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DENTRO LA FAVOLA DELLA TURANDOT, INTERVISTA CON ENRICO STINCHELLI
Giovedì 04 Agosto 2016 13:28

Dentro la” favola di Turandot

  Conversazione con il regista della Turandot di Puccini, nel 90° anniversario.


  A cura di Myriam C. Bonelli ( OWM, Opera World Magazine, N.Y.)

 

                                                              io_pop_art

 

Incontriamo Enrico Stinchelli a Roma, presso lo storico Bar Vanni in Via Col di Lana dietro

Viale Mazzini, tradizionale luogo di incontri artistici e ritrovo dei funzionari Rai, durante

l'ora di pranzo. “E' il mio ufficio, a tutti gli effetti” ridacchia il regista, autore e conduttore

con Michele Suozzo del più famoso varietà operistico italiano, la Barcaccia, in onda da

settembre a giugno su Rai, Radio3, giunto ormai a superare le 6000 puntate consecutive.

Andiamo in onda dal lunedì al venerdì dal 1988, un record. Abbiamo intervistato già tre

generazioni di artisti lirici, da Gina Cigna a Diana Damrau!” . Lo dice con malcelata

fierezza ma senza perdere quel sorriso ironico e a volte dispettoso che contraddistingue

la sua espressione. Ce lo immaginavamo più arcigno e forse anche più cattivo, nel senso

melomane del termine: la trasmissione che conduce da anni è nota soprattutto per la

temuta e crudele rubrica delle “perle nere”, in cui senza pietà vengono trasmesse le

stecche o gli errori più pacchiani dei mostri sacri della Lirica, nessuno escluso. Invece

Enrico Stinchelli è un tipo molto affabile, alla mano, la conversazione subisce

immediatamente il tono familiare, cordiale, con un fiume ininterrotto di aneddoti che è

difficile contenere. Si percepisce un fortissimo spirito critico e idee ben chiare, un po' su

tutti gli argomenti, con frequenti citazioni che lasciano intuire una profonda cultura

classica e una invidiabile conoscenza della materia operistica, di cui è certamente uno

dei massimi esperti esistenti. “Cattivo io? Allora non conosce bene l'ambientino

dell'Opera!” ,lo sguardo si fa luciferino.” Guardi...l'Opera è una grande magìa ma è anche

il Regno dell'Ipocrisìa , della finta lode, del complimento fasullo...salvo poi distruggere a

tavola, tra amici , dopo la recita. Dovrei aggiungere purtroppo...ma tanto a che serve. E'

un brutto rituale che non cambierà mai.”

Non riesco ad avviare l'intervista. “Ma è già avviata! Ogni conversazione è un'intervista,

prenda appunti, detesto rispondere alle domande come se fossimo a un Quiz...”.

 

                      Turandot_Torre3

 

Mi parli della Turandot a Torre del lago, sono 90 anni dalla Prima e Lei ha avuto il grande

onore (e onere) di firmare la regìa di questo spettacolo.

 

Per me Turandot è una grande , meravigliosa favola. Bisogna credere nelle favole, le

favole sono la Verità. Sa l'etimo della parola “Mito” cosa rivela? Che il Mito è una

narrazione sacra, VERA. Turandot è l'ultimo lascito di Puccini, un genio. Va rispettata la

sua sacralità mitica, per questo ho lavorato come un matto alle luci , trasformando la

meravigliosa scena di Frigerio in una pagoda viva, brillante, caleidoscopica. Non che

fosse già bella di suo, intendiamoci.Ma in un filmato che ho visionato con molta

attenzione notavo una certa sontuosità statica, a tratti lugubre, che non trovo si adatti a

questo capolavoro di Luce e di Vita. I complimenti più belli, come sempre, li ho ricevuti dal

pubblico, che andava via dicendo di aver vissuto all'interno di una fiaba, di un sogno.

Questo è il miglior risultato per me. Ho anche cercato di allargare la scena, alzando la

prospettiva con batterie di luci a terra posizionate ai lati e dietro la grande pagoda,

illuminando i bracieri posti spenti in cima alle colonne. I pompieri avevano vietato la

fiamma viva...non mi sono dato per vinto: ho posizionato macchine per il fumo e riflettori

all'interno dei bracieri, in modo da tale da dare l'impressione che fumassero. Vede? Con

poco si può fare tutto...”

 

  E riguardo alla regìa? Turandot è un'opera molto scontata, rituale, difficile inventarsi  

qualcosa di nuovo?

 

  Sono statiche e rituali le regìe senza idee. Ma talvolta le idee sono cazzate, sic et  

simpliciter: non ci vuole niente a mettere i dignitari Ping Pong e Pang seduti su tre tazze,

per tazze intendo tre cessi. O farli girare in bicicletta: il circo dell'Opera è lì pronto ad dare

adito alle più sfrenate fantasìe e ognuno di noi ha questo dono splendido, la fantasìa. Ma

restano cazzatelle, stupidaggini, provocazioni inutili. Io ho introdotto, rispettando

comunque l'impianto tradizionale, una serie di cose che non appartengono alla

tradizione.”

