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ATTENZIONE AL REPERTORIO!
Giovedì 27 Agosto 2020 10:05

 

      canto_1


Uno dei principali problemi per un cantante, non solo alle prime armi, che voglia iniziare una carriera (o persino uno studio serio) è l’individuazione del suo REPERTORIO. Sembra l’uovo di Colombo ma non deve stupire il fatto che moltissimi cantanti lirici di tutte le età abbiano delle enormi difficoltà nell’individuare il PROPRIO repertorio e quindi indirizzare lo studio verso una giusta collocazione musicale.

Intanto sfatiamo qualche mito e qualche inutile leggenda :

  1. 1. Le voci DRAMMATICHE , VERE, AUTENTICHE, si contano sulle dita di una mano. Quando vedo qualcuno presentarsi come soprano drammatico o tenore drammatico…già inizio a vacillare. In tutto un secolo, parliamo del Novecento, mi sento di poter attribuire il titolo di tenore drammatico ai soli: Lauritz Melchior e Jon Vickers  per quanto riguarda il repertorio wagneriano, Mario Del Monaco per quanto riguarda Verdi e Puccini. STOP. Non me la sento di ascrivere altri, nonostante molti importanti nomi. Per quanto riguarda i soprani certamente Kirsten Flagstad, Astrid Varnay, Birgit Nilsson e forse includerei Ghena Dimitrova. FINE.

                melchior


  1. 2. Non si deve confondere l’accento con la grana della voce. Bergonzi, Lauri Volpi, Pertile, la Ponselle, la Callas , Corelli, arrivando all’attuale Kaufmann, Netrebko, hanno sicuramente saputo “accentare” in maniera drammatica i loro ruoli, dando credibilità ai personaggi…ma è  questione di fraseggio non di VOCE. Non sono voci drammatiche .


3. Una voce “drammatica” ha prima di tutto un peso specifico importantissimo : volume,

spessore, armonici, omogeneità in due ottave piene, la cosiddetta “colonna di fiato” che si

apprezza sia nelle note gravi che sugli acuti. Tra i baritoni abbiamo molte voci drammatiche

importanti: da Granforte a De Falchi,G. Guelfi, Carroli, McNeil, voci con una precisa

caratura, un peso specifico particolare, fuori dal consueto.

Attenzione: la voce drammatica non lo è per virtù di spinta o di forzatura. L’esatto contrario.

Più si spinge e più una voce va indietro: una vera voce drammatica vede fluire un fiume in

maniera naturale, morbida e possiede spesso meravigliose mezzevoci se sa modulare e ha

studiato in tal senso.


                  gigli

                   Beniamino Gigli


 

  1. 4. Il repertorio giusto non si inventa ma si deve individuare con molta intelligenza. Non è affatto vero che una voce inizialmente lirica via via, col passare degli anni, diventa drammatica. E’ una sciocchezza colossale. Ogni voce ha il proprio destino vocale. Pavarotti, per parlare di una delle più straordinarie vocalità liriche mai esistite, cominciò con Rigoletto, Puritani, Favorita e finì con Aida, Andrea Chénier e persino Otello ma in virtù della sua TECNICA. I migliori risultati sono senz’altro in Elisir, Rigoletto, Traviata, Bohème, Ballo in maschera …cioè nel repertorio lirico, lì è il PRIMO.                                                      

  2. 5. Oggi assistiamo al fenomeno della confusione generalizzata: soprani leggeri alle prese con ruoli drammatici, tenori tutt’al più lirici che sognano di cantare Pagliacci e Otello. Kurosawa disse che l’uomo diventa un genio quando sta sognando, ecco sì…non bisogna confondere i sogni con la realtà. E non bisogna confondere l’accento, il fraseggio anche appassionato e focoso , con il peso specifico, la caratura del proprio strumento.
  3. Ci sono delle eccezioni, quindi interpreti eccezionali che possono derogare. Uno di questi fu Caruso, un altro Gigli, quello che io chiamo “il Re dei Tenori”. Gigli cantava Elisir d’amore e Pagliacci al tempo stesso, ed era assolutamente credibile in entrambi i ruoli, pur avendo di base una voce lirica, chiara ma sapeva modularla, e in virtù d’un canto “sul fiato” come pochi, poté rendere credibili le larghe frasi drammatiche che il repertorio verista richiede.       

