AL BELLINI di CATANIA PARTE IL GRANDE RILANCIO
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Venerdì 24 Luglio 2020 08:29

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                      Il maestro Giovanni Cultrera di Montesano, Sovrintendente del Teatro Bellini di Catania


Tante notizie riguardanti i teatri lirici italiani non appaiono confortanti , ma una brilla sotto una luce diversa: è il rilancio del Teatro Massimo Bellini di Catania, dopo un periodo davvero molto negativo durato anni. Parliamo con il nuovo Sovrintendente , il maestro Giovanni Cultrera di Montesano e il nuovo direttore artistico , il maestro Fabrizio Maria Carminati, entrambi pronti a sfoderare un cartellone molto ricco e una serie di novità estremamente interessanti.

 Eri dicebamus . Avevamo lasciato il Bellini di Catania in una situazione debitoria abbastanza disastrosa , che lasciava temere il peggio.Immagino vi sia stato un lavoro di ricostruzione non indifferente? Lo chiediamo al sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano.

G.Cultrera : “ La situazione in effetti era molto difficile. Quando a dicembre mi sono insediato non c’era un direttore amministrativo, un direttore tecnico, in scadenza il direttore artistico, avevamo un direttore degli allestimenti scenici facente funzione e non c’era un responsabile per l’ufficio legale, in sostanza dovevo fare tutto da solo. Poi man mano abbiamo risolto il problema di questi ruoli vacanti, per fortuna. Consideri che  il reparto amministrativo contava una decina di persone a fronte di una pianta organica di 50 e oltre unità, risalente agli anni 90, con l’impossibilità economica di sostenerla e rimpiazzare man mano i posti vacanti. Attualmente siamo in dodici ma Le assicuro che grazie allo sforzo di tutti , con un continuo lavoro anche durante il periodo della pandemia, siamo riusciti a colmare ogni tipo di lacuna e soprattutto l’annoso problema dei pagamenti pregressi. Il nostro primo obiettivo è quello di saldare via via questi debiti, per dare un nuovo corso al Teatro , cosa non facile non per problemi di cassa quanto per l’esiguità del personale amministrativo.”

Il Teatro Bellini è allo stesso tempo Teatro di tradizione ed Ente regionale, l’unico con masse stabili e 11 mesi annui di programmazione. La Regione ha sostenuto immagino economicamente questo rilancio?

G.Cultrera: “ L’inversione di tendenza c’è stata. La Regione ha assicurato per i tre anni a venire oltre 40 milioni di Euro (13 milioni e mezzo ogni anno) , che possono garantire una dignitosa sopravvivenza e un rilancio nella programmazione. Non è certamente l’obiettivo finale. Fortunatamente abbiamo anche il Fondo Unico per lo Spettacolo e il contributo regionale del Furs, quest’anno raddoppiato per noi in deroga alla produzione, interrotta dal problema del virus. Consideri che noi siamo attualmente ancora in gestione provvisoria: dopo una serie di adempimenti potremo attingere a questi fondi. Come sa abbiamo corso il rischio di dover liquidare l’Ente fino a pochissimo tempo fa, così non è stato per fortuna. La Regione ha mostrato un forte senso di responsabilità nei confronti non solo nostri ma di tutti i teatri della Sicilia. Lo stesso Comune, con Salvo Pugliese (Sindaco di Catania) si è speso per la ristrutturazione del Teatro, l’aumento dei posti e l’agibilità degli stessi, che vogliamo portare da 950 ai 1200 previsti. Ci vorrà un anno ma l’iter è avviato.”

Catania ha sempre avuto un pubblico molto entusiasta e appassionato d’Opera. Ha riscontrato una risposta degli abbonati?

G.Cultrera :” Catania ha sempre avuto un pubblico molto colto, esigente, abituato al Bello. Negli ultimi anni c’erano state delle mancanze e un pò di disaffezione, considerando le difficoltà economiche che attraversava il Teatro. Da sei mesi ho riscontrato un notevole cambiamento , abbiamo avuto spesso il  tutto esaurito sia ai Concerti di Natale che alla Carmen di Bizet, con sette recite su sette senza un posto libero in sala. Fino addirittura al 3 marzo, un giorno prima della chiusura causa virus. Abbiamo avuto una lista di attesa talmente colma di persone che avremmo potuto realizzare altre due recite, riempiendo il Teatro. Dopo la chiusura stabilita dal Governo la reazione del pubblico è stata davvero bellissima: nessuno ha chiesto rimborsi o altro ma solo informazioni su quando il Teatro avrebbe riaperto. Posso confermare che recupereremo tutte le opere cancellate da dicembre in poi. Certo: a condizione che i protocolli ci consentano di alzare il numero dei posti , dai 200 consentiti adesso. Noi abbiamo quasi 3000 abbonati tra Lirica e Sinfonica, non possiamo fare 25 recite per fare entrare tutti.”

Se non erro il Teatro Bellini è stato l’unico a non adottare la cassa integrazione in questi mesi?

G.Cultrera: “Sì esatto. Hanno lavorato tutti in smart working, sia le masse artistiche che i tecnici, con corsi di formazione e altro. Abbiamo così abbattuto il numero delle prove permettendo di mantenere un livello qualitativo molto alto, che poi è il nostro più importante patrimonio. Possiamo affrontare in piena forma una stagione estiva impegnativa , fin dal 25 luglio. Torniamo dopo 25 anni presso la Villa Bellini, con tutta una serie di iniziative che Le dirà il nostro direttore artistico, maestro Carminati; torniamo a Taormina da protagonisti. Non era mai successo che il Galà di Ferragosto fosse affidato al Teatro Massimo di Bellini con  altre cinque date per bellissimi eventi. Torneremo al Castello di Lombardia a Enna, ripristinando una gloriosa tradizione. Personalmente sono molto orgoglioso di questi traguardi , legati anche alla celebrazione del nostro più importante compositore, Vincenzo Bellini, che va onorato nella maniera dovuta.”