 

 

 

Può illustrarLe?

 

  Intanto Turandot, la gelida, la crudele, ha un alter ego: il boia. Ho eliminato la figura  

classica dei Mastro Lindo che invariabilmente si presentato in scena con la mannaia e ho

trasformato il boia in una donna, un'attrice bellissima,Elena (chiedo scusa se non ricordo

il cognome). Solo una donna sa essere veramente cattiva quando vuole. Si veda Lady

Macbeth e in fondo la stessa Turandot. Non solo il boia ma anche le guardie sono donne:

il braccio armato della Principessa. Ed è il boia che porge a Liù la lama con la quale si

suiciderà. Ho visto centinaia di recite in cui Liù strappa un pugnale dalla cinta di un

robusto armigero?? Ma quando mai!!? Sono le assurdità che rendono ridicola la nostra

beneamata Opera Lirica. Può mai una schiava torturata, distrutta, piccola, debole, rubare

indisturbata un'arma da un soldato? Quel poveretto verrebbe giustiziato all'istante, prima

di Liù stessa!

Inoltre, alla staticità dello stupendo Coro “Perchè tarda la luna” , nel primo atto, ho

aggiunto la figura allegorica della Luna stessa, una immagine femminile diafana ed

evanescente che vaga tra i corpi a terra dei signori del Coro con un effetto che è piaciuto

molto, visti gli applausi del pubblico. Solo che, quando ci sono troppi applausi per la

regìa, come mi insegnò Denis Krief, vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato.” (ride)

 

  Lei è stato mai contestato? 

 

  Siiii, ma certo! Guardi, proprio l'anno scorso al Teatro Antico di Taormina, ho proposto  

un'Aida di Verdi ambientata al Museo Egizio. In fondo, ammettiamolo, Aida è spesso una

sorta di Museo Egizio a cielo aperto: lo ha detto persino il Maestro Muti in una recente

intervista per Alberto Angela. Cito Muti: “Se dovessi allestire un'Aida la ambienterei

presso un Museo Egizio”. L'ho accontentato, senza saperlo, ovviamente. All'interno di

questo museo ho collocato scolaresche di bambini e turisti: cosa strana, i bambini sono

stati applauditi....i turisti fischiati. Al termine del concertato del II atto sono partite le

contestazioni che, tra l'altro, ho saputo erano state coordinate da un noto malandrino

attivo a Taormina, ben conosciuto ai giudici per le sue malefatte. Ho provato per un attimo

l'ebbrezza del “regista contestato” , la stessa provata da Krief, Guth, Castorf, Tcherniakov

& C. Devo dire , però, che concordo con Hugo De Ana quando dice di preferire gli

applausi. Ecco, De Ana è un genio, l'erede di Zeffirelli.”

 

                     Turandot_Frigerio5

 

 

Lei quindi sostiene la tradizione, il rispetto, ma poi strizza l'occhio ai provocatori di area

germanica?

 

  Ora è Lei che provoca, però! (risata). Io sono per il RISPETTO assoluto, che non vuol  

dire essere didascalici , rituali e ripetitivi. No. Io sono per le idee e per lasciare al

pubblico, che paga, un buon ricordo. Il che vuol dire rispettare l'Autore e il pubblico. Ma

anche i solisti, il Coro, le comparse, il maestro che dirige, i tecnici, tutti. Bisogna saper

valutare le idee, soprattutto averle. Conosco uno (non Le farò il nome perchè non lo

merita) che va avanti con regìe scopiazzate da quelle degli altri, scene comprese. E' un

poveretto che non ha idee, da compatire. Le idee non hanno prezzo, se sono

buone.Abbiamo avuto in dono un cervello e un'anima sensibile: usiamoli.”

 

 

Lei ha avuto esperienze registiche con molti Teatri di vaste dimensioni, all'aperto:

dall'Arena di Verona a Torre del lago. Pensa alche Lei, come Toscanini, che all'aperto si

debba solo giocare a bocce?

 

Non tutto quello che diceva Toscanini era Vangelo. Toscanini in Italia è un po' come

Garibaldi, non si discute. Poi, gratta gratta....scopri che di lepidezze ne ha dette tante

pure lui. Non sono d'accordo sulla questione delle bocce. Dipende dal tipo di spettacolo,

dal cast e da tanti altri fattori. Se uno spettacolo è brutto, se i cantanti fanno pena...sarà

così al chiuso, all'aperto e ovunque.Anche in mezzo al mare. Una volta, con Leo Nucci,

abbiamo fatto un'Opera in mezzo al Po, su una grande chiatta che galleggiava davanti a

Brescello, nei luoghi di Don Camillo e Peppone. Il pubblico era assiepato sulla sponda.