  4. 6. Non basatevi MAI sui cantanti eccezionali, sui fenomeni. Ha fatto più danni (involontariamente) la Callas che un plotone di maestri di Canto squinternati. La Callas , come mi disse Di Stefano (lasciandomi di stucco) , fu un soprano “di coloratura “ in realtà, ma seppe modulare la voce come nessun’altra e utilizzare gli accenti drammatici in maniera perfetta. Con quelli ingannò tutti e poté cantare Norma, Puritani e al tempo stesso Parsifal, Walchiria, Tosca.

              Callas_severa      Maria Callas


  1. 7. Come si individua il proprio repertorio? Intanto facendosi ascoltare da chi ha competenza in materia e buone orecchie: il Vostro orecchio interno potrebbe portarvi fuori pista. Chi sente una voce grande “dentro di sé” è facilissimo che abbia una voce piccola fuori, per gli altri. Dopodiché se un’aria pesa, se un ruolo affatica…è persino lapalissiano che sia un ruolo poco adatto al proprio repertorio. Ma attenzione: ci sono ruoli che sembrano facili solo perché sono brevi, vedi Turandot. Vedo un pò troppe Turandot leggere, camuffate da drammatici. E troppi Otelli “di giornata” .

                    Mario-Del-Monaco-Otello-1957

 
CANTARE INTONATI :IL MINIMO.
Giovedì 20 Agosto 2020 10:19

                                           stonata-vietato-cantare

 

Sembra incredibile ma uno dei fattori base del Canto, imprescindibile, è anche uno dei più trascurati: l’INTONAZIONE. Ogni giorno vediamo pubblicare su Instagram o su Facebook un quantitativo scandaloso di brani platealmente stonati. Si osservano i volti compiaciuti e compresi , fieri della propria “stonazione” , quasi avessero raggiunto nuovi traguardi. Al che vien da porsi più di qualche domanda: sono stonati o sordi?

L’intonazione alla fin fine è un effetto percettivo legato al variare dell’altezza del suono e , a meno che uno non abbia dei clamorosi problemi di udito, non dovrebbe precipitare nel baratro della stonazione o stonatura. Eppure…il fenomeno è diventato drammaticamente frequente e i social lo accentuano in maniera impietosa.

Intonare un suono vuol dire CENTRARLO non andarci vicino. Immaginate i vecchi tiri a segno , quelli con le freccette da lanciare contro un cerchio in polistirolo graduato: al centro 100 punti, poi via via sempre meno fino a 0 punti quando si esce dai cerchi concentrici. Cantare bene vuole dire centrare SEMPRE il centro della nota e ho constatato che chi stona è generalmente qualcuno che non ha collocato la voce nella giusta posizione: in pratica, se non “centri” il focus vocale , non centri nemmeno l’intonazione.

Ci sono cantanti famosissimi eppure abbastanza stonati. Per non impermalosire nessuno ne ricorderò uno ormai defunto, il baritono Kostas Paskalis , che fece una eccezionale carriera nei massimi teatri del mondo. La voce era grande e di bellissima qualità, aveva un fraseggio classico, nobile e la sua specialità erano le mezzevoci , che elargiva con generosità nei grandi ruoli verdiani , da Rigoletto a Macbeth, Don Carlos de Vargas ne La forza del destino e così via. Stonava a più non posso , quando meno te l’aspettavi: nel “Veglia o donna” diretto da Giulini all’Opera di Roma o in altri punti del Rigoletto era capace di permanere quel quarto di tono sotto, sufficiente a produrre un effetto davvero fastidioso (almeno per le mie orecchie). La tecnica di Paskalis era sicuramente ottima ma si vede che la posizione del suono, in fase di studio, non fu perfettamente  centrata e il baritono non se ne avvedeva. Intendiamoci: non tutti riescono a rilevare una “calata” di un quarto di tono o ancora meno, però non si può contare sempre sui limiti uditivi altrui per imporre i propri limiti vocali. Almeno NON a quei livelli.

