RIGOLETTO A MANTOVA, la RECENSIONE
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Sabato 04 Settembre 2010 21:07

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Preceduto nientemeno che da un discorso “alle nazioni” del Capo dello Stato, il Presidente Napolitano, il “Rigoletto a Mantova” di Andrea Andermann si è presentato in tutto il suo splendore sullo schermo di RaiUno.

Il grande evento mediatico non può prescindere che da una triplice  recensione, essendo troppo vasto il raggio d'azione che ricopre una diretta televisiva nel 2010 dedicata a un capolavoro verdiano, qualunque sia il titolo, il cast, la location.

Si parlerà quindi EVENTO ,di RECENSIONE VISIVA e di RECENSIONE MUSICALE dello stesso.

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            P.Domingo , foto Giglioli (Rada Film)

 

L'EVENTO

 

Il successo è annunciato: una diretta dedicata all'opera lirica, seppur divisa in tre diverse fasi (per rispettare la drammaturgìa verdiana) e in due giornate su RaiUno, rete ammiraglia, è già un trionfo di per sé. Trionfo della caparbia volontà del produttore-ideatore Andermann, “the crazy-man” come lo definisce Mehta, capace di assemblare oltre 140 reti televisive interessate e una ingente quantità di capitali in un'epoca che vede l'Opera non solo negletta ma addirittura sconosciuta a larghe fasce di utenti. E' un successo di immagine per l'Italia, paese che vede le sue fondazioni liriche in crisi nera, ma che offre così un volto diverso: il volto di chi produce non solo piagnistei o deficit ma anche Arte, e la diffonde ovunque. E' un successo per Mantova, città in cui si fa male o malissimo l'Opera da decenni (diciamo pure fuori dai circuiti produttivi importanti) ma che ha un bacino d'utenza tradizionalmente forte: quanti cantanti illustri mantovani, quanti appassionati si muovono da quella città! E' un successo per la Rai, che oltre a canzonette e spettacoli di mero e non sempre dignitoso intrattenimento, offre al suo pubblico un prodotto culturalmente alto, non interrotto dalle pubblicità.

      

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    atto I, foto Giglioli (Rada Film)

 

LA RECENSIONE VISIVA

 

Bellocchio opta per una linea di regìa rispettosa e prudente, di una discrezione addirittura esagerata. Mi ricorda molto il “Rigoletto” con la regìa di Sgarbi a Busseto: più tradizionale, tranquillo, pacifico di quello... Succede così ai registi impauriti dall'impatto micidiale con l'Opera, un genere che ha inventato e ha preceduto tutto e tutti, e con la musica impressionante, densa, terribile di Verdi...che da sola canta e racconta, inesorabile. Una prudenza, quella di Bellocchio, che se va lodata per il rispetto estremo va invece criticata per taluni piccoli inciampi, del tutto fisiologici: troppo moderne le acconciature di alcuni uomini, troppo involontariamente comica la stretta del duetto tra il Duca e Gilda “Addio, addio, speranza ed anima” , con il tira e molla ripetuto fino alla noia tra Giovanna e l'impetuoso Vittorio Grigolo, quest'ultimo decisamente aitante ma over acting sia nel I atto che nella scena con la figlia di Rigoletto; Gilda a sua volta, terminando la sua grande aria “Caro nome” si imbatte faccia a faccia con i congiurati appostati dietro la finestra , senza battere ciglio. D'accordo che la sua casa era invero un po' troppo “frequentata” ...ma così...sembra una casa d'appuntamenti!

Mantova. Vi sono belle inquadrature...ma poche, poche davvero. La fotografia non è eccezionale, Storaro sbaglia le luci in più punti, lasciando al buio i personaggi o con fastidiose ombre sui volti : in Tv la luce diffusa o ambrata funziona per pochi secondi, nemmeno minuti...poi c'è il rischio di allontanare la scena, antichizzarla in modo fasullo e poco coinvolgente.

Andrà fatto un monumento al magnifico Domingo, personaggio totalmente partecipe e credibile, fantastico nella “verità” dei suoi atteggiamenti, intenso , commovente persino quando lo vedi entrare in scena così straordinariamente anziano eppur giovane nello sguardo. Una grande interpretazione. Solo nel duetto con la Novikova, non ha resistito, e com'era già accaduto nell'agnizione tra Simon Boccanegra e Amelia , il rapporto padre-figlia non tarda a trasformarsi, complice lo sguardo “trombino”, in un più plausibile rapporto incestuoso.