Bellissimo e divertente, se non fosse per i milioni di zanzare che festeggiavano con noi

questo evento. Ma esiste l'Autan. Poi, non tutti i teatri sono uguali. A Verona devi lavorare

sui grandi numeri e considerare che comparse e ballerini (oltre ai cantanti) diventano

minuscoli. Se vuoi mettere in risalto un dettaglio, tipo uno sguardo d'odio....per dire, lo

perdi invariabilmente, non lo vedrà nessuno, nemmeno una lince. Devi lavorare sul

grande spettacolo, come i tre più belli che abbia mai visto a Verona: Carmen (la Prima

non quella dimezzata di oggi), Trovatore e Turandot di Zeffirelli, tre magnificenze

assolute. A Torre del lago è un'altra storia: c'è Puccini sepolto nella sua casa davanti al

Teatro. Questo dato conta, eccome, almeno per me. La Fondazione, presieduta da un

personaggio estroso e geniale come Alberto Veronesi, uno che guarda sempre più avanti

rispetto agli altri nonostante le critiche che gli piovono addosso, un consiglio 

d'amministrazione che ama il proprio Teatro , qualunque cosa accada.

A Taormina, per contro, non puoi fare molto perchè non è un Teatro nato per l'Opera, è

piuttosto una cartolina per turisti.

Tu vai là, ti mangi la granita prima, ti siedi e cosa vedi? L'Etna. Quella è l'Opera. 

 Senza sbocchi ai lati, senza la possibilità di montare e ricoverare scene importanti,

senza ciò che occorre...non è una cosa normale. Il pubblico è formato essenzialmente da

turisti poco avvertiti, accaldati, arrostiti e dagli appassionati che arrivano da Catania e

Messina, pronti a bibarsi l'ennesima Carmen, l'ennesima Cavalleria, bene o male che

venga realizzata da impresiaretti spesso improvvisati, gente priva di competenze

specifiche spesso arraffona, facilona, intrallazzona. E' un Teatro “di servizio”, nel senso

che se Lei domani vuole allestire la Sua Cavalleria o la sua Carmen può farlo: si fa dare

le date dalla Regione, attiva il baraccone e via. Raduna i suoi duemila spettatori (paganti:

con gli omaggi può arrivare anche al doppio!) o quando va male si accontenta di qualche

centinaio di persone, smaniose di prendere un po' di frescura. Il giorno dopo arriva il Volo

e fa il pienone (e ciao Opera!). Comincio a capire perchè a Taormina c'è la consuetudine

di non pagare i Cori, le orchestre, i cantanti, i tecnici... .”

 

                  taormina_teatro_antico_vulcano

 

 

 

Lei è un fiume in piena, sempre?

 

  Non mi conosce quando mi arrabbio! Allora sì che divento un fiume in piena. Adesso  

sono rilassato e tranquillo. Vede: io amo l'Opera. La amo sul serio,nel profondo. Per me è

un modus vivendi. Grazie all'impegno per e sull'Opera sono riuscito a bypassare (perdoni

il neologismo) gli orrori che ci propone la nostra attualità. Io sfuggo al bombardamento

mediatico grazie a Verdi, Puccini, Mozart, Wagner...Le pare niente? Riuscire a non farsi

tangere dallo schifo e dall'orrore da cui veniamo inondati, come se fosse acqua fresca?

Invece è acqua fetida. La colpa è dell'informazione, glielo dico da figlio e nipote di

giornalisti (del resto è quello che mi diceva sempre mio padre, Fulvio) : l'informazione

riguardo certi fatti non dovrebbe nemmeno esistere. Quando mia madre era giovane

cronista il capo redattore cestinava le notizie più cruente....oggi ce ne pasciamo, godiamo

(non io!) dei particolari più osceni e ripugnanti, i bambini persino hanno dimestichezza

con armi, torture, orrori che non dovrebbero nemmeno conoscere. Su Facebook e sui

social networks è tutto un tripudio di teste mozze, corpi squartati,bambini arrostiti, animali

seviziati....ma vaffanculo, lo scriva pure anche in inglese, vaffanculo a questa

informazione vomitevole e inutile. Amo l'Opera perchè riconosco in questa forma

straordinaria di spettacolo a tutto tondo il meglio prodotto dall'umanità. Musica,canto,

poesia, danza, l'Opera è la sintesi , se vogliamo lussuosa, di quanto di più bello e forte

sia stato creato dall'uomo. Da quest'uomo così fragile e dannato, ma -se vuole- geniale.

Per cui l'Opera va amata e rispettata. Da noi per primi e poi da tutti.”

 

 

 Ha più amici o più nemici? 

