LA VERITA' SULL'AFFAIRE MUTI-BARCACCIA
Sabato 12 Giugno 2010 08:39

 ArturoToscaniniToscanini   muti

RETROSCENA

 

Le  verità  celate  dell'affaire MUTI-SCALA  (1986-2005)

Un periodo  denso di luci e  ombre, ora  finalmente svelate

 

Un maestro tanto glorioso e longevo quanto  fu Arturo Toscanini non poteva non creare epigoni, a volte eccezionali musicisti , a volte pallidi imitatori, in altri casi folli succedanei.

Si annoverano schiere di toscaniniani, a partire dai suoi assistenti Erich Leinsdorf, George Szell, celebri per la precisione e lo stacco irresistibile degli "allegri"; come non ricordare il grande Guido Cantelli, pupillo di Toscanini, scomparso giovanissimo in un incidente aereo,Antonino Votto, protagonista di grandiosi eventi scaligeri, o Lorin Maazel, ancora oggi insuperabile per l’infallibile memoria e per una certa qual cupidigia.

In genere i toscaniniani appartengono a quel genere di maestro che corre, come inseguito da una muta di lupi affamati o come lui stesso all'inseguimento di un treno; l'effetto è quasi sempre quello di orchestre portate al parossismo, spinte verso gare di velocità sempre più pericolose, concertati al calor bianco, cabalette simili a tarantelle, qua e là ritmi e colori che rievocano il folclore delle sagre paesane. E' una  sindrome  che  definirei  inevitabile, cronica, il  "toscaninismo"  e  , come  tutti  i  vezzi, ciò  che  è  grande  nel modello originario  diventa  parodistico  nell'imitatore.

Con Riccardo Muti , direttore musicale della Scala fino alla primavera del 2005 dopo circa un ventennio , l'eredità toscaniniana si fece "missione" :l'investitura sembrò avere origini divine , come si dedusse dalle frequenti , auliche citazioni che Muti utilizzò durante le sue conferenze o persino prima o dopo le sue esecuzioni pubbliche.

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Muti, paradossalmente molto più di Toscanini, si propose in tutto il suo fulgore come il Gran Maestro del Podio, il super Direttore megagalattico , le Roi Soleil delle bacchette , tanto da spingere Franco Zeffirelli a definirlo tout court e molto meno simpaticamente : " il Rais della Scala".

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Di origini pugliesi (padre  medico a   Molfetta, stimatissimo) , ma con studi napoletani , Muti compì la sua éscalation un grado dietro l'altro, come un bravo, paziente muratore, prima accumulando successi al Maggio Fiorentino, poi a Philadelphia, negli Stati Uniti, eccellendo nel repertorio sinfonico quanto in infuocate recite operistiche.Più  che  di LOggioni  si  dovrebbe  parlare  di  Logge: sembra infatti  che fosse proprio la Massoneria (Firenze e Philadelphia ne sono appunto due rinomate capitali) a proteggere e a favorire l’ascesa del temperamentoso maestro.

La sua cifra caratteristica è l'impeto, la veemenza; l'orchestra è una fiera da domare, al posto della bacchetta potrebbe tranquillamente brandire un bastone da maresciallo o uno scudiscio.Il compianto maestro Sinopoli lo chiamava, appunto, "il Maresciallo".

Con il fondamentale aiuto della moglie Cristinacristina_muti,soprano  di incerto valore proveniente  da una  importante  famiglia  della  cosiddetta  "Ravenna-bene", Muti pur attentissimo alle corone e alle cadenze, non trascura pubbliche relazioni e stampa, costruendo un'immagine forte, autoritaria, vincente; per una ventina d’anni non vi fu praticamente giornata in cui non fosse comparso un articolo inneggiante su Corsera o Repubblica, corredato da relativa foto con ciuffo al vento. Peana  più  che  recensioni, visto  che era  severamente  proibito parlar  male  del  Domineddio. Ne sappiamo  qualcosa  noi  della  Barcaccia e  forse  è  questa  la  buona occasione  per  rivelare  qualche  utile  retroscena.

1995. Siamo  nel  pieno  dell'Era  Muti . Va  in scena il Mefistofele  di  Boito  e il sottoscritto, penetrato  furtivamente in loggione  (l'ufficio stampa  della Scala aveva  l'ordine di non far  entrare  i  conduttori della Barcaccia, pena-  si immagina-  la  pubblica  flagellazione) assiste  allo spettacolo.  Va  detto  per  inciso  che, mentre  i  giornali  riportavano  puntualmente  notizia  di trionfi, in teatro  le  cose  non stavano  propriamente  così.  Fischi ce  n'erano, dissensi, e  pure  parecchi. Così  accadde   anche durante  il  Mefistofele,  conclusosi  con una  sorta di baraonda  orchestrale e  corale , tra  le  più  confuse  e  assordanti  ch'io abbia mai  sentito. La  recensione  fatta in Barcaccia  non piacque  ai  vertici  scaligeri, Muti e lo stesso  Fontana  in testa  (all'epoca molto solidali). Il  sovrintendente  giunse  a chiedere  un miliardo e mezzo  di vecchie  lire  di danni  (750.000E)  per  i  7  minuti  di  musica  trasmessi, pur  spezzettati da  commenti.