La cattiva intonazione è come uscire da un binario. Ci sono molti che proseguono imperterriti, dall’inizio alla fine dell’aria. Ricordo una registrazione terrificante di Ljuba Welitsch nel Ballo in maschera (“Morrò ma prima in grazia”) dove la lotta con il violoncello solista è imbarazzante o il baritono Scandola (altra voce imponente) che nel “Corsaro” di Verdi non ne volle sapere di imbroccare le note esatte.

A fronte di un deciso miglioramento del fattore intonazione nei cantanti professionisti , ai giorni d’oggi, c’è un peggioramento nel pubblico, molto meno allenato a giudicare note stonate da note esatte. Passano cose da non credere e persino tra applausi : una recente Aida eseguita in Sicilia ha dell’incredibile sotto questo profilo, tanto da far pensare a una scelta precisa, quasi a un marchio di fabbrica. Ricordo la battuta di uno spettatore all’Opera di Stato di Vienna , seduto in platea , che reagì con questa frase ai numerosi fischi provenienti dai loggionisti dei posti in piedi: “Ho pagato 500 scellini per questo posto, non voglio ascoltare i vostri fischi!!” . La cantante fischiata era il famoso soprano Molnar -Talajich , altra voce enorme ma incline alla stonazione (per di più con oscillazioni di almeno una terza abbondante, effetto ondaflex). La frase dello spettatore in platea fa capire che quando paghi un biglietto salato NON tolleri che le cose possano andare male e sei persino disposto a digerire qualsiasi cosa. In sostanza non vuoi sputarti in faccia. Ma l’intonazione è un fattore fisso, quella è e quella dovrebbe restare.

 

intonazione1

 
A CAGLIARI TANTI GIOVANI BRAVI, I NOMI NON SONO DI GRANDE UTILITA'."
Sabato 08 Agosto 2020 21:38

colabianchi1


Nuovo sovrintendente da poco del Teatro Lirico di Cagliari, Nicola

Colabianchi non ha mai fatto parte del cosiddetto “cerchio magico” dei 

dirigenti di vecchia data, quelli che invariabilmente si ritrovano nel carosello

delle nomine. Direttore d’orchestra, compositore, pianista, librettista, ha

studiato con illustri docenti quali Giuseppe Patané per la direzione

d'orchestra e composizione con Guaccero, Renzi, Marinuzzi a Santa Cecilia. 

La sua breve esperienza come direttore artistico dell’Opera di Roma, da molti

osteggiata, non lo ha affatto scoraggiato, né le sue determinate prese di 

posizione contro un “sistema” di cui ha sempre posto in rilievo le numerose

manchevolezze. La sua tranquillità nel giudizio, sempre pacata, e l’aristo-

cratico distacco che lo contraddistinguono caratterialmente lo hanno visto

nella classica posizione defilata degli uomini “per bene”, privi cioè di quella

arroganza e quell’arrivismo che purtroppo si notano in altri e in svariati

settori.

Non appena nominato a Cagliari si è ritrovato addosso l’incubo del virus e dei

suoi controversi protocolli.

 

 Come ci si trova dover navigare a vista , in una fase tanto difficile per tutti i

teatri italiani?

 

 “ Intanto qui a Cagliari abbiamo il grande vantaggio di uno spazio

all’aperto accanto al Teatro, il Parco della Musica, che consente di

realizzare molti concerti per un folto pubblico. Già dalla metà di luglio

abbiamo avviato un Festival estivo, che proseguirà anche durante il

mese di settembre. Siamo riusciti, rispettando i protocolli, a far entrare

500 persone a concerto, quindi riavviando l’attività. A giugno abbiamo

realizzato dei concerti on streaming per allenare l’orchestra e

mantenere quell’amalgama che i mesi di interruzione avevano messo in

pericolo.”


Ma dopo l’estate cosa accadrà , hai una previsione in merito?