 

  Ho tantissimi nemici di cui sono amicissimo.E mi creda se le dico che è assai meglio di  

avere tanti amici di cui sei nemico. Il basso Teodoro Rovetta, che da giovane girò le

pagine al maestro Favaretto durante uno degli ultimi concerti della Tebaldi, credo fosse

alla Scala, mi disse tristemente che il maestro si voltava verso destra e guardando la Diva

le diceva “Brava!” , poi si voltava a sinistra sussurrando a lui “che schifo”...Capisce?

Questo è l'ambientino, non troverà facilmente uno che dice esattamente quello che

pensa, in faccia. Io mi sforzo, ce la metto tutta, come vede quello che dico qui lo dico

normalmente in trasmissione, facendomi una fama (falsa) di cattivone.”

 

  Un famoso economista americano, Thomas Sowell, diceva che ci sono solo due modi di  

raccontare la verità completa : in forma anonima e in forma postuma.

 

  Aveva ragione...ma io non voglio affermare delle Verità. Sarei idiota. Dico e scrivo quello  

che penso. E' diverso. La sera voglio addormentarmi sereno. Il migliore amico di Enrico è

Enrico. Ognuno di noi deve fare i conti con quell'Io che è in noi. “

 

                                        io_doro

 

  Riesce ad avere una vita privata con una vita tutta consacrata all'Opera, alla Musica? 

 

 

 Mi aspettavo questa domanda...la risposta è sì, ci riesco, non mi chieda come. E'  

talmente privata che non vorrei divulgarne le specifiche. Ho la fortuna di essere

circondato ,come si suol dire con una frase fatta , “dall'affetto dei miei cari” . Credo che

ognuno di noi attiri persone a seconda delle proprie caratteristiche umane: se sei stronzo

attiri gli stronzi come te, se sei amabile attiri persone amabili. Similes cum similibus

congregantur, dicevano i nostri antenati latini. Ci vuole pochissimo per farsi amare e

moltissimo per farsi detestare: lo dicevo proprio ieri a un disgraziato che ha il brutto vizio

di non pagare gli artisti. E' ricco sfondato, che gli costa saldare i conti con chi ha lavorato

per lui? Eppure l'avidità, soprattutto il gusto di fottere il prossimo sono patologìe incurabili,

come il gioco, come l'alcolismo. Brutta cosa. Si finisce per vivere alla rovescia, quindi

male.”

 

  Chiudiamo questo colloquio con una nota positiva? 

 

  Se non ho fatto altro per tutta la chiacchierata??? Allora Lei , mi scusi, non ha capito  

niente! (ride). Vuole una nota positiva? Si ascolti il Don Giovanni o la Sinfonia Fantastica

di Berlioz dirette da Karajan, sono TUTTE note positive, sa quante ne trova?

 

Il potere della Musica ben eseguita è infinito, terapeutico. Ascolti i Quadri d'un

esposizione di Mussorgskij diretti da Celibidache:al termine si sentirà come una

visionaria, come una sciamana, avrà la percezione dell'Universo nella sua interezza.

Ascolti Mahler diretto da Bernstein e vedrà la Sua intera vita scorrere come un fiume

davanti ai Suoi occhi. Ascolti Horowitz, Richter, David Ositrach, Gilels, Arrau....saranno

rivelazioni, sarà la prova di quanto bella possa essere la vita e di quanto ricco possa

essere il mondo, al di là delle brutture che VOGLIONO metterci davanti agli occhi ogni

minuto. Un consiglio per l'estate? Venite il 12 agosto a Torre del lago a vedere Turandot,

sapendo che alle vostre spalle avete la casa in cui riposa Puccini, visitate quei luoghi e

tornerete a casa arricchiti, forse anche più buoni.”

 

                             Turandot_Torre_applausi


 
A COLLOQUIO CON IL NUOVO DIRETTORE ARTISTICO DEL FESTIVAL PUCCINI, m.° ANGELO TADDEO
Lunedì 01 Agosto 2016 14:01

 

       TADDEO

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La  nuova veste in cui si  presenta il Festival Puccini a  Torre del  lago  propone, oltre alla  Presidenza  del maestro Alberto Veronesi, la  nomina di un nuovo  Direttore Artistico, il maestro  Angelo 

Taddeo, un nome ben  noto agli addetti ai  lavori in senso  stretto ma  certamente  meno  conosciuto  dalla  grande  massa  dei  normali frequentatori delle  Fondazioni italiane. Devo  subito  dire  che 

Angelo Taddeo  non appartiene al  classico  'giro'  dei  direttori artistici italiani, più  che altro un club  esclusivo in cui  gli incarichi  vengono  assegnati a turno, come  in quel  vecchio  giochino delle 

sedie  messe a  cerchio con la musica  sotto. Non appena  terminava  il brano  musicale  tutti si sedevano e  uno, l'escluso, restava in piedi e  così  via, fino all'eliminazione  di  tutti, una sedia  dopo

l'altra. In Italia  questo  gioco ha  visto  piroettare sulle  teatrali sedie  un  gruppetto di  nomi, sempre quelli  e con risultati sempre abbastanza  alterni. Il nostro  è  il  paese del melodramma  ma  anche

dei deficit , che  una  scorretta gestione amministrativa  produce.