Come sono i rapporti oggi tra Palermo e Catania. C’era una antica rivalità, c’è ancora?

G.Cultrera: “ La Regione ha creato un entusiasmo e una rete di collaborazione stretta tra Palermo, Catania e il Vittorio Emanuele di Messina , oltre all’Orchestra Sinfonica Siciliana. C’è una grande armonia tra queste realtà e una cooperazione assoluta.Un fatto storico. “


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             Il maestro Fabrizio Maria Carminati, Direttore artistico del Bellini            


Grazie maestro Cultrera e buon lavoro. Passiamo la parola al maestro Fabrizio Maria Carminati, nuovo direttore artistico. Tantissimi appuntamenti, con alcuni fiori all’occhiello…

F.M.Carminati: “ Direi che il ritorno a Taormina è un momento importantissimo per noi, il debutto avverrà questo sabato con “American Movies”, dedicato alle celebri colonne sonore. Il 30 avremo Traviata di Verdi in forma di concerto, con Irina Lungu, Stefan Pop e il baritono Franco Vassallo, l’opera verrà eseguita integralmente.”

Ecco, apriamo una parentesi filologica. Sarà quindi una Traviata senza tagli?

F.M.Carminati: “ Abbiamo obblighi di durata dati dai protocolli del Covid. Abbiamo ottenuto almeno una pausa, prima della festa di Flora, altrimenti avremmo dovuto fare tutto senza pausa. Ho dovuto operare piccoli tagli, ma impercettibili: avremo complete le cabalette, senza eccezioni. La Traviata come si esegue nei grandi teatri. Io sono legato alla maniera antica di fare Opera e quindi laddove i cantanti vogliano e possano far sfoggio delle loro qualità, con varianti e puntature acute, io ahimè non so rinunciare a queste.”

Bravo! Qui hai il mio applauso personale!

F.M.Carminati: “ Ritengo che le cabalette siano momenti di grande sfogo delle capacità dei cantanti , sempre che vengano espresse con senso teatrale e pertinenza drammaturgica. Naturalmente io elimino tutti i brutti vezzi tipo rallentandi non previsti , cose non scritte dall’Autore, ma laddove vi sono i grandi exploit che la gente si aspetta , dato che stiamo facendo teatro, occorre lasciare al cantante la possibilità di sfoggiare le sue doti.”

Infatti. Che senso ha per esempio eseguire due volte la cabaletta del tenore, “O mio rimorso” , senza varianti nel da capo. Serve solo a stancare lui e ad annoiare il pubblico .

F.M.Carminati: “ Sono d’accordo. Ho sempre pensato la stessa cosa. Ci sono momenti di bravura in cui il solista ha diritto a variare e , perché no, a chiudere con una puntatura acuta. Tra l’altro onorando una tradizione antica che ha fatto grande il teatro italiano. Io sono dell’avviso che bisogna sempre restare dalla parte del pubblico.”

Se poi un cantante non ce la fa o non ha questa facilità è inutile obbligarlo o stancarlo…

F.M.Carminati: “Esattamente. Comunque al di là di questa digressione, tornando al cartellone faremo i Carmina Burana il 12 agosto con Dario Lucantoni sul podio, il tenore Mukeria, il baritono Vassallo e il soprano catanese Manuela Cucuccio, figlia del famoso tenore Cucuccio (un magnifico cantante poco ricordato). Poi il 14 agosto un Galà belliniano molto importante, con quasi tutto il 1 atto di Norma, e nel finale musiche di Verdi e Puccini :canteranno Anna Pirozzi, Fabio Sartori, Simone Piazzola e Veronica Simeoni. Un quartetto d’eccezione. A breve presenterò un più ampio progetto belliniano , che eseguiremo a Villa Bellini, con sei concerti, tra cui Leo Nucci. Desirée Rancatore, Laura Giordano, Shalva Mukeria, Franco Vassallo. Questa città ha bisogno di fare una full immersion nel mondo dell’Opera e belliniano in particolare , ad alto livello. A Taormina faremo anche le 4 Stagioni di Vivaldi con la nostra orchestra d’archi e per chiudere un concerto dedicato a Gershwin e Ravel , con il maestro Christopher Franklin sul podio.Tengo anche a porre in rilievo l'allestimento di Idomeneo di Mozart il 6 settembre, al Teatro Massimo Bellini, per la regìa di Guy Montavon e la direzione d'orchestra di Claudia Patané, con Philippe Castagner, José Maria Lo Monaco,Maria Grazia Schiavo e Daniela Schillaci.”

 
OPERAGATE, VIETATA LA MEDIAZIONE AGLI AGENTI LIRICI
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Martedì 21 Luglio 2020 11:30

 Attorno alle questioni che agitano l’ambiente operistico italiano, la parte svolta dagli agenti lirici è centrale. L’agente lirico può svolgere una “mediazione” tra l’artista rappresentato e il Teatro che ne fa utilizzo? No, non può, la mediazione è proibita.

 

                                         carriera_lirica2

Il mediatore è colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, in difetto di qualsiasi vincolo di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza rispetto alle medesime. In sostanza un agente, qualora avvisi un proprio artista  (cosa che avviene praticamente SEMPRE)  di  andare a esibirsi in un Teatro , lo fa fuori legge, perché sta esercitando una mediazione tra il Teatro e l’artista. Abbiamo casi continui, persino festeggiati su Facebook: “ Il mio agente mi ha detto di correre presso il Teatro tal dei tali per sostituire un mio collega malato”, ec. ec.