 

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  Z.Mehta, Orchestra della  Rai, foto Giglioli (Rada Film) 

 


LA RECENSIONE MUSICALE

 

Domingo pasticcia l'entrata, sbaglia le parole, salta qua e là una rispostina, il I atto di Rigoletto non perdona e l'emozione , fisiologica, tradisce il grande tenore. Ma da “Voi congiuraste” la concentrazione aumenta ed esce il fuoriclasse, dalla mostruosa esperienza: dopo 10 minuti è Rigoletto. Si dimentica il colore “chiaro” di certe frasi e i passaggi schiettamente tenorili: siamo di fronte a un grande interprete e a un cantante che sa sempre come si deve tornire una frase, come si legano i suoni, come si dà espressione al senso di una parola. Inoltre, il vantaggio di Domingo è quello del suo magnifico smalto timbrico: infinitamente meglio il suo “Pari siamo” di molti baritoni strozzati, senza far nomi. Certo, un orecchio attento  e  spietato  nota  l'età avanzata  e la  ormai perduta  freschezza, ma  si  concede  a  questo  grande  "Cid Campeador"  l'onore  delle  armi.

Vittorio Grigolo si fa prendere un po' la mano da una baldanza eccessiva che va a inficiare una linea di canto più controllata. La voce è a volte tremula, come per un eccesso di espressività e nel grande duetto “E' il sol dell'anima” si rifugia in troppi falsetti, fin quasi a sdilinquirsi nella cadenza finale. Verdi va appoggiato sempre e , come già accadde a Cura in “Traviata”, se certe frasi non vengono adeguatamente sostenute (come Domingo fa sempre) si scivola nella canzonetta. Il Duca è una figura troppo spesso “svirilizzata” , se mi si concede questo termine: speriamo in un secondo atto e terzo atto più deciso, più autorevole, meno compiaciuto.

La Julia Novikova canta bene, è garbata, intonata, precisa, delicata ma le manca l'aplomb della primadonna, forse per inesperienza. Ha un bel personale, è carina, ma gli occhi tradiscono qualche paura di troppo e non “bucano” lo schermo, come invece avviene durante il “Questa o quella” per la terza figurante che il Duca sceglie e bacia durante la sua Ballata. La voce sembrerebbe un po' flebile, a meno che non salti fuori d'improvviso nel III atto, quando si richiede a Gilda un piglio a volte drammatico.

Ruggiero Raimondi è Sparafucile: perfetto scenicamente,  meno vocalmente a causa della consueta pronuncia “russa” e di un fa basso che rievocava tragicamente il chiodo infisso nella scarpa e strisciato lungo le assi del palcoscenico, trucco escogitato  dai  bassi  privi di note...basse.

Molto bene  gli altri, direi tutti, da Borsa alla Giovanna della Di Tonno ( a un certo punto più Gilda lei della Novikova...ma Giovanna non era un mezzo?) , a Giorgio Gatti a Giorgio Caoduro perfetto come Marullo, Monterone ottimo.

Zubin Mehta, Orchestra della Rai e Coro, attentissimi, precisi, prudenti, senza  eccessivi  guizzi  o particolari  "invenzioni", una prestazione di buon  livello in condizioni  non facili. Un plauso speciale  alla  Di  Pietro,  perfetta  a  guidare la  compagine corale.

 
Gonzaga, la famiglia dei gobboni
Note
Venerdì 03 Settembre 2010 07:24

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Una delle clamorose novità del Rigoletto di Verdi  è la questione del protagonista gobbo. Nei drammi di Victor Hugo i deformi, i miserabili, i diseredati occupano un posto particolare…pensiamo all’altro grande gobbo, che è Quasimodo, il gobbo di Notre Dame.

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La censura del tempo mal digerì questa gobba, tanto che come si è già accennato, Verdi dovette imporla con forza. Ancora oggi è facile che Rigoletto si presenti, in talune regìe, gobbo …ma per finta: un celebre allestimento all’Arena di Verona propose un Rigoletto che , a un certo punto, si toglieva la gobba e la scagliava con rabbia per terra, a significare la sua ribellione al giogo della corte di Mantova.

