro normativo. Qui di seguito alcuni passaggi fondamentali del rapporto.

L'associazione si impegna a:

  1. provvedere alla assunzione dei professori di orchestra nel rispetto della vigenti norme di legge e all'assolvimento degli obblighi di natura previdenziale, assistenziale e fiscale;
  2. trasmettere alla Fondazione la documentazione attestante l'assolvimento degli obblighi di cui sopra;
  3. rilasciare alla Fondazione copia del certificato di agibilità Enpals.

La Fondazione fornisce:

  • 1. il luogo per le prove e lo spettacolo;
  • 2. personale di servizio e attrezzature tecniche;
  • 3. si assume i costi del noleggio del materiale musicale e i costi SIAE;
  • 4. le spese di promozione e pubblicità;
  • 5. l'ufficio all'interno del Teatro.

In base alla presente convenzione la Fondazione Teatro Regio pagava nel 2003 all'Associazione Parma Opera Ensemble 130 euro lordi più iva per ogni giornata lavorativa calcolata in 6 ore di prestazione per ogni singolo professore d'orchestra. I compensi sono adeguati ogni due anni, in base al tasso inflattivo medio del biennio precedente. Infatti nel gennaio 2005 il compenso veniva portato a 140 euro giornata. Nel 2010 il compenso penso, ma sono in attesa di verifiche, sia stato portato a 160 euro.

Ecco che nel 2007 Gianfranco Carra, per la Fondazione Teatro Regio, firmava una "integrazione alla convenzione" con cui si concedeva il subentro, nei diritti e doveri della convenzione stessa, alla società a responsabilità limitata "Orchestra Teatro Regio di Parma" rappresentata legalmente sempre dal solito Sergio Pellegrini.


In riferimento a questa realtà e contesto pongo alcune riflessioni e domande:

-Perché la Fondazione si impegnava economicamente con una remunerazione che era superiore al compenso determinato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i professori d'orchestra dipendenti delle Fondazioni lirico sinfoniche?
-Che bisogno c'era di organizzare un'orchestra secondo le logiche degli impresari musicali del dopo guerra?
-Perché il Teatro non organizzava e organizza direttamente, in funzione delle esigenze della propria produzione, con contratti a tempo determinato (o stagionali) secondo i parametri dei teatri di tradizione, il complesso orchestrale utilizzando una segreteria di produzione (peraltro con esperienza già presente al Regio)?
-Questo modus operandi "parmigiano" e il compenso pattuito divengono strumenti per l'Associazione prima e la Società poi, di trattativa commerciale con i musicisti trattenendo in modo ingiustificato una cospicua cifra per ogni professore creando una situazione di vero e proprio caporalato e inducendo gli orchestrali a subire condizioni vessatorie e prive di tutela.
-E se si volesse optare per una forma più autonoma e di maggior capacità produttiva e di lavoro, perché il complesso musicale non viene organizzato secondo logiche di società a forma cooperativistica o associativa dove tutti, dico tutti i musicisti sono soci?
-Quali gli interessi del Teatro nel lasciare la gestione nelle mani disinvolte e senza scrupoli di Pellegrini e Maghenzani rispetto a una gestione in proprio che oltre fornire migliori condizioni e garanzie ai musicisti avrebbe fatto risparmiare nei costi annuali la Fondazione?
-Qual è il senso di far subentrare in data 02/01/2007 su un contratto scaduto il 30/06/2006 (decorrenza a partire dal 01/09/2003 e prorogato su tacito rinnovo), una srl a una associazione vista la diversità dei soggetti giuridici? L'atto risulterebbe nullo! 
-I danni procurati al buon nome del Teatro Regio sono viceversa ingenti basti pensare alla sentenza di condanna per i contributi ENPALS evasi e condannati a pagare, la vicenda Buzi, il malumore generato nel mondo musicale per i maltrattamenti subiti dai musicisti, la speculazione economica, dove si è raggiunto il massimo facendo suonare, praticamente nella stessa data, a Bilbao e a Parma due orchestre diverse con lo stesso nome. Scrivevo "Ora qual è l'Orchestra del Teatro Regio: quella andata a Bilbao o quella che è rimasta a Parma?"