 

 “ Dipende tutto dalle limitazioni che ci verranno imposte.Per ora siamo

200 ingressi al chiuso, che è pochissimo. I fattori in ballo sono

parecchi: superficie, volumetria, impianti di aerazione, gli ingressi e il

deflusso del pubblico, insomma sapere cosa e come sarà possibile

agire per la sicurezza degli spettatori. Dopodiché il problema della

valutazione sui titoli in programma, poiché distanziamento e misure di

sicurezza valgono anche per chi agisce sul palco. In buca , per

esempio, abbiamo il problema dei leggii che ora sono uno per ogni

professore (parlo degli archi, che prima ne avevano uno per due

professori). Con le nuove norme in buca non entrano più 70 o 80

persone. Dobbiamo ripensare la programmazione, quindi titoli con

esecutori in numero più contenuto da eseguire in forma scenica e titoli

dagli organici più massicci da eseguire in forma oratoriale. Inoltre c’è il

problema di riprendere i titoli saltati durante il periodo di chiusura

generale, è una cosa a cui tengo molto perché gli impegni vanno

onorati. Per esempio West Side Story di Bernstein, che è un titolo

assolutamente peculiare, come fai a non riproporlo? Cercheremo di far

slittare i titoli al prossimo anno, fermo restando che io sento anche il

dovere di dare un’impronta personale alla stagione. Quindi cercheremo

di equilibrare questi due aspetti.”


Insomma sei un pò in mezzo al guado…

 

 “Esattamente così. La decretazione avviene seguendo ritmi che non

sono quelli teatrali. Comunque finora siamo rimasti a galla e ce la siamo

cavata egregiamente.”


E’ un momento difficile per molte Fondazioni, dopo la nota inchiesta di Torino

e le successive interrogazioni parlamentari. Tu che ne pensi ?

 

 “E’ una questione annosa , di cui mi sono anche occupato in passato.

Per quanto riguarda le indagini non è la prima volta che si verificano e

io, come garantista, attendo i tempi della Giustizia. Se ci sono dei

colpevoli vanno puniti senz’altro, cosicché certi fenomeni non si

verifichino più in futuro. Riguardo le agenzie in generale io tendo a far

lavorare tutti, senza alcuna preclusione ma soprattutto faccio

tantissime audizioni. Le audizioni, che hanno avuto molto successo, mi

hanno fatto trovare voci molto interessanti ed è su questa strada che

intendo proseguire. Oggi nei Teatri c’è la tendenza a voler trovare

“giovani, giovani, giovani” …va bene, giusto ma dico io : vanno trovati i

giovani bravi . Quindi il mio obiettivo è ascoltarli, cercarli e infine

trovarli. Ora riprenderò le audizioni, perché gli artisti talentuosi ci sono

e ce ne sono tanti. Non è necessario essere famosi per essere bravi.”


Giusta considerazione, è quello che dico spesso anch’io. C’è la mania di

vincere facile con il cosiddetto “nome” , tutto questo per quanti spettatori in

più?

 

 “ Ma li fai poi veramente questi spettatori in più? Parliamoci in maniera

chiara: il fenomeno del divismo nell’Opera è molto limitato. Il grande

nome di trent’anni fa era conosciuto da tutti, ma il grande nome di oggi

è per una cerchia molto stretta. Se pensiamo alla notorietà di un

Pavarotti, della stessa Ricciarelli, rispetto a molti nomi di oggi, non c’è

paragone. Forse la Netrebko, ma mai arrivando a quei livelli. Per non

parlare poi dei grandi nomi di un passato ancor più remoto: la Tebaldi,

la Callas ma persino la Stella era conosciuta da tutti. Io ricordo che i

rotocalchi di allora mostravano dei servizi su Antonietta Stella che

prendeva l’aereo per andare a New York e debuttare al Metropolitan,

oggi sarebbe impensabile. Non sono un lettore di rotocalco ma non mi

sembra di ravvisare lo stesso tipo di interesse.”