Angelo Taddeo  viene  dalla  vera  gavetta; da  circa  vent'anni  gira  il mondo  , soprattutto i paesi dell'Est  europeo, portando  in Italia  cantanti, direttori  d'orchestra,  Cori  e  Orchestre, organizzando 

per  essi e  con essi  eventi musicali che spaziano  dall'Opera  lirica  ai  concerti sinfonici e di Balletto, affrontando piazze e  sale da  concerto  di  ogni  tipo, una varietà  di  pubblico  estremamente

eterogenea, situazioni a  volte rocambolesche  ma  sempre risolte  con professionalità, qualità artistica,  rapidità  e  grande economia  di mezzi.  Chi normalmente  frequenta  e  lavora  all'interno di

una  Fondazione  italiana  sa  cosa  vuol  dire la  parola  "spreco" . Ecco, al  contrario  Angelo Taddeo, oculato  e  gioco  forza  attentissimo amministratore, sa  cosa  vuol  dire  "non sprecare"  : 

risorse, professionalità, idee, la scommessa  sui giovani talenti.

Lo vediamo ora  sorridente e pacioso  , com'è  nella  sua  natura, sulle sponde del Lago di Massaciuccoli, dove ha  portato un pò  delle  sue  sane  origini campane:  persone  bonarie, di compagnìa,

ma  lavoratori infaticabili  e  rapidissimi nelle decisioni. Taddeo, per come  l'ho conosciuto io, è  davvero un caterpillar, capacissimo  di  dormire due  ore  e  ripartire  per un viaggio transoceanico, se 

ciò  è  necessario. Ancora segretario artistico  del Festival, di freschissima  nomina, fu capace  di   portare  in men che  non si  dica  il superdivo  Jonas  Kaufmann  a ritirare il Premio Puccini, in

mezzo a  un fitto carnet di impegni, impresa  non da  tutti, oltre al  coinvolgimento di  una  serie  di  bellissimi  nomi e  di molte  sorprese  per  il Festival  di  quest'anno.

 

Chiediamo ad  Angelo Taddeo: quali sono le caratteristiche che deve possedere un buon direttore artistico?

 

A mio parere  un direttore artistico deve avere una competenza globale nell'ambito di una produzione d’opera; deve saper intervenire non solo dal punto di vista delle scelte dei cast ma conoscere in maniera 

approfondita tutto quello che riguarda in genere la produzione di un ' opera, a partire dalle masse ovvero Coro, Orchestra e avere inoltre  delle buone conoscenze in campo registico: scene, costumi, attrezzeria. La

macchina  operistica, si sa, è  molto complessa  e  non uno di  questi aspetti deve  essere trascurato.

 

Chi  è  stato  il  maestro  più importante  per la Tua  formazione?

 

Ho avuto la fortuna di studiare con grandi insegnanti come Fulvio Creux in strumentazione per banda, Giovanni Acciai  in direzione di coro, Nicola Samale in direzione d’orchestra e Alfonso Amato in pianoforte.

Posso dire che tutti in maniera diversa hanno contribuito alla mia crescita professionale. Tutte queste discipline oggi le ritrovo riassunte  in un unico capolavoro che è l’opera lirica.

 

 

Hai  una  grandissima  esperienza  con  l'Est  europeo.  Pensi che  in quei paesi  vi sia un amore  per  l'Opera  superiore  al nostro?

 

Sono tanti anni ormai che vivo tra l’Italia e l’Est Europa, dove ho avuto modo di apprezzare un sistema scolastico diverso da quello italiano, soprattutto in Russia. Posso affermare sinceramente che ancora oggi

l’Italia possa essere considerata, con tutte le varie problematiche soprattutto economiche,  la patria dell’opera lirica. Basta dare uno sguardo ai vari teatri italiani e ci accorgiamo che l’opera è molto seguita anche se

con un pubblico di persone  decisamente in avanti con gli anni.

 

 

Quali sono le  problematiche  più  grandi  per  l'Opera  in Italia?  Come  mai  tantissimi teatri  lamentano enormi deficit?

 

Io  credo che le difficoltà  gestionali di un teatro stiano  proprio nel fatto che a volte non si fanno  scelte oculate soprattutto nella formazione dei cast. Si punta spesso sui cosiddetti  "nomi"  ma  questo non è  sempre

un buon sistema: certamente  oneroso e  di esito artistico incerto. Bisogna avere il coraggio  di lanciare artisti  giovani, emergenti,  di grande prospettiva, politica che stiamo attuando anche al festival Puccini di Torre

del lago con enormi soddisfazioni.