La legge n.8 del 1979 all’articolo 9 dice: “Sono abrogate le disposizioni degli articoli 47, 48 e 49 della Legge 14 agosto 1967 n.800, nonché le norme del Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 1971 n.686 , fermo restando ogni divieto di mediazione. Quindi il divieto di mediazione non è mai stato abrogato e in ogni caso l’abrogazione della Legge 8 del 1979 comporta la reviviscenza degli ex articoli 47,48 e 49 della Legge 800/ 1967.

Il 30 luglio del 2008 , per cercare di “mettere una pezza” su una situazione davvero imbarazzante per tutti gli agenti lirici e per i teatri stessi, il Ministero per i Beni Culturali produsse una “circolare” (protocollo 0014102) a firma dott. Salvatore Nastasi, capo ufficio di gabinetto, in cui si interpreta l’avvenuta abrogazione della Legge n.8/1979 con la non reviviscenza degli articoli di cui sopra, determinando la legittima attività degli agenti lirici che agiscano mediante procura speciale,  di volta in volta conferita ai sensi del codice civile. Ma il Ministero sa bene che una circolare ministeriale non ha alcun valore legale né è vincolante per la Giurisprudenza. In sostanza, svolge una funzione di interpretazione della norma che le è vietata.

In definitiva l’attività degli agenti lirici come mediatori è ILLECITA. E’ autorizzata la rappresentanza, questo sì (Codice Civile art.1703 sul mandato di rappresentanza), ma per esempio non la propaganda di scritture avvenute con Teatri, quindi pattuizioni  relative alla pubblicità, assistenza legale e amministrativa, alla direzione artistica (e in Italia abbiamo persino  un caso conclamato di direttore artistico/agente ) e simili, contenute nel medesimo contesto.

Un ulteriore reato avviene nel momento in cui un agente venga visto all’interno del Teatro “trattare” col sovrintendente o col direttore artistico (o casting manager) , seduto davanti al computer. In questi casi (frequentissimi) abbiamo l’illecito della cosiddetta interposizione o intermediazione lavorativa, poiché il “datore di lavoro” va identificato nella figura apicale del Teatro (sovrinytendente , direttore artistico) e NON nell’agente che è solo un rappresentante, un procuratore (come per il Calcio, che è classificato appunto “spettacolo dal vivo”).

Stupisce davvero la situazione attuale e cosa salta fuori dalle inchieste di cui leggiamo sui giornali : agenzie che si comportano da “direzioni artistiche” , artisti convocati dagli agenti nei Teatri, super-mediazioni fuori legge in maniera conclamata.

Tutto ciò, sia ben inteso, vale NON PER TUTTI GLI AGENTI bensì per quelle ben individuate agenzie che operano da "mediatori" (proibito) e non come "rappresentanti" (consentito). Questo deve essere ben chiaro, perché non si pensi che TUTTI gli agenti siano fuori legge, lo voglio ribadire a chiare lettere. Chi è in regola, agisce onestamente, non usufruisce di corsie preferenziali, non determina un monopolio e RAPPRESENTA i propri artisti nei modi consentiti ovviamente NON rientra in questo discorso.

Credo sia urgente rimettere a posto tutta questa situazione, anche alla luce delle numerose interrogazioni in materia, sia parlamentari che presso vari consigli comunali. Lo dice la stessa circolare ministeriale invocando una riforma della legislazione “per disciplinare in maniera compiuta la professione di agente di spettacolo”.

 

                             teatro_chiuso                     

 
Il RIGOMICHIELETTO , DISTANZIATO E CONTENTO
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Domenica 19 Luglio 2020 17:37

 

 

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Ancora e forse per l’ultima volta torniamo sull’”evento”  musicale dell’estate 2020 : il Rigoletto di Verdi nella versione modernizzata da Damiano Michieletto.Successo dunque, grazie a un forte battage pubblicitario prima durante e dopo, la  presenza del Capo dello Stato, diretta televisiva (anche se sul canale “di nicchia” di Rai5) , scenografia desueta con parco macchine e giostra sul grande palco al centro del Circo Massimo, schermi, distanziamenti utilizzati come mantra doloroso ma “necessario” (ma poi…perchè?) , cast importante con direttore ugualmente importante.

Dal punto di vista strettamente mediatico, e per quanto riguarda la comunicazione, lo staff che promuove i successi di Damiano Michieletto può essere più che soddisfatto. L’operazione è riuscita . E’ vero, non ci sono più i critici di un tempo e la sola “benedizione” di Corrado Augias è un pò pochino per poter suonare le campane a festa, ma il trionfo annunciato si è poi concretizzato nei titoli dei vari giornali e dei Tg. A fronte di tanti turiboli agitati, in maniera anche sproporzionata,  notiamo un altro classico: la valanga di odi et amo presenti sul web. Con una prevalenza , mi pare abbastanza evidente, di detrattori che si accaniscono utilizzando concetti che ottengono l’ esatto contrario di ciò che si prefiggono: quello di avallare l’operazione compiuta dal regista veneziano. Leggere frasi ripetute del tipo “Povero Verdi” , “Verdi rotola nella tomba”, “Cosa avrebbe detto Verdi”, “Che tempi!” ( il più dotto “Mala tempora” ) , oppure “L’Opera è morta” , secondo me finiscono per giustificare l’operazione Rigomichieletto e persino per esaltarla , più di una recensione falsamente positiva.