 Sarà il caso ora di aprire una parentesi curiosa, che ci farà scoprire una serie di gobbi e di gobbe del tutto imprevedibili, saltate fuori sulle rive del Mincio…

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Pare infatti che ,storicamente, presso la corte dei Gonzaga a Mantova la gobba fosse di casa....una vera e propria maledizione…

 Partiamo dall’inizio.

La gobba venne “importata” a Mantova dal primo Marchese, il potente Gianfrancesco, che si maritò con la ricchissima figlia del signore di Rimini, Paola Malatesta, ricca sì ma non particolarmee affascinante e…inequivocabilmente gobba.

                    paola_malatesta

 

La gobba come si sa è tara ereditaria. Si salvarono i figli di Paola e Gianfrancesco,ma non i nipoti: gobbo l’erede Federigo, gobbe le figlie Susanna ,Cecilia e più di tutte Paolina, che il Mantenga coprì con un pesante e pietoso mantello nel ritratto della “Camera degli sposi”.

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Proprio Paolina , unica tra le figlie, trovò marito nel tedesco Conte di Gorizia, uomo piuttosto grossolano nei modi e in verità poco adatto a una sposa così delicata. La maledizione non tardò a colpire:salvatisi la bella Barberina e il cardinale Francesco, toccò alla sfortunata Dorotea di ereditare la gobba materna:umiliata e malaticcia, morì ad appena diciotto anni.

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Tristissima vicenda, cui fa da contraltare la rassegnata saggezza del marchese Federigo, definito da un cronista rinascimentale “gobbo cortese e piacevole”, inclinato alle arti e alle tecniche guerresche, che aveva sposato nel 1463 la bionda e bellissima Margherita di Baviera, assicurandosi una progenie perfettamente dritta e aitante.

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Il ritratto, certamente  "ritoccato"   dal  pittore, propone tuttavia  un modello  di  gobbo  belloccio  cui pare  essersi  ispirato Domingo, per  il  suo  Rigoletto  mantovano  "nei luoghi e nelle  ore".

 La maledizione delle gobbe non era certo terminata.

Risparmiata la generazione di Francesco Gonzaga, il prode condottiero che aveva liberato l’Italia dal giogo di Carlo VIII, e quella dei suoi figli, ecco riapparire la gobba nel nipote, figlio del primo Duca mantovano Federigo II.

E’ il Duca Guglielmo , la cui triste…ricurva immagine ci viene restituita dalla celebre tela del Rubens, intitolata “Famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità”.

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T: Le dita adunche, nodose e serrate più che congiunte per la preghiera, le palpebre abbassate, lo sguardo livido dell’appena dodicenne duca Guglielmo, sembrano l’immagine di un futuro despota, di un tiranno .Così non fu, poiché il suo regno portò pace, prosperità e abbondanza a Mantova e nel Monferrato.

Per quei giochi che solo il destino sa organizzare, il figlio del gobbo duca di Mantova e di Leonora d’Austria, figlia …non bella… dell’Imperatore Ferdinando I d’Asburgo e per questo destinata ad altrettanto orridi regnanti senza gradi doti, fu un uomo di rara bellezza e tra i più corteggiati del tempo, il Duca Vincenzo Gonzaga, proprio colui cui si ispirò Verdi per il personaggio del Duca di Mantova.

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Si nota  la  somiglianza  tra il  bel  Duca  Vincenzo Gonzaga  con il giovane Alfredo Kraus, uno  degli  interpreti  storici  del  ruolo  verdiano.

E qui il cerchio si chiude, esattamente come la maledizione di Monterone!

 Se  osserviamo oggi i ritratti che Domenichino e Rubens ci hanno lasciato di Vincenzo Gonzaga e dei suoi figli: belli, così rosei e biondi, così sani, così apparentemente baciati dalla fortuna ma poi nella realtà della vita così inetti e rovinosi, vien fatto di pensare che, in fondo, ben più fortunati davvero furono Ludovico e Barbara e i gobbi Federigo e Guglielmo.

Non si può che constatare che, sparita la gobba dalla spalla dei duchi, sparì anche la fortuna - quella vera, quella della sostanza e non delle apparenze - dalle sorti gonzaghesche e mantovane…

Si insinua allora in noi una un raggelante sospetto, un inquietante interrogativo: "Che la gobba porti veramente fortuna?".