Questo  l'antefatto.  Nell'estate  del 1995  la  trasmissione  lavorò in sinergìa  con Rai3  per  il  programma  "Operaquiz"  di Rosaria  Bronzetti.Il Direttore della rete , Tantillo  (un carissimo  amico)mi telefonò  in pieno  luglio, passata  la  mezzanotte,  e  mi  disse  (riporto a  memoria  il succo  della  telefonata):

"Ciao  Enrico, scusa  l'ora. Hai  amici  molto potenti in politica? Se  li  hai...muovili  e  muoviti  subito, poiché  vengo  da una cena  con la  Moratti (all'epoca  Presidente della  Rai)  e  Muti , in cui  quest'ultimo  ha  chiesto  la  vostra  testa  (mia  e  di Michele  Suozzo) e la  sospensione del  programma."

"Ah"  , feci  io   "  E la  Moratti?"

"Ha  preso   nota, muoviti!", fu la risposta.

Sarà  utile,a  tale  proposito ,  un  articolo  apparso  proprio  quell'anno  su  "Repubblica", che  qui  riporto:

MUTI? CI DISPIACE MA E' DISINFORMATO'

"CHE Muti sia esuberante è ormai un dato di fatto ma che sia disinformato, sinceramente mi dispiace. Tanto per fare un esempio la Rai offre da anni un servizio quotidiano sull' opera che, nel mondo della cultura musicale, per quanto riguarda i media, è a livello di Cenerentola. E questo solo per contestargli le accuse che fa all' emittenza pubblica. Maestro, mi sembra davvero inopportuno. Non mi dica che la Fininvest offre un servizio migliore, solo perché ha stipulato con la Scala un contratto per riprendere la Filarmonica che, mi scusi, non è certo una grande orchestra anche perché si è formata da poco. Non credo che quella trasmissione domenicale su Retequattro sia più pregevole di tutto quello che si fa a viale Mazzini". Non usa giri di parole Enrico Stinchelli per rispondere al ' j' accuse' lanciato lunedì da Riccardo Muti contro il trattamento che riceve la cultura in Italia e, in particolare, contro la Rai, accusata di ignorare la musica seria. Melomane convinto e conduttore, insieme a Michele Suozzo, della trasmissione radiofonica tutta musicale La barcaccia e del programma televisivo di RaiTre Prima della prima-Opera quiz, duecentomila spettatori, il 4 per cento di share, Stinchelli aggiunge: "Basta con questa tirannide scaligera che ci devasta. Ci sono anche altri teatri degnissimi, anzi, ottimi. Come Catania, Palermo, Bologna, il Carlo Felice di Genova. E invece sembra che esista solo e soltanto la Scala. Ripeto, è una tirannide e nemmeno tanto giustificata. Ho seguito tutto il cartellone di quest' anno, quasi tutte le opere sono state un disastro, con l' eccezione della Valchiria e dei Racconti di Hoffmann, il resto è stato un' ecatombe, regolarmente fischiata. Prendiamo la Traviata, terribile. La Fabbricini era pure stonata" continua Stinchelli "La tv brilla per la sua assenza afferma il maestro? E' ' colpevole' di disinteresse verso la musica? Io non direi, tanto per cominciare, e chiedo scusa perché parlo bene di un programma mio e del collega Suozzo, c' è Prima della prima, con tutto il suo lavoro settimanale di riprese fatte sui palcoscenici e spesso nelle situazioni più difficili, senza contare che siamo riusciti ad ottenere una interattività con la radio che consente di non interrompere il filo della musica. Insomma, siamo in rete alle 12, replichiamo alle 20 e poi siamo in video alle 23.50. Muti, abbia pazienza se insisto, le sembra poco? Nemmeno negli Stati Uniti ci battono; dal punto di vista radiofonico solo alcune radio locali trasmettono più ore di musica. E non per vantarci ma domenica uscirà sul ' New York Times' un articolo che riguarda la trasmissione di RaiTre perché dall' autunno avremo con noi il titolare americano di ' Opera fanatic' , uno specialista in pettegolezzi da palcoscenico che ci racconterà tutto di tutti". Non usa mezzi termini Enrico Stinchelli nel rispondere al maestro Riccardo Muti e nel rintuzzare le sue lamentele sul destino della cultura in Italia. "Il suo mi sembra un tono tutto milanese, inutilmente piccato, simile a quello che usa il sovrintendente della Scala Carlo Fontana quando mandiamo in onda le opere del lirico lombardo per intero con tanto di fischi e ' buuh' ; prendersela con la Rai mi sembra un atteggiamento vetero-leghista e non perché io mi senta un aziendalista di ferro, vistio i problemi che creo, nel mio piccolo. Oltretutto, tanto per restare in tema di esclusiva , ricordo al maestro che la radio trasmette tutte le prime scaligere, dico tutte. Questa di parlar male della Rai mi sembra una moda. Insomma, le battute di Muti sono intempestive. Per la cultura musicale si fa molto. Va bene, cercheremo di fare di più, ma non perché Muti tuona dal podio della Scala". E sul riferimento diretto del maestro alla morte di Benedetti Michelangeli e al concerto-ricordo trasmesso alle due e mezzo di notte da RaiTre? "Credo che sia stata una svista, non nostra, naturalmente, ma di Riccardo Muti, forse l' hanno informato male. Il giorno in cui il grande pianista è morto, alle 23 è stato trasmesso un concerto e Prima della prima è saltato, e mai scompaginamento del palinsesto fu mai più giustificato e doveroso; poi, nei giorni seguenti, ci sono state delle repliche, genere Schegge e, ovviamente, gli orari sono stati dei più diversi, quindi sul caso specifico non esiste polemica. Eventualmente si può obiettare sul fatto che Opera quiz venga trasmessa tardi, quando la gente è stanca e magari non ha voglia di ascoltare acuti. Abbiamo scritto a Luigi Locatelli, responsabile della rete, e lo hanno fatto anche molti teleutenti, siamo in trattative per uno spostamento o, comunque, l' idea potrebbe essere quella di un settimanale più lungo. Oppure, altra ipotesi, sempre interagendo con la radio, una specie di striscia folle. Perché questo è un mondo di matti". - di ALESSANDRA ROTA


