LORO SANNO CANTARE!
Sabato 31 Luglio 2010 22:29

di_stefano_giuseppe daniseobraztsova

Viviamo  in un momento  di  grande  confusione, non faccio  che ripeterlo  ma non  sarà  mai  abbastanza.

Mentre  su  RaiUno  si festeggia  Caruso  invocando e  prosternandosi  ai  piedi  di Gigi  D'Alessio, è  forse  il  caso  di  ripassare, così, un pò  alla rinfusa  qualche  vocalità  leggermente  più  rappresentativa  e  bene educata.

Inizierei  da  Elena  Obratszova ,quello  che   un  antico  modo  dire definirebbe  "un castigo  di  Dio" . Si parla  ovviamente di  voce: bella, ampia, fluviale.

Eccola  in un raro  filmato  dove, giovanissima,  esegue  un'aria  di Rachmaninoff   in modo  sublime.

 

 

Resterei  in terra  russa e passerei  a  un altro  tipetto  niente  male, il  tenore  Ivan Kozlovsky. Costui, dopo essersi divertito  a incidere  una cadenza  nel  "Barbiere  di  Siviglia"  in cui  spazia  in 3  ottave come se  nulla  fosse...  questa:

 

 

...continuò  a  cantare  con straordinaria  bravura  l'intero  repertorio  lirico e lirico leggero, restando  rigorosamente  bloccato  nei  proprii  patrii  confini. Un mostro, Kozlovsky, soprattutto  di  tecnica: la  voce sempre  altissima di  posizione, sempre  sul  fiato, mai un suono sgraziato  o  ingolato  (come purtroppo  capita  oggi  di ascoltare  anche  in  coclamati  'miti') .Ancora  a  80  anni  poteva  stupire  gli astanti, raggiungendo  con  assoluta  facilità  le  note  sopracute...

 

 

In  questa  canzoncina  "a  due" Kozlovsky   ha un partner d'eccezione, il basso  profondo Mikhail Mikhailov, un altro  fenomeno, famoso  interprete  delle  opere  di Mussorgsky , soprattutto  dei  personaggi di  Pimen  e  Dosifei.

 

 

Eh  sì, loro  sanno  cantare  sul  serio.

Una  scuola  che  invece di  essere  protetta   come  un Panda  o  come  la  foca  monaca  sembra essere destinata  a  suscitare  solo  nostalgìe, tanto  ne  sono  lontani  gli eredi  attuali.

Proviamo  a  valicare  la  cosiddetta  'cortina  di ferro'  (solidissima  ai  tempi  di  Kozlovsky) e  passiamo  al  "bel  paese" , il nostro. Qui  troviamo una pletora  di  voci  che  andrebbero  seriamente rivalutate e ripassate a  dovere, soprattutto  dai  giovani  studenti  di  canto.

Ragazzi, un appello: non buttate  i  soldi  in inutili  lezioni, con il solito maestro  che  vi  dice  "Bravo!  Brava!"  e  voi  invece  siete paonazzi  e  semi-afoni. Prendetevi  un bel  disco di Giuseppe Danise, un  baritono napoletano attivo  tra  il 1910  e  il 1930,  e  ascoltatevelo  in religioso  silenzio  e con la  massima  concentrazione. Sarà  come avere, gratis!, 150  lezioni  di  canto  in una  botta  sola: canto  sul  fiato, canto in maschera, la  famosa gola  aperta.

 

 

Si parla  molto di Wagner  in questi  giorni, grazie  alle  dirette  dal  Festival  di  Bayreuth. Se  è  vero  che  il  maestro  Thielemann  sta  letteralmente trionfando  per  lo splendore della  sua concertazione   è  purtroppo altrettanto  evidente  lo stato  tristissimo in cui  versa  la  vocalità  drammatica  richiesta  dalle opere  wagneriane, soprattutto  per  quanto  riguarda  il  tenore  eroico. Non si  può  certo definire   Heldentenor  il  protagonista  del  recente  Lohengrin, né  son  degni  di  questo  titoli  gli onesti  Botha  e  Lance. Il canto wagneriano  presume  e  pretende  altri squilli, altre  dimensioni  vocali.  Un buon esempio  lo  troviamo  nel grande  Franz  Voelker, uno  dei  massimi  interpreti  wagneriani, anch'egli  attivo  negli  anni  Trenta, famoso  per la  bellezza  del  timbro e la tecnica straordinaria.

 

 

...e  Voelker  non cantava solo  Wagner, ma  Verdi  come pochissimi  grandi  interpreti  seppero  fare: con i  colori, con le  mezzevoci, con i legati, con il canto  MORBIDO  e  NOBILE.Ascoltiamo  "Ah  sì  ben  mio" dal Trovatore  (cantato in tedesco): una lezione  che  riporta  direttamente  a  un grande  italiano, Aureliano Pertile  (ma  Voelker aveva la  voce  più  bella).

 

 

Non  voglio fare il passatista: non lo  sono. Diciamo  che  amo  scegliere  e selezionare  con attenzione  i  miei  ascolti, siano  essi del  trapassato  prossimo   o del  presente. Ecco un cantante  che  amo  molto  , in piena  attività, e  che trovo  in linea  con i  grandi  maestri  del passato. E'  il tenore americano  John Osborn, specialista  rossiniano. Una vocalità  certamente  molto  duttile,  agile, estesissima  ma  al tempo stesso  abile a non sacrificare  la  pienezza  del timbro  e  un rigoroso senso  stilistico.

 

E'  alta, bella, ha una  voce  esattamente  come  è  lei: Martina Serafinmartina_serafin_0108_d

è  un soprano  che  oggi  raccoglie  grandi plausi  in Tosca, Manon Lescaut, Turandot,Andrea Chénier  ma  che all'occorrenza  può  anche  divertirsi  a  cantare  "Giuditta"  di  Léhar  , finalmente  non da  soubrette  ma  con tutta  la  voce  che ci  vuole...

 

Per  chiudere  una rarità del  grande Pippo Di Stefano,  il Poeta  del Canto . Nessuno  come lui seppe dare  valore  alla  parola, al testo. Nei suoi anni  migliori  la  meravigliosa  voce  fatta di  sole e di  velluto   poteva salire  e  affrontare  qualsiasi altezza,  anche  l'impossibile  tessitura  pretesa  da  Richard  Strauss  per  il Cantante  Italiano del suo  "Rosenkavalier".  Narra  la  leggenda  che la moglie di Strauss  vedendolo  sghignazzare  al  pianoforte  gli chiese  :"Richard, ma perché ridi così?"  ,  e  lui rispose  :"Rido  perché  penso  al  tenore  che  dovrà  cantae  l'aria  che sto  componendo!". Era  appunto  "Di  rigori  armato  il seno"....