E allora mi chiedo perché tutto questo, Ubaldi, visto che l'accordo risale alla sua Presidenza in Fondazione, quando sarebbe stato ed ancora è molto più semplice la chiamata diretta rispettando le tutele e i diritti dei contratti di lavoro? Per non parlare dell'utilizzo dell'orchestra stabile Toscanini presente a Parma.
La cosa non può non insospettire!! A chi era ed è funzionale, e a che deve servire il giro di denaro attraverso l'orchestra? Quali parrocchie politiche deve ungere? Con quali poteri deve interagire?
Quali motivi inducono a sostenere una iniqua gestione che non porta a nulla?
E non vi sono nemmeno i presupposti per un grande progetto culturale musicale, né di valorizzazione dei talenti locali, perché laddove regna solo speculazione economica sulla testa dei musicisti, non può esserci cultura.
Le risorse a Parma per il Teatro ci sono state, e che cosa hanno prodotto? Uno sporco giro di soldi per alimentare i noti circuiti. Era forse questo che Verdi avrebbe voluto con la sua opera? (Parma, 19/02/2011)."

Luigi Boschi

 

Mauro Meli...si vergogni!!!!

                meli1            caporalato2

 

Da  "Parma  Lirica",  10  marzo  2011   leggiamo:


Regio, musicista al sindaco: “Salvi l’orchestra”

Dopo le polemiche sull’ensemble del teatro scatenate dall’inchiesta di Repubblica Parma, una musicista che ha lavorato nel tempio della lirica parmigiano per quasi dieci anni racconta di ritorsioni, minacce e frustrazioni. L’appello: “Vignali faccia qualcosa”

di BENEDETTA PINTUS e MARCO SEVERO

SolistiTeatroRegio320x_Standard  Professori  dell'Orchestra  del  Regio  di Parma


Un “caporalato”, fatto di ricatti, minacce, ritorsioni. Un andazzo per cui i lavoratori devono essere sempre disponibili per il capo e i suoi “capetti”. Così viene descritta l’orchestra del teatro Regio da chi l’ha conosciuta da vicino e ora invoca l’intervento delle istituzioni: “Il sindaco dica stop a questo scempio”. A lanciare l’appello è una musicista che ha lavorato per l’ensemble del tempio della lirica parmigiano per quasi dieci anni e, ormai approdata ad altri lidi musicali, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ma in forma anonima, per timore di rappresaglie da parte dei suoi ex datori di lavoro. Quelli che intervistati da Repubblica Parma hanno definito la loro schiera di musicisti precari “una squadra compatta” in cui “nessuno si lamenta” (LEGGI) e che hanno liquidato con una diffida Silvia Avanzini, la segretaria Slc-Cgil colpevole di aver avanzato dubbi sui contratti co.co.pro. della prima orchestra “srl” d’Italia (LEGGI).

“Andarmene è stata una liberazione”, racconta la testimone diretta del “metodo Pellegrini”, il sistema che prende il nome dal direttore definito da molti piuttosto un “dittatore”. “Dal podio – accusa l’orchestrale – Pellegrini intima ai musicisti di non prestare attività in altre formazioni locali che fanno concorrenza alla sua, pena l’esclusione definitiva. E’ così che anche io sono entrata nella lista di proscrizione”. La musicista racconta di aver visto stilare una “black list” al teatro Regio durante l’esibizione di un’altra orchestra: “Una persona si piazzò nell’atrio dell’ingresso-artisti prima della recita con tanto di bloc notes, appuntando tutti i nomi di chi suonava”.

Ma come? Enrico Maghenzani, l’amministratore delegato, non aveva dichiarato che “ogni orchestrale è padrone di se stesso in quanto socio della srl”? Evidentemente per i “Pellegriner”, come i sarcastici definiscono i suonatori del Regio, di flessibile c’è soltanto il tipo di contratto. “Io – ricorda la musicista – guadagnavo 60 euro al giorno circa, a fronte di una paga giornaliera di 200 euro di un normale contratto professionale di un’orchestra stabile. Di quale libertà stiamo parlando? Che libero professionismo è questo? Un cameriere guadagna di più”. E forse gode anche di maggiori tutele, visto che i lavoratori della “srl” della lirica “non hanno indennità di disoccupazione, non possono ammalarsi e si vedono negare o concedere i permessi non retribuiti a seconda degli umori del capo”. Insomma, pur essendo professionisti specializzati vivono la stessa condizione di qualsiasi altro precario.