Cosa  accadde? Il  programma fu  effettivamente  sospeso  da  Radio3, senza  alcuna  motivazione plausibile, a  settembre  venne  collocato  un nuovo  programma dal  titolo, involontariamente (?)  ironico  "Palco reale"
  e  dovemmo faticare  non poco  per  essere  re-integrati  a  gennaio, dopo  una pioggia  di  lettere  di  protesta  e  di richiesta  degli  ascoltatori  e  dopo, confesso, aver  seguito  il  primo  consiglio  del  direttore  Tantillo, rivelatosi  vincente.  Questi  i  fatti.

Da  gennaio  1996  iniziai  il  ciclo "Mutiful", 22  puntate di una  fiction  (ma  mica  tanto)  dedicata  al  Maeschhtro  e  alle  sue   eroiche  gesta.

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Nella fase finale del suo dominio scaligero, Muti aggiunse al suo repertorio una sintomatica tendenza al comizio, laddove l'antico e tristemente celebre balcone di piazza Venezia si trasformò nel podio: da lassù, sguardo fiero e mascella volitiva, il Maestro ha discettato, rivelato, pontificato, scagliandosi ora contro i tagli ai fondi per la musica in Italia, ora contro le guerre, ora contro la fame nel mondo. Ad Ancona, inauguratosi il nuovo Teatro delle Muse, giunse a criticare il restauro della sala, aggiungendo alle sue ben note conoscenze in campo musicale anche insospettabili cognizioni architettoniche.

La Scala è stata ovviamente il suo tempio, sede di trionfi ma anche dei suoi mal digeriti disastri, sempre sottaciuti- come  si  è  detto- dalla stampa compiacente e dai principali mezzi di comunicazione: dalla Traviata eseguita dal Maestro al pianoforte, per scongiurare eroicamente uno sciopero selvaggio, ai Vespri siciliani fischiati e buati come non mai; dal Trovatore senza do ma con la contestazione personalizzata ("Questi fischi sono per lei, maestro!", gridato da un loggionista esasperato), al trionfale Otello con Domingo al capolinea, l'intera Tetralogia wagneriana , il Parsifal, addirittura un Rossini inatteso (Donna del lago) , il prediletto Gluck (buono sempre per salvare qualsiasi inaugurazione), Mozart, il Puccini della Tosca e della Manon Lescaut, il Mefistofele di Boito. Dopo circa un ventennio di dominio assoluto e assolutista, il colosso mostrò i suoi piedi di argilla e si frantumò violentemente: nel marzo del 2005 , dopo il maldestro tentativo da parte del Maestro di spodestare il sovrintendente Fontana e rimpiazzarlo con un proprio “Leporello” , scoppiò la bomba.

Una umiliante votazione assembleare dei dipendenti scaligeri, riuniti all’interno del teatro, sconfessò Muti in toto (due voti a favore e circa 700 contrari!) , costringendolo dopo una resistenza di 15 giorni alle irrevocabili dimissioni. Si chiuse così un periodo molto controverso della storia scaligera.