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RIGOLETTO a MANTOVA : LE IMMAGINI PRIMA DELLA PRIMA!
News
Giovedì 02 Settembre 2010 20:23

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In  anteprima  assoluta  le  immagini  del  "Rigoletto"  di  Verdi che andrà  in onda  il 4  e  il  5  settembre  su  Raiuno!

Le  magnifiche foto  realizzate  da  Cristiano Giglioli 

per la  RADA  FILM!

 

Da  Repubblica\ 17.7.2010

Rigoletto kolossal per Raiuno

MILANO - Se fa dire a Paolo Garimberti «questo è un giorno in cui sono contento di essere p r e s i d e n t e R a i » , dev' essere proprio un evento straordinario. E lo è, questo Rigoletto a Mantova che andrà in onda su RaiUno in mondovisione (138 Paesi) il 4 e 5 settembre in forma di "film in diretta", cioè una diretta tv ma preparata e ambientata come un film, nei luoghi "veri" del Rigoletto. Orchestra Sinfonica della Rai, direttore Zubin Mehta, regista Marco Bellocchio, protagonista Placido Domingo (al debutto nel ruolo di Rigoletto), cinematografia di Vittorio Storaro: un pool di eccellenze straordinarie, che daranno vita a uno spettacolo emozionante, sulla scia di Tosca a Roma e Traviata a Parigi, ideati e prodotti, come il Rigoletto di oggi, da Andrea Andermann. Per il direttore di RaiUno Mauro Mazza, il tutto «costa come due volte e mezzo una serata di buon intrattenimento, ma ne vale la pena». - (m.t.)

 

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A Mantova  fervono i preparativi, la  città  verrà  chiusa  al  traffico sabato 4 settembre e  per seguire la diretta Tv “Rigoletto - Atto primo”, in piazza Mantegna alle ore 20.00 sarà allestito un Maxischermo, con diretta e inediti dal backstage. Così come domenica 5 settembre alle ore 14.00 per l’atto secondo.

Alle 20.15 di domenica sempre in piazza Mantegna, “Aspettando l’Atto terzo”: proiezione su Maxischermo Atto Primo e Secondo e alle ore 23.15 proiezione su Maxischermo Atto Terzo in diretta.

Nel  cast, oltre al  "debuttante  di  lusso"  Domingo, il  tenore  Vittorio  Grigolo, il soprano  Julia  Novikova (Gilda) , il basso  Ruggiero  Raimondi  come Sparafucile il mezzosoprano  Nino  Surguladze  (Maddalena).

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La  bionda  Julia  Novikova  è  Gilda. Subentrata  alla  Rancatore  e  alla  Peretyako, il soprano  russo ha  già  fatto  importanti  debutti  , in patria  e  in Germania, ricoprendo  molti  ruoli  classici  del repertorio  lirico  leggero: Regina  della Notte, Zerbinetta, Amina, Norina, Oscar  in Ballo in maschera, Adina. Nel  2009  ha  vinto  il  Concorso  "Operalia"  di  Placido  Domingo e tanto basta  ad  averle  assicurato  un prezioso  lasciapassare  per  l'ambita  parte  nella  produzione  di  Andrea  Andermann.

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Al suo fianco un Duca  che  più  Duca  non si  può, il  bel  Vittorio  Grigolo, tenore  in piena  ascesa, con cui abbiamo scambiato  due chiacchiere  prima  della  attesissima  Prima." E'  una  fatica  enorme ma  le  soddisfazioni  sono  tali  da  farti  dimenticare  anche  che rischi  di  perdere  la voce!"  , così a  telefono  dice  Grigolo  con vocina  flebile  e  trasparente, "Si prova e si  riprova  a  tutte  le  ore, all'aperto,  con il caldo  o  con l'improvviso abbassarsi  della temperatura, tra  i fumi  degli  effetti speciali, con il vento che ti soffia  pericolosamente  in gola, ma  stare accanto a Domingo  è  un'esperienza che da  sola  vale  tutta  una  carriera. E'  un uomo  e un artista  sorprendente: canta  e  interpreta   Rigoletto  come lo avesse  fatto da  sempre, si commuove  veramente in scena  pensando ai  suoi  figli...un  grande, sono orgoglioso  di far  parte  di  questo  cast." Chiedo: il  Rigoletto  di  Bellocchio  rispetta  le didascalìe del libretto, costumi  dell'epoca  o  si lascia  andare  alle  attualizzazioni? "No  , no, tradizionalissimo. Sembra  di  essere  veramente presso la corte dei Gonzaga, Rigoletto  ha la  gobba, tutto  regolare!". Ridacchia  Vittorio  , abituato  com'è  alle regìe iconoclaste  e a  stramberìe  di  tutti  i  tipi.