 

 

Le  colpe sono  del costo degli allestimenti  o dei cachets?

 

Penso che le colpe, se così si possono definire,  non vadano soltanto nella direzione del costo degli allestimenti e dei cachet, ma soprattutto nelle scelte di un direttore artistico. Si possono  avere delle grande regie

con piccoli investimenti, senza  sprechi,  e grandi spettacoli con giovani emergenti. Bisogna avere soprattutto la competenza per affrontare  tutte le situazioni e circostanze diverse.

 

Come  trovi  l'ambiente del  Festival  pucciniano  e  quali sono le  migliorìe  per  qualificare sempre  più  questa manifestazione?

 

Il Festival Pucciniano è un ambiente abbastanza sereno dove tutti, dal Presidente Alberto Veronesi , al Direttore generale Franco Moretti, Consiglio d’amministrazione e consiglio di indirizzo corrono verso un unico

obiettivo, quello di fare un grande festival internazionale e di dare un giusto riconoscimento a Puccini che tanto ha amato questi luoghi. In particolare  vorrei  sottolineare il  fatto  che il  maestro Veronesi, anche

quando  ricopriva  altri incarichi qui al  Pucciniano (è stato a lungo  Direttore Artistico), abbia  sempre curato l'aspetto  del festival ad ampio respiro internazionale: credo si debba  seguire  questa  linea, da  lui

indicata e perseguita  con tenacia.

 

Il vicepresidente Pisanelli, in conferenza  stampa, ha  parlato di un enorme deficit.  Qual  è il segreto  per  recuperare  questo disavanzo mantenendo la  qualità?

 

Credo di aver già risposto precedentemente a questa domanda: buoni registi con piccoli investimenti e giovani artisti affiancati da alcune star dell’opera lirica.

 

Esiste ancora  il mito  dei  'nomi'  operistici?  Non è meglio  investire su giovani grandi voci?

 

Ho sempre creduto poco nei miti operistici, anche se non si può dire questo di  artisti come Pavarotti, Carreras, Domingo etc,  ma ho sempre creduto nel grande spettacolo, fatto da una grande regìa, con tantissimi

cambi di luce che riescono a trasmettere veramente qualcosa di magico al pubblico. Oggi i giovani sono il punto di forza della lirica e  bisogna puntare tanto su di loro. Ogni audizione o concorso di cui faccio parte in

giuria mi conferma sempre di più questa tesi.

 

In questo Festival  hai  proposto  cast  straordinari, facendo scoprire  al  pubblico  nuovi talenti. Vuoi nominare  i  più  significativi?

 

Stiamo avendo in questo festival delle grandi soddisfazioni artistiche soprattutto grazie ai  giovani . Tanto per citarne qualcuno vorrei  nominare  il soprano Rebeka Lokar nel ruolo di Turandot, il soprano Daniela

Cappiello nel ruolo di Musetta, il soprano Francesca Cappelletti nel ruolo di Liù,il baritono  Raffaele Raffio e  il basso Davide Mura impegnati in più di una produzione.

 

Quali sono i  progetti futuri?

 

Sono legati soprattutto al potenziamento dell'Accademia di alto perfezionamento di giovani artisti, con la presenza  di docenti affermati  che sapranno dare giusti consigli ai ragazzi. Per questo  progetto  ho trovato

un grande alleato nell'ing. Paolo Spadaccini, che segue  con particolare attenzione  e  affetto  i giovani  e si batte quotidianamente per dare una mano  concreta a  questi ragazzi. Loro sono il futuro , non

dimentichiamolo  mai.

 


 

 