Motivo per cui il nome oggi si costruisce sul palcoscenico…

 

 “Eh sì, ci vuole tempo. Quando ero direttore artistico all’Opera di Roma

ci fu un cantante (non faccio nomi) che mi chiese 30.000Euro a recita. Io

dissi a lui : ‘ Se Lei dovesse fare un concerto per canto e pianoforte

quanti verrebbero ad ascoltarLa?’ , mi rispose che sicuramente 200

persone sarebbero venute e io di rimando : ‘ E io come faccio a pagarti

30.000Euro per duecento persone di pubblico?’. La Ricciarelli di 40 anni

fa avrebbe portato 3000 persone in sala, non c’è proporzione tra il

richiamo dato dal nome e i compensi richiesti.”



Vogliamo tentare una previsione ottimistica per il 2021, magari Covid-free?

 

 “Voglio essere ottimista e sperare che si possa riprendere il prima

possibile, almeno qui in Italia. Il vero problema è che il decorso di

questa pandemia è incerto e investe tutto il mondo, quindi vi saranno

artisti provenienti da zone più infettate, quarantene ulteriori. Penso per

esempio al mercato americano che sarà in grande ritardo comunque ,

forse oltre la prossima primavera. Certo se ne dicono di cose: il virus

doveva sparire con il caldo e non mi pare sia così, altri parlano di

ritorni, insomma…non ci resta che attendere, fiduciosi e speranzosi.

Una cosa voglio aggiungere e ci tengo molto: il pubblico di Cagliari ha

avuto un atteggiamento molto positivo nei confronti del Teatro. C’è chi

ha rinunciato al rimborso del proprio abbonamento, dimostrando una

grande comprensione per i problemi che abbiamo tutti, sento un grande

sostegno e questo per me è molto importante. Sono riuscito a

programmare una serata di danza trovando coppie di ballerini, nell’arte

come nella vita, quindi senza il problema del distanziamento. E’ un pò

più difficile fare le opere con moglie e marito.”


Ci sarebbero Netrebko e marito…

 “Ecco sì…ma costano un pò troppo.”


Hai ereditato un Teatro con i conti in ordine, grazie al lavoro svolto da Claudio

Orazi con la consueta competenza e attenzione al suo risanamento…

 

 “ Verissimo. Orazi ha fatto un lavoro egregio, ho trovato un teatro sano

con i bilanci in attivo. C’è volontà di lavorare, di crescere, ci sono tutte

le premesse per un ottimo lavoro.”


Colabianchi3

 


ENGLISH TRANSLATION


New general director of the Cagliari Opera House, Nicola

 Colabianchi has never been part of the so-called "magic circle" of the gods

 longtime executives, those who invariably find themselves in the carousel

 of appointments. Conductor, composer, pianist, librettist, ha

 studied with distinguished teachers such as Giuseppe Patané for the direction

 orchestra and composition with Guaccero, Renzi, Marinuzzi in Santa Cecilia.

 His brief experience as artistic director of the Rome Opera, by many

 opposed, it did not at all discourage him, nor his determined holds of

 position against a "system" of which he has always emphasized the numerous

 shortcomings. His tranquility in the judgment, always calm, and the aristo-

 cratic detachment that distinguish him temperamentally have seen him

 in the classic secluded position of "decent" men, that is, without that

 arrogance and that achievement that unfortunately can be seen in others and in many

 sectors.

 

As soon as he was appointed to Cagliari, he found himself in the nightmare of the virus and the

 its controversial protocols.


How do you feel having to navigate on sight, in such a difficult phase for all Italian

theaters?

 "Meanwhile, here in Cagliari we have the great advantage of an outdoor space next to the Theater, the Parco della Musica, which allows for many concerts for a large audience. Already in mid-July we have started a summer festival, which will also continue during the month of September. We were able, respecting the protocols, to bring in 500 people to concert, thus restarting the business. In June we created streaming concerts to train the orchestra and maintain that amalgam that the months of interruption had put in danger. "

 

But what will happen after the summer, do you have a prediction on this?