Intanto chi può stabilire cosa volesse e cosa direbbe Verdi , se non evocandolo attraverso un medium davanti a un tavolino a tre gambe? Nessuno , eppure di queste frasi è letteralmente invaso ogni gruppo che parla d’Opera. Si potrebbe addirittura ipotizzare un Verdi, all’opposto, perfettamente in sintonia con l’impostazione modernista voluta dalla regìa, proprio per venire incontro alle esigenze di un pubblico più giovane, perché no? In fondo a chi interessa nel 2020 vedere il gobbo con il berretto multicolore e la corte dei Gonzaga in calzamaglia? Giusto a qualche nostalgico intransigente, a qualche talebano reduce dei vecchi loggioni…e poi, importantissimo :non fa chic!

 Eh sì, perché le mode e le tendenze impongono alla cosiddetta “intellighenzia” un atteggiamento totalmente lontano dagli orpelli e dal polverume dei “Rigolettacci di provincia” , ma che scherziamo? Ancora con i costumi d’epoca???  Roba vecchia, superata, già vista e rivista, fritta e rifritta. Verdi e Piave hanno previsto questo, il libretto dove lo mettiamo? Ma ragazzi: il libretto oggi non conta più. E’ puramente indicativo, pretestuoso, persino fuorviante. Chi dice più “E’ dessa, la mia diletta” ? Ma nemmeno nei Baci Perugina. Se a questo uniamo l’ignoranza crassa e dilagante di una italica popolazione quasi totalmente scevra delle più comuni nozioni di Storia , a cosa mai può servire una rievocazione della Mantova cinquecentesca e di una delle corti di cui parlò tutta Europa nel periodo rinascimentale? A nulla. Sarebbe come mostrare i geroglifici egizi a un criceto, sperando che il simpatico animaletto provi un qualche interesse.

Ovvio che in una situazione del genere l’unico sistema per avvicinare il pubblico, quello che sia, e tenerlo fisso davanti allo schermo, per oltre 10 minuti di seguito, è proporgli ciò che si aspetta, ciò che vede ogni giorno: abiti moderni desunti dai film di Coppola o dal superpremiato Joker, il puttanone con calze a rete, Gilda in lustrini con pistola, il tenore tra Elvis e John Travolta. Mettici pure macchine, una giostra , la solita roulotte (che ormai vediamo ovunque, in ogni opera) e i mega schermi , per fare un pò di cinema (che non guasta mai , in una società visiva e televisiva come questa). E’ una scelta a mio parere obbligata. Provate a immaginare un palazzo del Duca fatto di colonne palesemente finte, scene dipinte che il vento muove come vele, Rigoletto con la gobba più grande del suo corpo , Gilda vestita da cresimanda, Maddalena da Carmen , il tenore con le gambucce che spuntano da un abito pesante 15 chili…si voleva questo?

Il problema per me, lo ribadisco , è un altro. La Musica e la realizzazione tecnica.

La Musica di Verdi non è la colonna sonora di un film ma un meditato , sofferto , impegnativo tracciato melodrammatico . Non sto a fare qui un’analisi di questo straordinario componimento, rivoluzionario per i suoi tempi, ma nel Rigoletto c’è una nobiltà compositiva , una elevazione , una ricerca del colore espressivo che temono ben pochi confronti. Verdi non pensava alle supposte o presunte “genialità” dei registi futuri ma caso mai, inconsapevolmente, alla propria , infinita genialità. Verdi non ha composto un capolavoro, si è fatto egli stesso capolavoro: come i grandi sanno fare, andando oltre l’atto. La massima zen dell’agire senza dover agire. Ora, nell’operazione del Rigomichieletto la musica cozzava, a mio giudizio, violentemente contro le immagini proposte.Ma non perché la regia era “moderna” , bensì perché in troppi punti era mal realizzata tecnicamente. In questo Davide Livermore,ad esempio, ha una tecnica e una abilità nel gestire il mezzo filmico molto più solida , come ha dimostrato soprattutto in Attila e Tosca alla Scala. Pochi giorni di prove con i pur bravi cameramen? Probabilmente. Scarsa abitudine col mezzo televisivo, sincronia imperfetta , forse un pò di fretta ma soprattutto, insisto, la musica di Verdi, che è ben diversa da quella di Rossini, dove Michieletto si è trovato molto più a suo agio (mi riferisco al Viaggio a Reims romano, spettacolo a mio parere riuscitissimo). 

 

English translation


Again and perhaps for the last time we return to the musical "event" of summer 2020: Verdi's Rigoletto in the version modernized by Damiano Michieletto. Success therefore, thanks to a strong advertising hype before, during and after, the presence of the President Mattarella, live broadcast (even if on Rai5's "niche" channel), outdated scenography with car park and carousel on the large stage in the center of the Circus Maximus, screens, distances used as a painful but "necessary" mantra (but then ... why? ), important cast with equally important director.

 From a strictly media point of view, and as regards communication, the staff that promotes the successes of Damiano Michieletto can be more than satisfied. The operation was successful. It 's true, there are no longer the critics of the past and the only "blessing" by Corrado Augias is a little bit to be able to ring the bells, but the announced triumph then materialized in the headlines of the various newspapers and news programs. . In the face of many agitated thuribles, even disproportionately, we notice another classic: the avalanche of odi et amo on the web. With a prevalence, it seems to me quite evident, of detractors who are relentless using concepts that obtain the exact opposite of what they aim for: that of endorsing the operation performed by the Venetian director. Read repeated phrases like "Poor Verdi", "Verdi rolls in the grave", "What Verdi would have said", "What times!" (the more learned "Mala tempora"), or "The Opera is dead", in my opinion they end up justifying the operation Rigomichieletto and even to enhance it, more than a falsely positive review.

 Meanwhile, who can determine what Verdi wanted and what would he say, if not by evoking it through a medium in front of a three-legged table? Nobody, yet of these phrases every group that speaks of Opera is literally invaded. One could even hypothesize a Verdi, on the contrary, perfectly in tune with the modernist approach desired by the director, precisely to meet the needs of a younger audience, why not? After all, who cares in 2020 to see the hunchback with the multicolored cap and the Gonzaga court in tights? Just to some intransigent nostalgic, to some Taliban veterans of the old loggias ... and then, very important: it is not chic!