 
Una novità: la Traviata di....Valentino
Mercoledì 01 Giugno 2016 07:57
                                traviata_valentino
Sì, lo abbiamo capito,le locandine parlavano chiaro: era la Traviata del sarto Valentino,
alla fine due costumi obiettivamente molto belli, uno dei quali faceva grande effetto col
suo codazzo verde che strusciava leggermente sul grande scalone hollywoodiano del I
atto. La Coppola debuttava come regista d’opera. Una ragazza simpatica e alla mano,
come tutti gli americani: pare che le sue gaffes siano state epiche. Al primo assieme,
quando è apparsa a lei l’orchestra, sembra abbia esclamato: “Oh! Ma con l’orchestra è
tutto più bello!”. Pensava forse a un playback ? La regìa è stata ovviamente della signora
Marina Bianchi, salvifica assistente. Uno spettacolo delicato, tranquillo, classico,
elegante....nei tempi in cui viviamo (memento Tcherniakov alla Scala) è ORO.
                            valentino1
Eccezionali i tenori: Antonio Poli perfetto Alfredo, voce stupenda e fraseggio di gran
classe, e Andrea Giovannini straordinario Gastone, un vero fuoriclasse.
Modesta la Violetta, Francesca Dotto, seppur brava attrice: una vocalità non ancora
tecnicamente a posto, con molti suoni indietro e artificiosi (si può sentire “FollOe follOe”
invece di “Follie” o “Qual fOglia, qual fOglia m’abbracciate” ???). Il finale primo si è risolto
con alcuni suoni striduli e un brutto mi bemolle gridato.
                                valentino2
Buono Frontali come Gérmont anche se l’ho preferito nel Tabarro: pochi colori, uniforme
nel fraseggio, a tratti monotono, qualche suono calante d’intonazione.
Annina squillante e con voce più sonora rispetto alla stessa Violetta, era il soprano Chiara
Pieretti. E qui mi fermo perchè le seconde parti non erano all’altezza di una produzione
tanto costosa e tanto conclamata.
Il maestro Jader Bignamini debuttava su un grande palcoscenico, dopo alcune prove
molto positive , ricordo soprattutto un ottimo Chénier alla Verdi di Milano. Qui l’ho trovato
un pò intimidito e poco determinato, soprattutto nello stacco dei tempi e in talune
dinamiche un pò troppo “mosce”.Tuttavia preciso e attento a seguire tutti con impegno. Mi
è stato riferito che sulla sua concertazione siano intervenuti direttamente gli agenti (??!!!),
consigliando prudenza e moderazione. Faccio finta di non crederci, sarebbe davvero
ridicolo e poco decoroso per un maestro che, seppur giovane, ha tutte le carte (e i diritti)
per compiere scelte proprie.
L’effetto mediatico di Valentino più Coppola ha avuto effetto e il teatro era plaudente ed
esaurito. Immagino sia contento pure Verdi.
                                             valentino4
 
Mefistofele, un'Opera da amare
Venerdì 11 Marzo 2016 08:13

                                           16_Bruegel_-_il_misantropo

Dopo quasi sessant'anni il Mefistofele di Boito torna al Verdi di Pisa in una nuova produzione

firmata da Enrico Stinchelli. Incontriamo il regista durante le prove dell'opera e gli chiediamo subito

di raccontarci il suo particolare approccio con questo complesso melodramma.

 

  • E' molto strano il destino del Mefistofele, opera adorata dal pubblico e snobbata dalla critica. La mia posizione, premetto subito, è totalmente dalla parte del pubblico: sono entusiasta della musica e della drammaturgìa, vi sono pagine che restano scolpite nella memoria e la costruzione , pur monumentale, è teatralissima. Ho amato Mefistofele da quando lo ascoltai la prima volta, in un vecchio disco Cetra con la voce incredibile di Giulio Neri, e poi lo vidi all'Arena di Verona con il basso Ghiuselev, Veriano Luchetti come Faust , restando a bocca aperta per le scene, il Coro immenso. Cose che ti restano nel cuore. Al Mefistofele bisogna crederci, amarlo, farsi trascinare con lui nel suo volo ... tutto diventa più semplice.

 

Qual è la Sua idea di partenza per l'ideazione delle scene?

 

  • Sono partito dalla parte più difficile, il Prologo in Cielo. Rappresentare il Paradiso e fare addirittura udire la voce di Dio non è cosa semplice: siamo costretti a porci un po' troppe domande....chi è Dio, dov'è... Facendo leva sull'immaginazione e magari con l'aiuto di alcune buone letture, tra cui senz'altro Goethe ma ancor di più Dante, ho pensato a una fonte inesauribile di Luce e di energìa cromatica. Una scala che porta verso l'infinito, cristalli che coinvogliano come antenne le energìe universali, la nascita del mondo riassunta nelle arcane melodie create dall'Autore, uomo colto e profondo esoterista. Un'atmosfera rarefatta che cela gli angeli e le falangi celesti, dove il Nulla e il Tutto si ritrovano assieme pensando che il microcosmo, il piccolo, contiene in sé il macrocosmo, l'immenso. Mefistofele è alla base di questa scala, sa come si ascende ma non è in grado mai di arrivare in cima poiché la sua conoscenza si ferma, è limitata. Assillato dai cherubini, verrà abbattuto da loro non da Dio: i bambini, la purezza estrema , ma anche la conoscenza estrema. Quando nasciamo abbiamo tutto e sappiamo già tutto, possiamo solo disimparare crescendo: sono quindi i cherubini a vincere sul Male, a bruciare le sue carni con un semplice profluvio di rose. La semplicità, la profondità della superficialità....si pensi a Mozart, il Dio della Musica, un bambino che non crebbe mai per sua fortuna. Mefistofele dice : “Il Dio piccin della piccina terra...”, cerca così di insultarlo ma ha la sventura di venire dal mondo degli adulti. Dio, per me, è un bambino.