 “It all depends on the limitations that will be imposed on us. For now we are 200 indoors, which is very little. There are several factors at stake: surface, volume, ventilation systems, the entrances and outflows of the public, in short, knowing what and how it will be possible to act for the safety of spectators. Then the problem of the evaluation of the scheduled titles, since distancing and security measures also apply to those who act on stage. In the pit, for example, we have the problem of the lecterns which are now one for each professor (I am talking about the arches, which previously had one for two professors). With the new rules in the hole no longer 70 or 80 people enter. We have to rethink the programming, so titles with a smaller number of performers to be performed in scenic form and titles with more massive staff to be performed in oratorial form. In addition, there is the problem of resuming the titles missed during the general closing period, it is something that I care a lot because commitments must be honored. For example, Bernstein's West Side Story, which is an absolutely peculiar title, how can you not bring it back? We will try to postpone the titles to next year, it being understood that I also feel the duty to give a personal touch to the season. So we will try to balance these two aspects. “

In short, you are a bit in the middle of the ford ...

 "Exactly like that. The decree takes place following rhythms that are not theatrical ones. However, so far we have remained afloat and we have managed very well. "

 

It is a difficult time for many foundations, after the well-known Turin investigation and subsequent parliamentary questions. What do you think about it ?

 "It is a long-standing issue, which I have also dealt with in the past. As for the investigations, it is not the first time that they have taken place and I, as a guarantor, await the times of Justice. If there are culprits, they must be punished without any further ado, so that certain phenomena do not occur again in the future. Regarding agencies in general, I tend to make everyone work, without any foreclosure but above all I do a lot of auditions. The auditions, which were very successful, made me find very interesting voices and it is on this path that I intend to continue. Today in theaters there is a tendency to want to find "young, young, young" ... okay, right but I say: good young people must be found. So my goal is to listen to them, look for them and finally find them. Now I will resume the auditions, because there are talented artists and there are many. It is not necessary to be famous to be good. "

 

Right consideration, that's what I often say too. There is a mania to win easy with the so-called "name", all this for how many more spectators?

 “But are you really doing these extra spectators? Let's talk clearly: the phenomenon of stardom in the Opera is very limited. The great name of thirty years ago was known by everyone, but today's great name is for a very close circle. If we think of the notoriety of a Pavarotti, of Ricciarelli herself, compared to many names today, there is no comparison. Maybe Netrebko, but never reaching those levels. Not to mention the great names of an even more remote past: Tebaldi, Callas but even Stella was known by everyone. I remember that the magazines of the time showed reports on Antonietta Stella who took the plane to go to New York and debut at the Metropolitan, today it would be unthinkable. I'm not a rotogravure reader but I don't seem to see the same kind of interest. “

Reason why the name is built on the stage today ...

 “Yes, it takes time. When I was artistic director at the Opera di Roma there was a singer (I don't mention names) who asked me for 30,000 Euros per performance. I said to him: 'If you were to do a concert for singing and piano, how many would come to listen to you?', He replied that surely 200 people would come and I would send back: 'And how can I pay you 30,000 Euros for two hundred people in the audience? ? '. The Ricciarelli of 40 years ago would have brought 3,000 people into the room, there is no proportion between the appeal given by the name and the fees required. "

 

Do we want to try an optimistic forecast for 2021, perhaps Covid-free?

 

“I want to be optimistic and hope that we can recover as soon as possible, at least here in Italy. The real problem is that the course of this pandemic is uncertain and affects the whole world, so there will be artists from more infected areas, further quarantines. I am thinking for example of the American market which will be very late anyway, perhaps beyond next spring. Of course they say things about it: the virus was supposed to disappear in the heat and I don't think so, others speak of returns, in short… we just have to wait, confident and hopeful. One thing I want to add and I care a lot: the public of Cagliari had a very positive attitude towards the theater. There are those who have renounced the reimbursement of their subscription, showing great understanding for the problems we all have, I feel great support and this is very important to me. I managed to plan a dance evening by finding pairs of dancers, in art as in life, therefore without the problem of distancing. It is a little more difficult to do the works with a wife and husband. "

 

There would be Netrebko and her husband ...

 "Well yes ... but they cost a little too much."

 

You have inherited a theater with the accounts in order, thanks to the work carried out by Claudio Orazi with the usual competence and attention to its restoration ...