 Yes, because fashions and trends impose on the so-called "intelligentsia" an attitude totally far from the trappings and dust of the "Provincial Rigolettacci", but what joking? Still with period costumes ??? Old stuff, outdated, already seen and revised, fried and refracted. Verdi and Piave have foreseen this, where do we put the booklet? But guys: the booklet no longer matters today. It is purely indicative, pretentious, even misleading. Who says more "E 'dessa, my beloved"? But not even in Baci Perugina. If we add to this the crass and rampant ignorance of an Italic population almost totally devoid of the most common notions of history, what can a reenactment of sixteenth-century Mantua and one of the courts of which all of Europe spoke about in the Renaissance period? To nothing. It would be like showing Egyptian hieroglyphics to a hamster, hoping that the cute animal will have some interest.

 Obviously, in such a situation, the only way to approach the public, whatever it is, and keep it fixed in front of the screen, for more than 10 minutes in a row, is to offer them what they expect, what they see every day: modern clothes from Coppola's films or the award-winning Joker, the slut with fishnet stockings, sequined guild with a gun, the tenor between Elvis and John Travolta. Just put machines, a carousel, the usual caravan (which we now see everywhere, in every work) and mega screens, to make some cinema (which never hurts, in a visual and television society like this). In my opinion it is a forced choice. Try to imagine a palace of the Duke made of blatantly fake columns, painted scenes that the wind moves like sails, Rigoletto with the largest hump of his body, Gilda dressed as a confirmation, Maddalena da Carmen, the tenor with the legs that emerge from a heavy dress 15 kilos… did you want this?

The problem for me, I repeat, is another. Music and technical realization.

 Verdi's Music is not the soundtrack of a film but a thoughtful, painful, demanding melodramatic track. I'm not doing an analysis of this extraordinary composition here, revolutionary for its time, but in Rigoletto there is a compositional nobility, an elevation, a search for expressive color that fear very few comparisons. Verdi did not think of the supposed or alleged "genius" of future directors, but never, unconsciously, of his own infinite genius. Verdi did not compose a masterpiece, he made himself a masterpiece: as the great ones know how to do, going beyond the act. The zen maxim of acting without having to act. Now, in the operation of the Rigomichieletto, the music clashed violently, in my opinion, against the proposed images, but not because the direction was "modern", but because in too many places it was technically poorly realized. In this Davide Livermore, for example, has a much more solid technique and ability to manage the film medium, as he has shown above all in Attila and Tosca alla Scala. A few days of rehearsals with the good cameramen? Probably. Little habit with the television medium, imperfect synchrony, perhaps a little in a hurry but above all, I insist, Verdi's music, which is very different from that of Rossini, where Michieletto found himself much more at ease (I refer to the Viaggio a Reims of Rossini in Rome Opera House, show in my opinion very successful).

                 


                     

 
LA PAROLA AGLI AVVOCATI. LAI e ANDRETTA sull'ARTICOLO 29
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Domenica 19 Luglio 2020 12:52

A seguito dell’importante interrogazione parlamentare avvenuta venerdì 17 luglio, prima firmataria l’onorevole Giorgia Latini, in merito alle inchieste sui teatri lirici  si torna a parlare di Legge 800 art.29 che indica la scrittura “in misura prevalente” di artisti lirici italiani.

Abbiamo con noi due importanti avvocati, esperti in materia, Michele Lai e Francesco Andretta. Diamo loro la parola:

 

Michele_Lai                                                           andretta_ 

In alto nella foto : Avv. Michele Lai, in basso  l'Avv. Francesco Andretta.


Avv. Lai: “E’ un piacere confrontarsi tra colleghi esperti in questo settore, siamo così pochi."

Avv. Andretta : “E’ un limite, purtroppo…"

Avv.Lai: “Ringrazio Enrico Stinchelli per questa occasione”

 Sull’articolo 29 della Legge 800 mi sembra che abbiate pareri contrapposti, come si snoda questa questione in termini giuridici?

Avv. Andretta: “Se posso prendere la parola vorrei dire che non siamo in contrasto. L’avvocato Michele Lai ha sollevato alcune perplessità che poi sono anche le mie sulla validità di questo articolo in relazione alle norme comunitarie europee.

 In questo momento gli artisti italiani sono i più penalizzati, al di là di ogni facile nazionalismo o sovranismo che sia: è una conseguenza logica di una situazione sotto gli occhi di tutti..

Avv.Lai: “ Questo articolo nasce nel 1967 ma poi nel 2000, la Legge 400 gli ha aggiunto la dicitura “in misura prevalente”, questo articolo è vigente. Tuttavia le fondazioni lirico sinfoniche si sono staccate, acquisendo l’autonomia, quindi il Ministero usa il criterio dell’art.29 per tutti i soggetti che svolgono attività musicali differenti dalle fondazioni lirico sinfoniche.Lo verifichiamo leggendo il decreto 29 luglio 2017, l’ultimo sul reparto del FUS, dove si legge al titolo 1: i predetti teatri devono impiegare non meno di 45 professori d’orchestra di nazionalità italiana o di paesi UE, salvo i casi della musica da camera, così vale per i Festival e per tutti gli Artisti in genere, compresi i compositori italiani (c’è proprio un punteggio apposito). Importante: il termine “comunitario” è sempre accompagnato dalla parola “italiano” , proprio per la libera circolazione del lavoro nella comunità europea. Questo vale per i teatri di tradizione  e le istituzioni concertistiche mentre le Fondazioni, che si sono staccate da questi criteri avendo acquisito autonomia, hanno dei punteggi  attribuiti dal Ministero sui loro programmi, per avere il FUS. A mio giudizio , quindi, la parola “artista italiano” deve essere accompagnata dal termine “artista comunitario”, il Ministero indica delle linee guida che potrebbero essere rafforzate, questo sì.”

