BOLOGNA,GENOVA,CREMONA: tre buone ragioni per vergognarsi!
Mercoledì 28 Luglio 2010 10:37

Pioggia di critiche per Tutino
"Si poteva risparmiare la denuncia"

Indagati tre sindacalisti in conseguenza della querela del soprintendente del teatro Comunale per l'occupazione dei lavoratori. La Cisl: "Speriamo siano gli ultimi colpi di coda di chi, finito il mandato, cerca la riconferma"

E su Tutino piovono le polemiche dei sindacati e dei partiti. La notizia che tre sindacalisti sono indagati in seguito alla denuncia fatta dal soprintendente del Comunale (con tanto di foto scattate e allegate alla querela) per l'occupazione del teatro fa infuriare non solo la Cisl, ma tanto la Federazione per la sinistra in Regione quanto Lega e Udc.
                                                      Tutinofallimento

"E allora ci denunci tutti", tuona la Cisl, coinvolgendo nella querela "anche tutti i sindacalisti e lavoratori che hanno partecipato agli oltre 90 giorni di presidio nel teatro" dato che quella iniziativa (avviata per protesta contro la riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche) fu presa in una assemblea unitaria da Cgil-Cisl-Uil e Fials. "Speriamo che questi - commenta il segretario Stefano Gregnanin - siano gli ultimi colpi di coda di chi, finito il proprio mandato, tenta disperatamente di giustificare una propria riconferma".

Di tono simile la reazione della Lega. Marco Tutino "poteva anche risparmiarsi" la denuncia, commenta Manes Bernardini, secondo cui "bisogna sapere gestire certi conflitti quando si ha un certo ruolo, e lui non lo ha mai saputo fare". Anche l'Udc è molto critica; il segretario provinciale Maria Cristina Marri esprime solidarietà "non solo ai lavoratori indagati, ma a tutti i sindacalisti e ai lavoratori che in modo unitario hanno deciso le azioni di protesta da attivare". E come la Cisl, chiede presto una sostituzione al vertice: "Questi reiterati e annosi momenti di tensione che possono aver provocato anche qualche comportamento sopra le righe richiedono un cambiamento essendo ormai evidente che è impossibile la ricucitura tra direzione del Teatro e dipendenti". In un aggettivo, per il consigliere regionale della Federazione per la sinistra Roberto Sconciaforni il comportamento del soprintendente Tutino è "intollerabile".

(27 luglio 2010)

 

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GENOVA – Carlo Felice, il buco si allarga
  LA REPUBBLICA – Genova

DONATELLA ALFONSO
SOLDI per gli stipendi fino a settembre o poco più, e per fortuna che ad agosto il Carlo Felice è chiuso, tutti vanno in ferie e, stipendi a parte, non ci sono spese extra. Mancano infatti altri dieci milioni alle casse del Teatro, oltre ai 15 milioni già certi di deficit. Colpa del fantasma del Fus, cioè del mancato versamento del contributo statale all´inizio dell´anno, pari a circa 11 milioni di euro; se, nonostante i tagli del decreto Bondi, davvero non arrivasse nulla entro la fine dell´anno, il rischio di tirare giù per sempre il sipario si farebbe reale.
In attesa di sapere quale sarà il destino, infatti, c´è una certezza sola: che, a parte i soldi dei biglietti incassati, al Carlo Felice è arrivato finora solo un milione da Iride. Ma siccome 400 mila euro sono stati pignorati per cautelare il “rimborso” dovuto all´ex sovrintendente Gennaro Di Benedetto, così come previsto dalla prima sentenza sulla causa post-licenziamento – sulla quale peraltro la Fondazione intende presentare appello – nel borsellino sono a disposizione 600 mila euro: la vita di due mesi o poco più del Teatro e dei suoi dipendenti. E anche la scelta del nuovo direttore artistico – al di là del nome, che potrebbe essere quello di Cristina Ferrari, che tornerebbe quindi a ricoprire il ruolo toltole da Ferrazza – potrebbe slittare alla fine dell´anno.
SOLO verso la fine dell´anno, infatti, il Teatro e i suoi vertici, a partire dalla sindaco Marta Vincenzi, presidente del Cda, sapranno se sia possibile pagarsi il “lusso” di un nuovo, congruo stipendio, perché il compenso di un direttore artistico di alto libello difficilmente sta sotto i 100 mila euro l´anno. Si può farne a meno, certo, e il sovrintendente Giovanni Pacor può gestire ad interim i due ruoli; ma ci vuole chiarezza. E non è ancora finita. Ogni esborso in più va comunque bloccato, si sono infatti detti a Teatro: a partire da quanto previsto da un altro, clamoroso contratto. Quello che, che, secondo indiscrezioni, sarebbe stato firmato nel marzo scorso da Ferrazza e Daniel Oren, per cinque nuove produzioni da realizzare tra il 2011 e il 2012, quindi oltre il vecchio contratto – ormai scaduto – e da pagarsi a 18.600 euro a rappresentazione. Quante ne dovrebbero essere messe in cartellone, per ognuna delle cinque opere?
Sono queste, secondo le voci che si rincorrono, le pessime scoperte che il neosovrintendente e il suo direttore di staff, Renzo Fossati, hanno fatto “scavando”, come dichiarava la scorsa settimana Pacor a Repubblica, tra le carte lasciate dall´ex commissario Giuseppe Ferrazza, sulle quali lavorano anche i revisori della Deloitte, che dovrebbero concludere entro la fine di luglio il lavoro di revisione di spese e contratti. Proprio dalla gestione di Ferrazza, come ha dichiarato Marta Vincenzi appena due settimane fa, all´insediamento di Pacor, arrivano 4 milioni di euro di deficit in più degli undici di cui già si sapeva, e il problema già si presentava drammatico. L´ex commissario, dal canto suo, aveva parlato di tre milioni di euro mancanti, il che impediva di programmare qualsiasi cosa. Ma quale sia la vera situazione, al di là degli “scavi” di Pacor e Fossati, e delle analisi dei funzionari di Deloitte, è che il rischio di non riuscire ad andare avanti con il Teatro è adesso qualcosa di palpabile. Certo, c´è l´impegno di Riccardo Garrone, ci sono i contatti con altri, possibili soci privati: ma è pensabile che il Teatro possa fare a meno completamente del Fus, il Fondo unico dello spettacolo, cioè il contributo statale? Ovviamente no. Il timore vero che resta sullo sfondo e che riguarda Genova, ma non solo, è che si voglia arrivare a cancellare di fatto le Fondazioni liriche italiane, salvandone una minima parte, quella ritenuta più di spicco, dalla Scala all´Opera di Roma, al Conservatorio di Santa Cecilia, e lasciando gli altri ad arrangiarsi. Altro che una furtiva lacrima.