 

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Apre questioni molto interessanti e discussioni che potrebbero portarci molto lontano. Boito parte

da Goethe secondo la Sua visione registica?

 

  • Non solo da Goethe. Nella prefazione alla prima edizione del Mefistofele, quella che cadde malamente alla Scala nel 1868, l'Autore elenca una bibliografia abbastanza impressionante, quasi da tesi universitaria. Tipica esposizione di stampo intellettuale e Boito era un fine intellettuale, di corrente  wagnerista. Non a caso il fiasco venne causato dallo scontro con i sostenitori dell'arte verdiana, vista come baluardo di una tradizione contrapposta all'incalzare della cosiddetta “Musica dell'Avvenire”. Le solite faccende, vecchie come il Teatro stesso. In realtà Mefistofele è creatura di Boito, c'è davvero tutta la sua poetica in quelle pagine: il concetto del dualismo, per cui in ognuno c'è il Male e il Bene, la parola usata come caleidoscopio di suggestioni e di emozioni, il gusto dell'orrido, la redenzione attraverso la Conoscenza (scrivo in maiuscolo perchè la Conoscenza non è solo quella accademica, istituzionale, ma è soprattutto quella che non si insegna ma si scopre man mano e  si intuisce).

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Ha parlato in termini positivi della drammaturgìa boitiana, della musica..quindi perchè la critica ha

spesso attaccato questo melodramma?

 

  • Perchè è troppo bello e profondo per molti ignari. Se si resta in superficie tantissimi spunti possono sembrare ridicoli, pleonastici, retorici. Se ci fermiamo al diavolo con le corna finiamo a Geppo! Se pensiamo al Sabba come a una danza di streghe a cavallo di una scopa è finita, siamo al teatrino delle marionette. Tanto varrebbe allora tornare alle regìe stile Ken Russell con il bambino di Margherita in lavatrice e con i sette nani! Mefistofele si rappresenta per lo più in modo grottesco: bisogna crederci invece e seriamente. Quando siamo in Arcadia ho pensato a un clima sospeso, un pianeta lontano, “il regno delle favole” evocato appunto da Mefistofele ma bello, delicato, elegante, sensuale....come è bellissimo il duetto “Lontano, lontano”.

                                                   Mefistofele

 

Opera in un Prologo, quattro atti e un Epilogo...c'è un punto focale?

 

Sì, per me è il terzo atto, la eccezionale Morte di Margherita. E' un capolavoro nota per nota. Ho pensato a

un vuoto assoluto, una cella ridotta a una rapazzola a terra, un vecchio materasso sdrucito, una sediola da

bambina, due candele, un cuscino. In quel Nulla c'è ancora una volta il Tutto: abbiamo a disposizione un

cast di giovani bellissime voci e grandi artiste, Margherita può dimostrare il suo valore con una delle più

straordinarie scene di pazzia offerte dal melodramma, concluse da una melodia struggente “Spunta l'aurora

pallida” , è un vero banco di prova e infatti tutte le più grandi cantanti hanno amato questo ruolo. Non posso

dimenticare la prima incisione della Caballé con Julius Rudel sul podio, incredibile quello che si sente in

quella scena. Non trascurerei però anche l'Epilogo, in quei pochi minuti c'è una sorta di Walhalla che crolla,

la fine di Mefistofele è commovente forse ancor più della fine di Margherita. E' il naufragio di un eroe,

negativo certo ma eroe comunque: Capaneo nell'Inferno di Dante. “Trionfa il Signor, ma il reprobo fischia!”

...e quando si arriva a quel grido sull'Ave possente del Coro è inevitabile la commozione .

 

 

 

Ha scelto una particolare ambientazione? Ha cambiato l'epoca, i luoghi?

 

  - No, perchè? Si può fare tutto e si fa di tutto ma non ne vedo la necessità in questo caso. Io amo e credo  

nel Mefistofele di Boito, adoro Goethe, non sento il bisogno di trasferire tutto su una metropolitana o tra le

dune popolate dai simpatici (si fa per dire) jihadisti! Trovo troppo facile riferire questo capolavoro ai “diavoli”

dei nostri tempi così poco geniali. Lasciamo i vari Mefistofeli in parlamento o ospiti di Porta a Porta...non li

trovo degni della musica meravigliosa di Boito. Siamo a Francoforte, vedremo la Domenica di Pasqua, lo

studio di Faust, vedremo nell'Epilogo le duecentocinquanta voci convocate per questo grande evento al

Verdi di Pisa, ho cercato di far vivere a me stesso e a tutti coloro che verranno in teatro un sogno .Quando

si ha “riconoscenza” per un'Opera...bisogna innanzitutto riconoscerla.

 

(Intervista a cura  di Valeria  Della Mea)

 

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