 Alla fin dei conti tutto si riduce al fatto che in una Traviata, non si può affidare la frase “La cena è pronta” a un comprimario straniero..

Avv.Lai: “ Questa è una problematica esistente. Se le fondazioni sono considerate aziende private  finanziate dallo Stato e lo Stato indica l’opportunità di scritturare il cantante italiano, seguendo le varie normative, il privato fa quello che vuole. altrimenti se vengono considerate aziende pubbliche finanziate dallo Stato deve cambiare la natura giuridica. A quel punto una norma come quella dell’art.29 della Legge 800 torna ad avere la sua cogenza, che per ora hanno solo i teatri di tradizione ma sotto forma di criteri.”

 Avv.Andretta: “E’ proprio questo il punto. La normativa europea che si occupa principalmente di questo problema è la n.43 sulla “razza e origine etnica”, caratteristiche indicative, semplificative e non chiuse, che per non discriminare nessuno, applica queste direttive sia nel settore pubblico che in quello privato, compresi gli organismi di diritto pubblico per quanto attiene (dalla lettera A alla lettera H)  le condizioni di accesso all’occupazione al lavoro sia indipendente che autonomo.C’è un divieto di discriminazione per razza o origine etnica con efficacia verticale, quindi indipendente dalla natura pubblica o privata, quindi possiamo tranquillamente parlare di nazionalità. Quindi questa è una fattispecie abbastanza esemplare di discriminazione indiretta: ciò avviene quando la disposizione di un criterio o una prassi, apparentemente neutri, possono mettere le persone che appartengono a una determinata razza, origine o nazionalità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.

 In questo caso in svantaggio sarebbero gli italiani?

Avv. Andretta :“ La direttiva precisa anche quali siano gli ambiti di applicazione e quali sono le possibili deroghe, tra cui l’articolo 4 che dice: ‘ in deroga all’art. 2 paragrafi 1 e 2 ,che disciplinano la discriminazione diretta e indiretta, gli stati membri possono stabilire che una differenza di trattamento basata su una caratteristica correlata alla razza o all’origine etnica non costituisca discriminazione laddove la natura di un'attività lavorativa  o per il contesto in cui essa viene espletata  tale caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento della attività lavorativa ,purché l'obiettivo sia legittimo  e il requisito proporzionato . In breve, cosa dice l’art.4 ? Dice: non costituisce un’ipotesi di discriminazione qualora in ragione della natura dell'attività lavorativa che vado a svolgere o per il contesto in cui tale attività viene espletata la nazionalità è un requisito essenziale o determinante per lo svolgimento di tale attività.

 Quindi ciò si collega al famoso art.29 della Legge 800?

Avv. Andretta: "Esatto. Purché, dice la norma, l'obiettivo sia legittimò  e il requisito proporzionato. A questo punto noi dobbiamo andare a vedere se l'obiettivo  dell’articolo 29 sia e segua una finalità legittima e se tale norma che impone una misura prevalente di artisti lirici italiani sia proporzionata. Per quanto riguarda la finalità non c’è dubbio che tale norma vada a tutela del patrimonio artistico e culturale italiano e se questa è la finalità, la finalità è legittima. Dal 1600 è proprio quello che facciamo e che insegnano a tutto il resto del mondo. Se l’articolo 29 dicesse che è previsto un esclusivo impiego di artisti lirici italiani sarebbe sicuramente sproporzionato e dunque la norma ilegittima, perché discriminatoria. Ma qui si indica una preponderanza , “in misura prevalente” . L’articolo indica anche che gli artisti stranieri che abbiano svolto attività in Italia per almeno 5 anni non rientrano nel limite previsto dalla Lettera A, cioè nella misura prevalente. Vengono cioè assimilati alla stregua degli artisti lirici italiani.

 Avv.Lai: “ Però manca un raccordo.Il 1967 è ormai lontano e questo articolo 29 fu abrogato dalla prima Legge del 1998 , poi ripristinato dalla Corte Costituzionale che nel 2000 lo ha confermato con la dicitura ‘in misura prevalente’ .Viene applicato oggi alle attività musicali, cioè è applicato dal Ministero quando eroga il FUS ma solo per le attività musicali non per le Fondazioni.

 Avv.Andretta: “ Arrivo a questo punto, Michele. C’è una sentenza della Cassazione delle sezioni unite, la 78/62 dell’11 giugno 2001 ,che esprime un principio di diritto estremamente semplice e cioè che le nuove fondazioni lirico-sinfoniche che sono effettivi datori di lavoro privati sono a tutti gli effetti, diritti obblighi e rapporti attivi e passivi, assimilabili agli ex Enti Lirici.Non c’è una trasformazione di rottura ma c’è una modifica della natura, come se fosse in ambito privatistico una fusione per incorporazione della società. Quello che era Ente Lirico e che oggi è Fondazione ha una sua continuità nel rispetto di tutti i diritti, obblighi, debiti e crediti, che le fondazioni ereditano dagli enti lirici. Quindi la continuità della vigenza di queste norme e di tutto il complesso delle norme previste dalla legge 1967 sono attualmente vigenti anche per le Fondazioni liriche.”

 Avv.Lai: “ Sicuramente per quanto riguarda la continuità è così. Ma dato che ogni Fondazione ha il suo statuto , esse sono  regolate dal proprio statuto in quanto enti privati.”