Ricevo  dal  sig.Valentino Salvini:


"CARISSIMO STINCHELLI , TI INFORMO CHE A CREMONA STANNO SUCCEDENDO COSE ASSURDE.


1 ) NON VOGLIONO INTITOLARE UNA VIA AL GRANDE ALDO PROTTI .

2)  LA NUOVA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE HA ABOLITO IL FESTIVAL LIRICO ESTIVO. DICONO CHE CI SONO TROPPE SPESE MA LA VIA A PROTTI NON COSTA NULLA! EPPURE FIN ORA NIENTE DA FARE. PUOI FARE UN'APPELLO ALLA BARCACCIA E SOLLECITARE GLI ORGANI POLITICI CREMONESI? GRAZIE!"



Rispondo:


Bologna, Genova, Cremona...Tre  situazioni  diverse  ma  tra  loro speculari. Tre  immagini  di  una  Italia  che  desta  vergogna. Invece  di valorizzare  ciò che  ha  di  più  bello  e  importante , getta  alle  ortiche  tutto, in nome  di  non  si  sa  quali  altre  priorità.

Il  maestro  Tutino farebbe  meglio , ormai, a  prenotarsi un Safari  o  un periodo  di  meditazione  in zona  tibetana. Contemplando  le  vette  più  alte  del  mondo potrà  forse  ripensare  ai  troppi  errori  commessi  e  alla  propria  incapacità.

A  Genova  il  signor  Ferrazza, precedente  responsabile  amministrativo  del Teatro,  ha  fatto  un pò  di  salti  mortali, fin quando ha  potuto, occultando  buchi  in bilancio  e  offrendo  un'immagine  facilona  e  rozza  come  manager  e  come  Sovrintendente. Ora  se  ne  pagano  le  conseguenze  e  sono  gravissime. Molta  responsabilità  va  anche  ai  sindacati  che, pur  sapendo  da  anni, hanno taciuto  o  hanno  fatto  finta  di non vedere. In tempi  di  crisi  non si  può  più contare  su  alcun altro  fondo  che non sia  privato: a  cosa servivano  le  Fondazioni  se  non a   questo? Io mi auguro  che  zio Paperone  esca  fuori  ma   è  assolutamente  ridicolo  che si debba, entro  sabato,  sperare  in zio Paperone.

A  Cremona  farebbero  bene a  meditare  su  chi  fu  Aldo  Protti  e  quanta  Arte  portò  in giro per  il mondo, vantandosi  sempre- con orgoglio-  di  essere  cremonese. Una  strada è  davvero  il minimo.