 " Very true. Orazi did an excellent job, I found a healthy theater with positive budgets. There is a will to work, to grow, there are all the conditions for an excellent job. "

 
SENZA ORECCHIO, NON SI CANTA!
Lunedì 03 Agosto 2020 20:22
                            Giuseppe_Taddei4
                             Giuseppe Taddei

E' giusto essere molto chiari su questo punto. In ogni gola nasce il suono, ovviamente, ma il suono vocale non è cosa tangibile , non proviene dal percuotere un tasto o pizzicare una corda. Il suono vocale, proprio perché non tangibile, può essere "manipolato" quindi compiuto, bello o brutto che sia, solo dal nostro pensiero coordinato da una serie di "stratagemmi", chiamiamoli come vogliamo, messi in funzione tra loro. Una serie di "equilibri" , per essere più esatti, molti dei quali dettati da madre natura e altri determinati
da una tecnica. Più si diventa "naturali" nel Canto e meglio sarebbe. La cosiddetta "impostazione" alla lunga stufa e dà luogo a voci anche stupende ma tutte un pò uguali e tutte un pò artificiose. Non è un caso che i cantanti più amati e leggendari siano caratterizzati da voci non lontane dalla chiarezza del parlato, vedi Gigli, Di Stefano, Pavarotti, Carteri, Raimondi, Cappuccilli, Tebaldi, Schipa , Aragall, Carreras e potrei continuare a lungo.
I grandi cantanti emettono i loro suoni meravigliosi in virtù di uno studio lungo e continuo, che vuol dire continua ricerca e per raggiungere i loro risultati pongono in perfetto equilibrio una serie di fattori: fiato a sostegno del suono, posizione del suono medesimo e capacità di dare SENSO al fraseggio, la cosiddetta "interpretazione". SOPRA a tutti questi fattori regna sovrano l'ORECCHIO.Chi non ha buon orecchio non sarà mai un grande cantante, ma non perché stonerà, bensì perché non saprà creare quel magico, meraviglioso equilibrio che solo il proprio orecchio potrà governare. Per raggiungere la serenità del Canto, la morbidezza, la facilità (propria delle grandi voci) bisognerà quindi non allontanarsi dalla naturalezza, e la tecnica serve appunto a cantare con naturalezza (apparente e al tempo stesso reale). Si torna sempre allo stesso punto.
                   

                                          Giuseppe_Taddei

Il grande Taddei, il mio maestro, aveva studiato seriamente il Canto solo per pochi mesi, per di più rifiutandosi di fare i vocalizzi con la sua insegnante di Genova, la signora Lussi.Debuttò a 16 anni e continuò fino a 90 anni e passa con la voce intatta, cantando in oltre 240 ruoli diversi e totalizzando quasi 8000 recite. Mi diceva sempre che quel che contava era trovare sempre il senso delle parole e che fatto quello la tecnica veniva da sola.Raccomandava di cantare alto ,questo sì, e confessava di avere trovato facilità negli acuti dai 70 anni in su.Una volta a lezione eseguì il do di Salut demeure fortissimo e poi diminuito a zero,ho la registrazione e una volta la trasmisi anche in Rai:aveva quasi 80 anni. Ma per raggiungere quella naturalezza Taddei osservò i grandi colleghi tutta la vita. Il maestro Serafin lo convocò a casa sua quando aveva 20 anni e gli disse:"Oggi viene Gigli a ripassare il Lohengrin, osserva come canta". Taddei seguì tutto il ripasso in religioso silenzio ,poi per conto suo iniziò a imitare il famoso "Mercè mercè cigno gentil" di Gigli.Così imparò a usare quel suono alto, flautato, libero, tutto sul fiato e sulla parola.Potenza dell'orecchio! Torniamo sempre lì:bisogna avere un orecchio speciale e il senso del suono LIBERO dalle contrazioni della gola. Io non demonizzo la gola, le corde vocali sono in gola, non sono così sciocco.La gola va in un certo senso liberata dalle contrazioni, dalla tentazione di usarla per...?? Per rovinarsi. La gola va superata, diciamo pure va ignorata. Kraus mi diceva:"Io guardo la mia voce, al di fuori di me".Usare gli occhi, piuttosto che la contrazione della gola. Tutto qui. Facile vero? Una parola.
 


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