 Avv.Andretta : “Sì Michele ma non solo dallo statuto però. E’ una situazione anomala , questo sì. Noi abbiamo assistito a una legislazione per queste Fondazioni spesso frammentaria, contraddittoria. Penso alla Legge Bray , in cui i lavoratori delle fondazioni in caso di malattia debbano essere trattati come dipendenti pubblici e quindi con una carenza del 20% della retribuzione.

 Avv.Lai: “ Le Fondazioni stanno sempre più spostandosi verso aziende pubbliche. A mio giudizio manca proprio, in questo momento, una norma chiara e intellegibile.

 Avv. Andretta : “ E’ una situazione anomala . Un ulteriore punto è questo: le fondazioni lirico sinfoniche dovrebbero per legge costituirsi al 50% con finanziamenti pubblici e al 50% su finanziamenti privati. Il problema è che attrarre soldi privati non è facile, a maggior ragione c’è la necessità di intervenire sulla dirigenza apicale delle fondazioni e di andare a costituire delle nomine sulla base di curriculum che rispecchiano l’esigenza di queste professionalità , cioè attività manageriali e che venga scisso quello che è oggi un potere accentrato dei sovrintendenti , che dovrebbero svolgere e taluni svolgono anche funzioni di direzione artistica. Insomma, bisognerebbe porre in equilibrio le capacità manageriali, organizzative sulla gestione delle fondazioni (avendo anche la capacità di attrarre capitali privati , come fa la Scala o Santa Cecilia, che è una questione di capacità non una questione ambientale, come dicono i più)…faccio l’esempio di Pereira alla Scala che ha prodotto in un anno circa 100 milioni di fatturato rispetto a 18 milioni di sovvenzione pubblica, dove la sovvenzione pubblica è ridicola, sproporzionata rispetto ai capitali privati..”

 Avv.Lai: “Una privatizzazione vera, in sede di consiglio di indirizzo , soprattutto ottenendo capitali stranieri , rende assai più difficile l’applicazione dell’articolo 29 sui cantanti italiani. O si riporta tutto al diritto pubblico , allora il Ministero può intervenire …

Avv.Andretta; “Però ci possono essere quote di riserva…”

Avv.Lai: “Non è semplicissimo, va scritto molto bene il bando, affinché non sia impugnato dal Tar. Ma insomma: o c’è una autorità che obbliga per legge e quindi sanziona un sovrintendente che non scrittura artisti italiani, o interviene il Ministero.

 Cerco di sintetizzare il Vostro interessantissimo confronto. Al Ministero sarebbe dunque demandato il compito di indicare se in questa fase difficile sia il caso di scritturare in misura prevalente più artisti italiani e di sanzionare eventualmente coloro che all’interno delle Fondazioni scritturano interi cast stranieri, persino in piccoli ruoli?

Avv.Lai: “ Io la vedo esattamente così. E’ il Ministero che dovrebbe prendersi carico di introdurre o criteri speciali ad hoc  o norme  che riformino il sistema.

 Avv.Andretta: “Vorrei fare una osservazione. Sono d’accordo con Michele sulla posizione chiara che deve prendere il Ministero , però c’è un fatto oggettivo da un lato e di mera interpretazione giuridica dall’altro. Il dato oggettivo è che l’art.29 è una norma vigente e se è vigente è cogente. Il problema è che non è prevista una sanzione effettiva e dissuasiva al mancato rispetto dell’art.29, quindi lascia nel limbo questa tutela e quindi ampia discrezionalità al Ministero dei Beni Culturali, che ha l’onere e il dovere nel prendere atto che l’art.29 è vigente e cogente, e stabilire misure sanzionatorie nell’ipotesi del mancato rispetto .In maniera tale da non lasciare all’artista che si senta minato dalla mancata tutela e applicazione di questa norma di dover ricorrere a una azione giudiziaria.Azione che, viste le normative coinvolte, sarebbe lunga , perché toccherebbe sentire il parere incidentale non solo della Corte di Giustizia sulla applicazione corretta di questa norma, ma addirittura ci sarebbe anche l'ipotesi di una pregiudiziale costituzionale che possa far intervenire la Corte costituzionale stessa , con ulteriori lungaggini e incertezze interpretative.Molto probabilmente  la stessa Corte , alla luce di provvedimenti che noi conosciamo , direbbe: la norma  non è illegittimamente costituzionale oppure conforme alla Costituzione ma poiché non è prevista una sanzione è necessario l’intervento del legislatore per stabilire i termini di effettività e dissuasività , insomma torniamo al punto di partenza. Quindi è necessario cogliere l’occasione per perorare la necessità di un testo unico sulle Fondazioni…noi attualmente abbiamo una Legge quadro e poi, chissà perché , abbiamo avuto la necessità di intervenire sulle Fondazioni con una decretazione d’urgenza (dove l’urgenza non c’era) , con il famoso Decreto 59 del 2019, che ha creato una confusione maggiore rispetto alla disciplina vigente. Una cosa assurda. Invece di semplificare le norme e renderle più chiare , le hanno rese più contorte.

 Avv.Lai: “Infatti. E’ mancata una visione unitaria sulle emergenze del momento.”

 Avv.Andretta: “ Non puoi mandare avanti un decreto emergenziale su una visione stratificata di 30 o 40 anni. Io sto cercando di portare avanti un ‘azione che annulli il Decreto 59…è assurdo, è contro i principi degli articoli 76 e 77 della Costituzione. Diciamoci la verità, Michele: forse il legislatore ha interesse a mantenere frammentate queste normative, spigolose e contraddittorie?

 Avv.Lai : “Sì è la solita condizione di Cenerentola della Musica. Io vedo più disinteresse che altro.”