Buon  per  noi  e  per  chi ama  l'Opera così  com'è: Andermann e  Bellocchio non turberanno  i  sonni  dei  melomani  più  oltranzisti  e andranno certamente incontro al  grande  pubblico.

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Alcune splendide  immagini  di  Placido  Domingo, un  Rigoletto  acquisito  dopo aver cantato  nel  corso  della  sua  carriera  moltissime  volte  il  ruolo  del  Duca. Nonostante debba  interpretare  la  parte  di  un uomo  deforme  e  forse anche ributtante , Domingo  non rinuncia  (e  con lui  l'accorto  regista) al  look  da  "bellone" , inaugurando  un filone  che  potrebbe  in futuro  vedere  rovesciate le  parti,  com'era  in realtà: il  Duca  gobbo  e  Rigoletto  "bello". Pare  infatti  che  la  stirpe dei  duchi  di Mantova  abbia  annoverato  parecchi  "mostri" ,  gobbi  e  quant'altro, tali  da  costituire  una  sorta  di  vendetta  del  Buffone  più  famoso  al  mondo.

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Uno  Sparafucile  di  grosso  calibro, il basso  Ruggiero  Raimondi, in questa immagine  perfetta  caratterizzazione del sicario.

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E  infine  Maddalena, il mezzosoprano Nino Surguladze, nata  a  Tiblisi  in Georgia, terra  ricca  di  magnifiche  vocalità, uscita  dall'Accademia  della  Scala dove ha già  cantato  in alcune occasioni  importanti, fin dal  2001.

In bocca  al  lupo  a  tutti!




 
LETTERA al SINDACO di GENOVA, Marta VINCENZI
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Giovedì 02 Settembre 2010 17:38

Oggi  su  "Repubblica" , una  lettera  di sostegno al  Sindaco  di  Genova, Marta  Vincenzi:

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Il Teatro Carlo Felice sta vivendo uno dei momenti più drammatici della sua pur breve storia.

 

Chi scrive ne ha per motivi di affetto e professionali, a cuore le sorti e esprime la più viva preoccupazione per i toni e la mancanza di dialogo voluta dai sindacati autonomi dei lavoratori che rischia di compromettere in maniera definitiva la soluzione dei problemi.

 

Quanto è accaduto ieri, in termini di aggressione verbale nei confronti del Sindaco e Presidente della Fondazione, al di fuori del Teatro, è un palese atto di inciviltà che non fa bene al Carlo Felice e che non si spiega solo con la pur comprensibile preoccupazione di molti dipendenti circa il loro futuro.

 

Per questo auspichiamo con forza un clima di maggiore distensione e di dialogo che permetta alla Direzione di trasmettere ai lavoratori del Teatro un’ informativa puntuale e rigorosa sulla reale situazione e sulle prospettive future. Questo era l’intento del Sindaco Marta Vincenzi ieri ,e le e’ stato brutalmente impedito.

 

Supportiamo il Sindaco in questa dura battaglia che sostiene per amore dell ‘arte ed della citta’ contro taluni lavoratori,guidati da Lo Gerfo Nicola, che hanno dimenticato il valore della musica. Costoro si oppongono al rilancio del teatro voluto da questo cda in virtu’ di logiche di difesa di vecchi privilegi che hanno portato al collasso del sistema dei teatri lirici del nostro Paese.

 

 

Il Teatro non e’ di pochi sindacalisti ma dei suoi lavoratori e della citta’. Invitiamo dunque tutti i lavoratori della Fondazione a un atteggiamento di ascolto e collaborazione con la direzione al fine di superare questo momento di grave crisi, come auspicato dal piano di rilancio voluto per la fondazione dal suo consiglio di amministrazione.

 

seguono  le  firme  di:

 

Daniela DESSI(soprano)

Renata SCOTTO (soprano)

Luciana SERRA (soprano)

Fabio ARMILIATO(tenore)

Fabio LUISI (direttore d’orchestra)

Francesco MELI (tenore)

Roberto SERVILE(baritono)

 

 


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