“Qui si sta come d’autunno sugli alberi le foglie – taglia corto l’artista – basta un nonnulla per non essere più chiamati”. E guai a chi prova ad alzare la testa, ad avanzare rivendicazioni: “Non bisogna creare problemi. Ho visto persone cacciate scrivere lettere di scuse, cospargersi il capo di cenere ed essere ancora trattate a pesci in faccia”.

Un “clima plumbeo”, fatto di vendette e frustrazioni, quello tratteggiato dalla testimone. Un quadro che contraddice l’immagine pubblica del tempio della lirica verdiana, della “Salisburgo nostrana” secondo la formula pubblicitaria cara alla Fondazione del Regio. Molti artisti sono scappati a gambe levate, assicura l’orchestrale. “Anni fa – aggiunge – Maghenzani in un’intervista magnificò la sua orchestra co.co.pro., vantandosi per l’alto numero di strumentisti, circa 600, che dal 2000 al 2006 avevano fatto parte della compagine parmense. Beata ingenuità: questa è la scientifica certificazione del fallimento artistico dell’orchestra del Regio.

Che qualità, che identità può avere infatti un ensemble musicale sottoposto a un simile turn over?”. Molti profughi della compagine musicale del Regio hanno provato a sopravvivere nel mondo della musica, altri avrebbero rinunciato al mestiere coltivato in anni di studio, finendo per accettare un lavoro in un supermercato per mantenere la famiglia. Abbandonati, secondo la testimone, anche dalla Cgil: “Ho visto con i miei occhi la ricostruzione contributiva che un coraggioso collega fece fare al sindacato. Venne accertata un’evasione per svariate migliaia di euro ma, arrivati al dunque, la Cgil non se la sentì di patrocinare in giudizio il musicista  che nel frattempo, disgustato, cambiò lavoro”.

La situazione è tale che la musicista ritiene necessario un intervento del primo cittadino: “Il sindaco potrebbe dire stop a questo scempio e ritornare ad avvalersi di un’orchestra Toscanini riveduta, corretta e potenziata. Il Comune di Parma è sempre socio fondatore della nostra orchestra regionale, o no? Finalmente ci sarebbero contratti a misura d’uomo, audizioni, concorsi, un minimo di legalità e di meritocrazia”. La Fondazione, secondo l’artista, ne guadagnerebbe anche in trasparenza: “I vertici potrebbero dirci, per esempio, a quanto ammonta la sanzione subita per omesso controllo sulla vicenda Enpals, l’Ente nazionale di previdenza per i lavoratori dello spettacolo”.

Il riferimento è a una condanna emessa dal tribunale di Bologna nel 2009 a carico della “Parma opera ensemble”, la precedente formazione diretta da Pellegrini. La sentenza, un respingimento di un ricorso presentato dall’associazione, riguarda un mancato versamento di contributi previdenziali ai propri musicisti nei primi anni 2000. Infuocato il dibattito seguito su Repubblica Parma, con un furioso botta e risposta fra l’ad Maghenzani e alcuni lettori che hanno parlato – e pure pubblicato i documenti (GUARDA) – di contributi arretrati da sborsare per una somma di 93.917,59 euro. Cifra alla quale andrebbero aggiunte le spese processuali, che ammontano a quasi 8mila euro.

Totale, 100mila euro a carico dell’estinta Opera ensemble e, di riflesso secondo la musicista, sulla Fondazione Teatro Regio. “Per quanto mi riguarda – conclude laconica la testimone – mi accontenterei di continuare a suonare e a guadagnare onestamente e dignitosamente  ma, stando così le cose, non  consiglierei mai a un ragazzo di iscriversi al Conservatorio. Qui ormai è tutto un assalto alla diligenza”.

 

 

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