 Avv.Andretta: “Per me è una mancanza di coscienza, soprattutto nei confronti dell’Arte e della Cultura, cioè il patrimonio artistico italiano. Mettiamoci anche il Turismo, che subisce lo stesso trattamento da parte dello Stato e del governo. Cultura e Turismo sono i due punti nodali, fondamentali, degli interessi del paese e su cui si può produrre ricchezza con poco.Se noi andiamo a vedere i dati del PIL degli ultimi cinque  anni  riguardanti la ricchezza prodotta attraverso Arte,Cultura e Turismo verifichiamo che hanno gli stessi volumi e la stessa importanza di altri settori strategici del nostro paese.

Come vi spiegate un fatto del genere ?

Avv.Andretta: “Un governo serio dovrebbe tener conto di questa situazione!”

 Avv.Lai: “ La mia conclusione è che sul piano sanzionatorio c’è un Ministero che controlla in sede di erogazione fondi poi ci sono probabili ispezioni ministeriali , però effettivamente occorrerebbe una maggiore attenzione…”

 Avv.Andretta: “ Tutto ciò senza coerenza, caro Michele. Non appena cambiano i dirigenti al Ministero automaticamente cambiano le linee guida, non c’è coerenza. In contraddizione con un principio fondamentale della macchina amministrativa, i famosi principi di correttezza, buona fede e trasparenza  che vengono letteralmente  buttati nel cestino dei rifiuti!”

 Io sono abbastanza sgomento. Una volta stabilito che la Cultura, la Musica,l’Arte , il Turismo sono un nostro bene primario e producono ricchezza, notizia che varrà la pena ribadire a chiare lettere, qual è il disegno perverso? Perché vengono trascurate in questo modo? E’ inspiegabile, ingiustificabile …

Avv.Andretta: “ E’ ingiustificabile . Perdonatemi un inciso: io nasco come giuslavorista presso la FIOM-CGIL .Non è possibile dare la massima attenzione al Gruppo Fiat che sicuramente ha tutte le necessità , le esigenze di sostegno pubblico per le attività produttive e occupazionali (lo si fa da 30 anni a mani basse da parte dello Stato) e da 30 anni invece si sfruttano , realtà oggettiva, le risorse culturali, le risorse artistiche degli italiani e il patrimonio artistico culturale italiano, che è più del 70% di tutto il mondo, concentrato nella nostra penisola. Non è solo il patrimonio del Bel Paese ma del Bel Canto, cioè della Musica. Sono 4 secoli che noi abbiamo inventato di tutto e di più e se poi vogliamo parlare anche delle capacità artistiche e professionali italiane, abbiamo tremila anni di Storia che ce lo confermano .Possibile mai che con un patrimonio del genere non lo utilizziamo ma lo sfruttiamo, a tutto detrimento della maggior parte della popolazione italiana. A Salisburgo e a Vienna c’è una stratificazione culturale di quello che è il loro patrimonio artistico, diffuso su tutta la popolazione, dall’operaio al dirigente, e invece noi non siamo in grado di promuovere all’interno del nostro territorio la cultura e l’Arte come strumento di produzione e di distribuzione della ricchezza? Ma di che cosa stiamo parlando?

 Non sarà un fatto di mera ignoranza? Nanni Moretti coniò il motto “La cultura fa paura” …

Avv. Andretta: “ La cultura fa paura perché rende liberi, rende le persone coscienti.”

 Avv.Lai: “ Ecco, su questo punto vorrei dire e confermare che c’è ignoranza a 360 gradi, sulle problematiche specifiche del mondo della Musica, sugli Artisti e sulle regole di fatto, sulle consuetudini che da secoli le disciplinano. Io vedo giudici smarriti anche di fronte a un semplice caso di ‘protesta’ di un cantante lirico, lo posso testimoniare come professionista di questo settore. E’ un mondo non molto conosciuto, questo è vero.”

 Avv. Andretta: “Quando scrissi il primo ricorso sui contratti dei precari dello Spettacolo, ci ho messo quasi un anno per riuscire a capire loro cosa facevano e come lo facevano.Devo ringraziare quella che era all’epoca una mia assistita e che oggi è mia moglie per l’aiuto. Ho visto negli occhi di moltissimi magistrati su tutto il territorio nazionale un particolare sgomento nell’entrare in queste tematiche e devo dire che la mia fortuna è stata che una delle primissime sentenze, al Tribunale di Napoli,  venne fatta da un giudice che oggi è in Cassazione, sezione lavoro, che si era diplomata alla Scuola di Ballo e che quindi capiva perfettamente di cosa stavamo parlando.”

 Avv.Lai: “ Io per esempio mi sono diplomato in pianoforte al Conservatorio e sono vicino a tanti musicisti, ma mi rendo conto che il nostro è un mondo di nicchia e non dovrebbe esserlo. Vedo una difficoltà all'approccio , mancano corsi specifici sulla materia, insomma non è facile.

 Avv. Andretta: “ Un’altra cosa va detta, non è possibile fare selezioni concorsuali che siano di diritto privato o pubblico per un tecnico o per un artista, per tutti i dipendenti, ma NON per le posizioni apicali cioè per i Sovrintendenti. Eh no…è contraddittorio. Cioè io per diventare un mega direttore alla Fantozzi non ho bisogno di dimostrare nulla poi se devo fare lo scenografo devo dimostrare diecimila cose, c’è una sproporzione ingiustificata, un’assenza di meritocrazia che non può essere tollerata.”

 Spinoza diceva che “L’ignoranza è immorale” …

Avv.Lai: “Sottoscriviamo questa sentenza…”

 Avv.Andretta: “Citata nella mia tesi di laurea, perché io mi laureai prima in Filosofia poi in Giurisprudenza, è un mio cavallo di battaglia .”

 


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